È incredibile il numero delle Morti Evitabili in Italia, un totale di 150.000, (2 su 3 riferiti al sesso maschile), identificati come casi di morte intervenuti nelle classi di età tra gli 0 - 74 anni e che potrebbero essere efficacemente contrastati con interventi di sanità pubblica, centrati sulla prevenzione primaria, secondaria e l’assistenza sanitaria.

Sul totale,52.000 morti, sono causate da stili di vita inappropriati come il tabagismo, l’alcolismo e l’alimentazione scorretta; per le donne, sono i tumori a determinare 17.000 morti evitabili, poiché correlate a neoplasie trattabili e guaribili se diagnosticate precocemente; mentre 36.000 Morti Evitabili, sono riferite alla carente gestione assistenziale dei pazienti cronici.

Macabri numeri emersi dal report 2016 MEV(i), Morti Evitabili con intelligenza, pubblicati in questi giorni sul sito www.mortalitaevitabile.it. Le analisi elaborate dalla Nebo Rice PA, società accreditata nella ricerca sanitaria e scientifica, hanno lo scopo di trasformare il dato grezzo, in modelli di indicatori, strumenti utili alla consapevolezza di cittadini e operatori sanitari e di supporto, per chi ne ha responsabilità, alle decisioni sulle politiche sanitarie.

L’indagine si riferisce alle morti evitabili registrate nel periodo 2013 pubblicate a dicembre 2015 (dati ISTAT). Ogni Regione italiana e provincia è stimata in GIORNI di VITA PERDUTI (GdVP) pro-capite, le differenze sono tangibili, il dato migliore è per la provincia di Ascoli Piceno con 13,68 (GdVP), il peggiore è per Enna con 27,04 (GdVP).

Le morti che hanno un notevole impatto in età giovanili come gli incidenti stradali e i suicidi, hanno incidenza elevata al centro nord. I tassi dei suicidi e lesioni autoinflitte per 100.000 abitanti nel triennio 2011-2013, hanno un triste primato nei giovani maschi nella regione Sardegna e in alcuni territori del nord-Italia come Sondrio e Biella.

Tra i tassi per le morti per tumori evitabili, MEV(i) 2016 descrive l’andamento epidemiologico nel triennio 2011-2013 per i tumori della mammella, utero e apparato polmonare che sono di particolare interesse e riflessione; le differenze distributive tra questi tumori in alcuni casi sono caratterizzate da specifici andamenti geografici, in altri invece, appaiono del tutto indipendenti.

Complessivamente in generale, le 10 posizioni migliori sono tutte distribuite nel centro-nord Italia, la fotografia delle Morti Evitabili, rilevano una variabilità territoriale e geografica dei vari fenomeni molto significativa, specialmente considerando l’offerta di servizi di sanità pubblici.

Di rilievo i dati percentuali, sulla tavola riepilogativa del triennio 2011-2013, Morti Evitabili in relazione a 3 tipologie d’intervento sanitario: prevenzione primaria, diagnosi precoce e terapie, igiene e assistenza sanitaria. Le percentuali sul totale delle Morti Evitabile, riferite ai mancati interventi assistenziali incidono nel triennio esaminato, per i maschi del 34,2%, per le donne del 35,1%.

Ancora una volta, sono gli stessi numeri, a indicare quali sono i reali bisogni di salute della popolazione. Paradossalmente sono azioni e scelte programmatiche con il miglior rapporto costo-beneficio per la salute dei cittadini, sono interventi sanitari rivolti all’educazione, alla diagnosi precoce allo sviluppo e implementazione dell’assistenza alle cronicità, che vedono il riconoscimento del ruolo e competenze degli infermieri in ambito familiare e di comunità e della molteplice ricchezza di tutte le professioni sanitarie.

Avendo da poco compiuto il mio 56° anno di età, leggendo il rapporto MEV(i), per ora credo di averla scampata; ma pensando ai miei ipotetici futuri 19 anni e a quelli del resto della popolazione italiana, prevedo che se la politica sanitaria non affronterà i problemi con pragmatismo senza lasciarsi fuorviare da false demagogie, il destino ci regalerà un gioco, quello della roulette russa.

Fonte

Per dettagli delle analisi e dati precisi leggere:

www.mortalitaevitabile.it