La tragedia risale al 13 gennaio scorso, quando un bimbo di Anguillara Veneta, Giovanni Morello, 6 anni, si spense in ospedale a Rovigo, dove si trovava ricoverato da qualche giorno. I consulenti che erano incaricati dalla Procura di fare chiarezza sulla causa della morte e su quanto accaduto nel corso del ricovero hanno terminato il proprio lavoro, mettendolo nelle mani dell'autorità giudiziaria

Se ci fosse stato, in ospedale a Rovigo, il reparto di Chirurgia Pediatrica, molto probabilmente il piccolo Giovanni Morello, sei anni, di Anguillara, non sarebbe morto. Questa la conclusione alla quale sono arrivati, dopo mesi di accertamenti, svolti assieme ai colleghi nominati dai difensori dei medici indagati e dai familiari del piccolo, i consulenti della Procura di Rovigo, che ha lavorato col sostituto procuratore Davide Nalin.

Lo si afferma nella scrupolosa relazione consegnata in Procura, con i medici legali incaricati del lavoro che si sono ritrovati nella mattinata di venerdì 9 settembre. Doveroso precisare come si sia nella fase delle indagini preliminari, quando la cautela è d'obbligo e l'azione penale ancora non è stata esercitata. Secondo i consulenti a uccidere il bimbo è stato uno shock frutto di uno "strangolamento dell'ansa ileale con occlusione intestinale e perforazione della parete intestinale".

Alcuni dei sette medici indagati sono destinati a uscire dal fascicolo aperto dal sostituto procuratore Davide Nalin, per omicidio colposo, in relazione alla morte del piccolo Giovanni Morello, avvenuta il 13 gennaio in Pediatria a Rovigo. Altri vi restano. Il comportamento dei medici che usciranno dall'indagine è assolutamente non censurabile. Diverso il discorso per quanto sarebbe avvenuto nelle fasi conclusive della tragedia, dopo il secondo ricovero del bimbo.

L'iscrizione dei nomi degli indagati era stata un atto in primo luogo a loro garanzia, consentendo ai diretti interessati di partecipare con un proprio consulente al lavoro che gli esperti della Procura erano stati incaricati di svolgere per chiarire le cause della morte del bimbo.

Era stato lo stesso direttore generale dell'Ulss 18 Adriano Compostella, poche ore dopo la tragedia, a ripercorrere il decorso clinico del bimbo. “Il bambino - aveva spiegato - con un blocco intestinale causato da un’influenza intestinale, era stato ricoverato l'11 gennaio. L’ecografia era negativa. Non aveva febbre, non c’era nulla di eclatante e il quadro clinico non era allarmante. Nella notte c'era stato del vomito, il paziente era stato trattato con la flebo, alle 4 del mattino non era grave, l’addome era trattabile. Alle 7 la palpazione all’addome appariva dolente, il bimbo veniva quindi inviato a radiologia, ma non emergeva nessuna perforazione”.

 Improvvisamente, secondo questa ricostruzione, il bambino era diventato meno vigile. Si era preparata tutta l’équipe per l’intervento. Alle 10 l'arresto cardiaco, con un immediato trattamento e disperati tentativi di rianimazione che non sortiscono però l'effetto.

Inevitabilmente anche l'autorità giudiziaria si era messa al lavoro su questa triste vicenda. Come sempre avviene in questi casi lo scopo della Procura è capire se possano essere individuate mancanze o errori - ovviamente non voluti - che se non commessi avrebbero potuto salvare il piccolo. Questo lo scopo della complessa consulenza disposta dal pubblico ministero Davide Nalin, i cui risultati sono finalmente giunti in Procura.

L'idea della Procura è che abbia fatto la differenza, in negativo, la mancanza di un reparto di Chirurgia pediatrica. Mancanza alla quale si sarebbe potuto ovviare, ipotizzano i consulenti dell'autorità giudiziaria, comunque chiamando uno specialista, un chirurgo.

Già la Regione del Veneto, a seguito dell'ispezione disposta dal Governatore Luca Zaia, aveva evidenziato alcune criticità, fornendo un aiuto importante alla Procura. Da parte sua, l'Ulss 18 ha fornito il massimo supporto all'attività dell'autorità giudiziaria, fornendo sin da subito tutto l'aiuto possibile, oltre che il materiale, necessario a fare chiarezza.

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Fonte: Rovigooggi.it