«I medici avrebbero potuto salvarla se non si fosse perso tutto quel tempo e se le cure fossero state adeguate. Se fosse stata italiana questo non sarebbe successo», risuonano ancora dolorose le parole di Tommy Odiase, papà della piccola Rachel, tredici mesi, morta il 5 marzo 2010 per disidratazione, presso l’ospedale di Uboldo di Cernusco sul Naviglio.

Sono passati sei anni da quel tragico episodio, ed oggi arriva la condanna in primo grado, delle sette infermiere del reparto di pediatria, ad un anno di carcere, pena sospesa, con l’ accusa di omicidio colposo.

La storia

Tre marzo 2010, è notte. Rachel Odiase 13 mesi, sta male, è in preda ad attacchi violenti di vomito; i genitori spaventati chiamano il 118, arriva un’ambulanza che trasferisce la piccola la pronto soccorso dell’Ospedale Uboldo di Cernusco sul Naviglio.

Il medico di turno in sei minuti, orario di ingresso 00.39, orario di uscita 00.45, visita la paziente e la dimette, prescrivendo tre farmaci, “buone condizioni generali”, è quanto riportato in cartella.

I genitori comprano i farmaci prescritti e tornano a casa, ma sono le due di notte e Rachel sta sempre peggio, tornano al pronto soccorso, ma viene negato il ricovero alla paziente. Il padre della bambina diventa una furia, e solo grazie all’intervento dell’Arma dei Carabinieri, Rachel viene ricoverata.

Sono le 3 di notte, «ma fino alle otto del mattino nessuno la visita e non le viene somministrata alcuna flebo, nonostante nostra figlia avesse fortissimi attacchi di dissenteria e non riuscisse più a bere nulla», raccontano i genitori.

La sera del quattro marzo la situazione è critica, tanto che oltre alla flebo accanto al letto spunta un monitor per tenere sotto costante controllo il battito cardiaco. Alle cinque e mezza il cuore della bambina si ferma, dopo 30 minuti di manovre di rianimazione viene constatato il decesso.

 

Per l’accaduto, furono condannati due medici in via definitiva ed un terzo assolto. Dopo questa sentenza, nel 2013, si aprì una nuova inchiesta giudiziaria a carico delle sette infermiere, che nei due giorni di ricovero, si alternarono nei turni, intorno al letto della piccolina.

Gli operatori sanitari, sentiti durante il processo ai due medici, come testimoni, non convinsero, nell’esposizione dei fatti, il giudice Anna Maria Gatto, che decise di mandare gli atti in Procura. Gli inquirenti si convinsero che le infermiere mentirono durante il processo, non tanto per difendere l’operato dei due medici, quanto per salvare se stesse.

Alle sette infermiere, vennero contestate una serie di omissioni che avrebbero contribuito alla morte di Rachel, come non aver somministrato la terapia reidratante prescritta sul diario medico ed aver omesso di segnalare ai medici il peggioramento delle condizioni della paziente.

Oggi, a tre anni dall’apertura della seconda inchiesta, il giudice della quinta sezione del Tribunale di Milano, Olindo Canali, ha condannato le infermiere e l’ospedale, in qualità di responsabile civile, a risarcire i danni alla famiglia della bambina.

L’avvocato della famiglia Odiase, si ritiene soddisfatta, perché la sentenza è arrivata prima che il reato, cadesse in prescrizione, nel settembre 2017.

Gli avvocati delle infermiere invece annunciano che impugneranno la sentenza, perché non ritengono che le loro assistite abbiano nessuna responsabilità in merito.

 

Fonti:

Bimba di 14 mesi lasciata morire in ospedale: a processo sette infermieri

 

Milano. Bimba nigeriana morì in ospedale. Condannate 7 infermiere