Il provvedimento sanzionatorio è stato adottato dall'azienda Ulss 6 di Vicenza che ha riconosciuto non veritiero il verbale di accusa. L'ammistrazione ha notificato agli interessati la conclusione e l’archiviazione dei provvedimenti, poichè accusati falsamente. 

Andrea Bottega Segretario Nazionale NurSind: "chi ha accusato ingiustamente ha avuto la pena più alta".

Dieci giorni di sospensione dal lavoro al primario del Pronto soccorso dell’ospedale San Bortolo, Vincenzo Maria Riboni, per la vicenda della cosiddetta «gara degli aghi» su whatsapp. Il dirigente medico è stato sanzionato dal servizio Affari legali dell’Usl 6 al termine di un procedimento disciplinare interno perché, sul verbale in cui denunciava il comportamento dei medici e infermieri che erano finiti sotto inchiesta, sono presenti (secondo quanto accertato dall’azienda) affermazioni non corrispondenti al vero.

Il primario, tramite il suo avvocato Federica Coghetto, annuncia battaglia giudiziaria: «Il provvedimento è già stato impugnato» dichiara la legale. Ma analogo sul fronte opposto è il proposito degli infermieri del sindacato Nursind. «La sanzione conferma la nostra tesi, la gara non è mai avvenuta – dichiara il segretario nazionale Andrea Bottega - faremo presente questo sviluppo alla procura e agli Ordini di medici e al Collegio degli infermieri ».

Il caso prende le mosse dalla cosiddetta «gara degli aghi» al Pronto soccorso, qualche mese fa. Ipotizzata in una chat interna al personale del reparto, nel testo i diretti interessati facevano confronti sugli aghi e le cannule più grossi da usare con i pazienti.

Dopo il procedimento disciplinare su sei infermieri e due medici (concluso con sei archiviazioni e due richiami per uso improprio del telefono aziendale) il sindacato degli infermieri Nursind aveva denunciato il primario ai vertici Usl e in procura.

Secondo Bottega, che accusa Riboni, la vicenda è «inesistente e trarrebbe origine da un verbale falsificato»: lo stesso sindacato nella difesa degli infermieri aveva presentato una registrazione audio dell’incontro avvenuto fra il primario e il personale, prima della denuncia, per dimostrare la discordanza delle versioni. A quel punto anche nei confronti del primario fra giugno e luglio era iniziato un procedimento interno.

La verifica si è conclusa nei giorni scorsi con la sospensione dal lavoro del primario, senza stipendio, per dieci giorni. La sanzione verrà applicata nelle prossime settimane. Ma Riboni non ha intenzione di accettarla: Coghetto, avvocato del foro di Venezia, ha depositato in sede civile al tribunale di Vicenza un ricorso contro la sospensione dal lavoro. Sul tema del provvedimento e della linea di difesa, invece, l’avvocato non entra nel merito.

Cantano invece vittoria i rappresentanti degli infermieri. «La vicenda era inventata e la gara mai avvenuta, ora è dimostrato – sostiene Bottega – i fatti si basavano su dichiarazioni false. Da chi le ha fatte, non siamo disponibili ad accettare lezioni di morale.

E poi c’è la politica: erano intervenuti il governatore Luca Zaia, Jacopo Berti dei 5 Stelle, i deputati del Pd Daniela Sbrollini e Federico Ginato, il sindaco Achille Variati. Avevano chiesto si andasse a fondo in questa vicenda: ecco, ci siamo arrivati e il fatto non è mai avvenuto, è stato montato ad arte». Nelle settimane successive alla diffusione su stampa e tv del caso della presunta gara tutti i medici e gli infermieri coinvolti hanno lasciato il reparto, spostandosi in altri o semplicemente per la scadenza dei contratti, non rinnovati.

«Ora – insiste Bottega - chi pagherà i danni di immagine al Pronto soccorso, all’ospedale San Bortolo e all’intera città? È stato fatto un danno a tutta Vicenza, interverremo in tutte le sedi per far presente questo sviluppo ulteriore nei confronti del primario». Ieri, intanto, Riboni era in procura.

Fonte: corrieredelveneto