Nursind: è lodevole la proposta del Collegio IPASVI di Pisa sul Codice deontologico dell’infermiere ma è una proposta tutta interna all’IPASVI indipendente dalle iniziative del sindacato rappresentativo degli infermieri, Nursind.

 

Leggiamo nei social media che l’iniziativa del Collegio IPASVI di Pisa di disapplicare in sede locale l’art. 49 del Codice deontologico dell’infermiere e proporne a livello nazionale uno nuovo sarebbe strumentale a un attacco di Nursind alla Federazione Ipasvi.

Ci preme ricordare, ai chi avesse rimosso l’Anno Domini 2014, che Nursind le proprie battaglie le conduce sempre in prima persona mettendoci la faccia e dichiarandosi apertamente. Per queste persone abbiamo scritto “Il riformatore e l’infermiere, il dovere del dissenso” di Chiara D’Angelo Edizioni Quotidiano Sanità (Clicca)

Voler far passare come iniziativa Nursind quanto deciso dal direttivo IPASVI di Pisa denota la volontà (strumentale alla linea di pensiero conservatrice della Federazione Ipasvi?), a nostro parere, di sminuire la portata della decisione tutta interna all’IPASVI.

Che Nursind sia per l’abolizione dell’art. 49 del Codice deontologico e a favore di una sua revisione complessiva è noto da tempo tanto che lo scorso anno abbiamo dedicato a questo tema la giornata internazionale dell’infermiere (Clicca). E anche quest’anno ribadiamo, sempre per il 12 maggio, l’invito alla Federazione Ipasvi di abrogare l’art. 49 perché ce lo chiedono i colleghi, è dannoso ai cittadini, è funzionale agli interessi della dirigenza e rappresenta una legittimazione delle politiche di taglio di risorse al sistema salute. Inoltre, perché è l’avvallo professionale a una nuova forma di schiavitù.

Tutte cose già dette da noi ben prima di questa iniziativa. Gli infermieri che rappresentiamo ci chiedono di superare le carenze e i disservizi del sistema e non di compensarli!

Parlare di “attacco di Nursind alla Federazione Ipasvi” significa essere funzionali alla politica della stessa Federazione che non accetta il dialogo e minaccia sanzioni disciplinari a chi osa esternare un pensiero diverso (per tutti citiamo il "caso Gostinelli": Clicca).

Quanto proposto dal direttivo IPASVI di Pisa è invece, a nostro parere, un atto di reale partecipazione alla vita professionale. A noi sembra che i colleghi di PISA non si siano accontentati - come invece fanno molti – di sedersi nelle comode e remunerate poltrone dell’Ipasvi a curare gli interessi del sistema autoreferenziale ma abbiano colto il grido di dolore del loro popolo e si siano attivati per traghettarli nella terra promessa di una maggiore autonomia e valorizzazione professionale, principi coerenti con il loro mandato.

Quella del Collegio IPASVI di Pisa, come l’abbiamo letta dalle dichiarazioni del suo Presidente, non ci sembra una iniziativa sovversiva bensì propositiva che, tra l’altro, è in linea con quanto dichiarato dalla neo presidente Mangiacavalli il 21 marzo 2015: “tra gli obiettivi c’è poi l’aggiornamento del Codice deontologico”. Cosa dovrebbero fare i Collegi Ipasvi se non farsi portavoce delle istanze della comunità professionale che li ha votati? Perché negare a questi colleghi la possibilità di proporre qualcosa di alternativo all’attuale e discuterne apertamente? Dobbiamo sorbirci sempre quello che propongo solo i componenti della selezionata élite come successo per le competenze specialistiche?

Abbiamo anche letto la risposta che la Presidente della Federazione ha dato a questa iniziativa e dobbiamo dire che non ci stupiamo in quanto, come da lei dichiarato a inizio mandato, si muove “in sintonia e continuità con il lavoro svolto nel triennio precedente” dimostrando di non essere una persona aperta al cambiamento e al dialogo. I frutti di questa continuità li stiamo vedendo nella perenne conflittualità con la professione medica e nell’inconcludenza dell’evoluzione professionale.

Governare la professione e gestire il potere è ancora la principale preoccupazione che ci sembra impegni il sistema ordinistico. Chi dice che, per aver espresso come Sindacato rappresentativo degli infermieri quello che pensiamo, attacchiamo l’Ipasvi è funzionale alla gestione del potere e “libertà d’informazione infermieristica” sotto il titolo della testata giornalistica non può che ricordarci la battuta di Enrico Olivieri (Tony Servillo) nel film “Viva la libertà”: “…lei scriverebbe mai la verità sul suo editore? – noi siamo un giornale indipendente; - è vero sulla testata c’è scritto indipendente cioè mentite sin dall’inizio”.