La Maddalena: mentre gravide, popolazione, operatori e amministrazione protestano, il punto nascita rimane chiuso e il destino mostra dritto e rovescio della medaglia

La vicenda che abbiamo raccontato il primo ottobre (Leggi qui) si arricchisce di nuovi elementi che potrebbero in qualche modo smuovere le acque o addirittura congelarle definitivamente.
La MaddalenaA seguito della chiusura temporanea del punto nascite dell'Ospedale Paolo Merlo di La Maddalena conseguente ad una sfortunata concatenazione di eventi che hanno decimato il personale per malattia, la Asl di Olbia ha deciso di sospendere completamente l'attività e di sopperire con il mantenimento parziale nelle diurne, attivando quindi un sistema di pronta disponibilità per le altre ore della giornata.
Alcune cittadine di La Maddalena, prossime al parto, hanno quindi indirizzato una lettera al sindaco chiedendo un impegno forte perchè il punto nascita sia tenuto aperto ed in piena funzionalità appellandosi alla condizione di area disagiata e insulare che la regione, nella delibera del 2 febbraio (Leggi qui) sembrava voler riconoscere come sufficiente per il mantenimento in vita della struttura, almeno fino alla riorganizzazione del sistema emergenza urgenza e l'apertura delle attività della relativa azienda.
L'assemblea nel salone consiliare del ComuneHanno quindi organizzato una manifestazione di protesta che si è svolta il 12 ottobre scorso e che ha visto la massiccia partecipazione della cittadinanza che ha potuto rivolgere direttamente al sindaco le proprie domande, manifestare ansie e paure e chiedere un gesto forte all'amministrazione (Video).    Il sindaco non ha potuto che confermare il suo disappunto e considerato che in tutti gli incontri istituzionali avuti in regione erano state fornite ampie garanzie, ha informato la popolazione di una lettera inviata al prefetto il 30 settembre per denunciare tutto.
Il 14 ottobre, Asl Olbia e Regione hanno fatto sapere che “quanto prima verrà presa una decisione che tenga conto delle esigenze della comunità maddalenina, della programmazione regionale e della sicurezza per mamme e nascituri”. Un modo elegante per far sapere che la voce della protesta era arrivata negli uffici di competenza e che qualsiasi decisione è comunque rimandata all'analisi del testo definitivo di riordino della rete ospedaliera (Leggi il testo). Un documento che non può tornare indietro sui punti fermi che ha voluto stabilire e che prima o poi arriverà al suo corso definitivo; un corso che non prevede deroghe a problemi di mobilità e soprattutto alla questione di sicurezza che prevede un minimo di 500 parti l'anno perché una struttura sia considerata sicura.
Mentre avvenivano le proteste, si leggevano carte, si esprimevano opinioni e il tema continuava ad essere affrontato tra promesse di lotta e attese di risposte, l'orologio della vita ha continuato a scorrere inesorabile fino alle 23:35 del 14 ottobre, ora in cui è venuto al mondo Nathan. Una buona notizia ovviamente dato che sia lui che la mamma stanno benissimo, se non fosse che l'evento ha dimostrato tutta la precarietà del piano di azione e di reperibilità del personale addetto messo in piedi per garantire il servizio h 24 in urgenza e che avrebbe dovuto garantire la piena sicurezza. Ma quando a un bambino scappa di nascere e quando non si tratta di una mamma alle prime armi, il fattore tempo diventa determinante, talmente stringente da consentire agli operatori del pronto soccorso giusto il tempo di chiamare i reperibili ma di trovarsi pochi istanti dopo con un neonato tra le mani (Leggi qui).
La Maddalena e la rotta del traghettoLa vicenda non ha fatto che riaccendere le polemiche ed il tono della protesta e sui social network la notizia è stata commentata con le considerazioni più varie. Il destino di tutto il Paolo Merlo sembra essere segnato così come quello del punto nascita, un destino che accomuna La Maddalena a molte altre città della Sardegna se non fosse che La Maddalena si trova su un'isola. La vicenda del piccolo Nathan dimostra che una gravidanza portata a termine, senza nessun intoppo può trovare una risoluzione improvvisa che non dà tempo per programmare nulla, tanto meno un trasferimento via mare e poi su strada fino all'ospedale attrezzato, evenienza che si può verificare ovunque in Sardegna daltronde, in posti dove ospedali non ce ne sono mai stati e dove per raggiungere il primo non basta un'ora di macchina. La comunità maddalenina è abituata al suo ospedale e sapere che da un giorno all'altro quella presenza rassicurante potrebbe sparire non può che mettere gli animi in agitazione. Da questo punto di vista gli attuali governanti della regione Sardegna hanno commesso un grave errore dettato dall'urgenza di mettere riparo a conti fuori controllo e per colpa dei quali tutto sta avvenendo senza aver predisposto un efficace ed efficiente piano di sviluppo della rete di assistenza territoriale. Hanno cominciato a riformare la sanità regionale partendo dal tetto anziché dalle fondamenta.

Il commento di chi dice “ci toccherà far nascere i bambini a casa”, oggi non sarebbe né così sarcastico né così lontano da una realtà accettabile. Una realtà caratterizzata dalla medicina di prossimità che non si svolge più in ospedale ma direttamente a casa del cittadino o in strutture intermedie.

Vantarsi di essere nati su uno scoglio, su un'isola, "a Maddalena"come amano dire gli isolani sarà ancora possibile?

Andrea Tirotto