Senza infermieri la salute muore! Non è solo uno slogan azzeccato, ma è scientificamente provato che l’infermiere faccia la differenza nel percorso di salute del paziente, che sia l’ago della bilancia che pende tra la malattia e la salute, tra la vita e la morte.

La prova indiscutibile arriva dallo studio RN4cast, che  abbiamo già ampiamente trattato nei nostri articoli. (The Lancet: Studio RN4CAST su Infermieri ed esiti assistenziali)

Modello di studio già sperimentato negli Usa, è stato adottato anche in Europa: 9 i Paesi della EU più 2 Paesi dell’European Free Trade Association (Svizzera e Norvegia), che hanno dato il via alla ricerca, coinvolgendo 422.730 pazienti di età pari o superiore ai 50 anni, con una dotazione organica di 26516 infermieri. I dati analizzati si riferiscono agli anni 2001-2010, per i ricoveri di due più giorni.

E’ bene ricordare che l’Italia ha partecipato grazie al contributo iniziale di NurSind, ed alla disponibilità della Professoressa Loredana Sasso, professore associato di Nursing, presso il Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di Genova. L’indagine italiana, che ha avuto inizio nel 2103, e che ha avuto la durata di due anni, è stata condotta in 13 regioni ed ha interessato 40 ospedali, 292 unità operative, 3.716 pazienti e 3667 infermieri.

Lo studio pan-europeo è stato il primo a documentare su larga scala, la variabilità, all’interno e tra Paesi, rispetto al nurse to patient ratio, il primo studio ad aver raccolto dati reali e non presi da database amministrativi, al fine di mettere in evidenza la relazione tra quantità e qualità delle cure infermieristiche ed esiti clinici.

Qualsiasi sia stato il Paese preso in considerazione, nonostante meccanismi sanitari, ruoli e condizioni diversi, i risultati non cambiano, l’infermiere fa la differenza sui pazienti, comportamenti, percezioni e risultati clinici misurabili sui pazienti, influenzati direttamente dalle cure infermieristiche ricevute.

I risultati ci mostrano che, ad ogni paziente in più gestito da un infermiere, il rischio di mortalità a 30 giorni dalla dimissione, aumenta del 7%, mentre all’aumento del 10% di infermieri in possesso di formazione accademica, il rischio di mortalità si riduce del 7%. RN4CAST. A Genova la presentazione dei risultati dello studio Italiano (a-genova-la-presentazione-dei-risultati-dello-studio-italiano)

Il numero massimo di pazienti affidati ad un infermiere deve essere pari a 6, mentre in Italia la media è di 9,54 pazienti per infermiere, fino a toccare punte di 11 pazienti per un infermiere, nei nosocomi del Mezzogiorno.

L’optimum è il rapporto 6:1, e lo studio ha dimostrato che negli ospedali in cui almeno il 60 % degli infermieri è laureato, ed il rapporto è il suddetto 6:1, la probabilità di decesso entro 30 giorni dalla dimissione è del ben 30% inferiore rispetto a quanto si verifica in strutture in cui gli infermieri laureati sono inferiori al 30% ed il rapporto pazienti infermieri è 8:1.

Tra i Paesi che hanno contribuito al RN4cast, siamo in possesso dei risultati ottenuti in Svezia.

Il Paese si è sempre interrogato su come poter raggiungere qualità e sicurezza negli ospedali, indici importanti che da una decina di anni sono al centro di numerosi studi.

Definirli non è sempre semplice e, l’infermiere è stata sempre una risorsa sottoutilizzata, meritevole invece di approfondimento così come lo studio ha dimostrato, perché fonte di qualità e sicurezza per il paziente.

Gli infermieri hanno una posizione centrale nel processo di cura, in quanto sono quelli che sono maggiormente a contatto con il paziente, che ne raccolgono i bisogni, è il professionista che collabora con tutte le altre figure professionali, nell’ottica di un approccio multidisciplinare alla malattia, e questo permette all’infermiere di poter guardare al paziente con una più ampia visuale.

RN4cast  in Svezia, dove il SSN è pubblico e garantisce parità di accesso agli utenti, è stato condotto in 67 ospedali, nelle unità operative di chirurgia generale, chirurgia vascolare, ortopedia e medicina. Il campione dei pazienti ha preso in considerazione quelli in età compresa tra i 19 e i 99 anni, con più di cinque giorni di ricovero, ed è stato preso in considerazione il primo dei ricoveri a seguire.

I pazienti sono stati classificati per sesso, comorbidità ed in relazione al tipo di ricovero, se pianificato o meno.

Gli infermieri inclusi nello studio sono stati 10.107, reclutati tramite il Registro svedese degli operatori sanitari. Età medi degli infermieri 39,7 anni, 93% donne ed il 59% con formazione accademica. Anni di lavoro in media 11,4 di cui 9,6 anni nell’attuale posto di lavoro.

I risultati del RN4cast svedese sono sempre i medesimi: l’infermiere è lo snodo cruciale per la salute del paziente. Si è infatti osservato che laddove è più alto il numero degli infermieri, e laddove questi siamo in possesso di un titolo accademico, il tasso di mortalità a 30 gg dalla dimissione è del 26%, così come si abbassa riduce del 23% la probabilità di prolungare la degenza, rispetto a pazienti  curati in ospedali con un terzo in meno dell’organico.

Il numero adeguato di infermieri e la qualità di questi in termini di preparazione, riduce drasticamente i tassi di ospedalizzazione e di mortalità.

Lo studio svedese ha dimostrato come l’infermiere sia un ottimo indicatore di qualità e sicurezza ospedaliera, anche se si ritiene che la mortalità è sicuramente un indice grezzo di qualità anche se importante.

In quest’ottica, il trattato accenna brevemente a come alla luce dei risultati, sarebbe significativo, non soffermarsi sugli errori, ma sviluppare il concetto di “resilienza sanitaria”, di cui l’infermiere è protagonista, in quanto capace di essere forza propositrice nella realizzazione di un sistema sanitario resiliente, capace di adattarsi ad ogni tipo di eventualità, superando ogni ostacolo.

Ed un sistema sanitario resiliente lo si può realizzare solo con un organico adeguato di infermieri preparati.

I risultati dello studio svedese sono quindi stati coerenti con quelli degli altri contesti sanitari, e questo non può far altro che rafforzare quella che ormai è una certezza: senza infermieri non c’è salute, essi sono ottimi indicatori di qualità e sicurezza e figure centrali nel processo di salute del paziente.

In allegato, di seguito, per chi volesse approfondire, il documento originale del RN4cast Svezia.

 

Hospitals, Mortality, Patient safety, Quality of Health Care, Registered Nurses