“Sono veramente stanco di ricevere richieste sulla possibilità per gli infermieri di posizionare PICC! Ma l’infermiere può? Ma il profilo professionale consente all’infermiere l’impianto dei PICC? Insomma, per me il problema non esiste! Se l’infermiere o il medico è perfettamente addestrato, è certo che può inserire PICC!!!”

È il Dott. Mauro Pittirutti, riconosciuta eccellenza internazionale nel settore, a sottolineare questo principio, durante la presentazione del X PICC Day, che si è tenuto a Roma il 30 novembre presso l’Auditorium del Massimo a Roma EUR.

L'ha  manifestato apertamente di fronte ad una platea di circa 1000 partecipanti, medici e infermieri, nel suo intervento iniziale dal titolo:  Lettura introduttiva: lo stato dell’arte dei PICC e MIDLINE nel 2016. Una annotazione dovuta qui in Italia, perché a quanto pare, sembra essere ancora un problema irrisolto per alcuni, rari professionisti, probabilmente più interessati a questioni di dominio che al reale sviluppo della qualità e appropriatezza in ambito sanitario.

Nel campo degli accessi vascolari, gli infermieri hanno dato e stanno dimostrando un core professionale molto avanzato, con una tradizione culturale assodata all’estero fin dagli anni ‘80.

Sono molti gli infermieri e le associazioni scientifiche di categoria, che hanno una posizione leader a livello internazionale nell’ambito della ricerca, consulenza, formazione, impianto e gestione degli accessi vascolari; solo per citarne alcuni, Michele Di Giacomo di origine italiana che si è affermato in UK, Nancy Moureau Professore associato presso Griffith University, Lisa Dougherty, Robert B Dawson,  Suzanne Lavere, Marcia Wise, Jamie Bowen Santolucito e tanti altri. Membri fondatori di Società Scientifiche di riferimento, vedi l'INS (Infusion Nurse Society) e l'AVA ( Association Vascular Access) che instancabilmente, promuovono eventi e buone pratiche cliniche in questo rilevante ambito sanitario.

Al convegno i relatori medici e infermieri si sono succeduti per trasmettere importanti sviluppi nella scelta di presidi vascolari sempre più performanti rispetto a sicurezza, condizioni cliniche e necessità terapeutiche dei pazienti.

Tecniche d’impianto che attraverso sistemi di rilevazione elettromagnetici, elettrocardiografici ed ecografici consentono la visualizzazione indiretta della progressione del catetere; l'attestazione che l’utilizzo esperto da parte dei professionisti sanitari della tecnologia ecografica  è a vantaggio di risultati migliori per i pazienti.

L’introduzione di nuovi presidi nella gestione e impianto, come ad esempio la colla in cianocrilato, che nel punto d’inserzione del catetere venoso assicura la sua stabilità, esclude ogni pericolo di sanguinamento e crea una barriera perfetta all'ingresso di germi patogeni,  dispositivi di ancoraggio sottocutanei dei cateteri che evitano (davvero!) il suo dislocamento anche accidentale.

Oggi le infezioni correlate al dispositivo intravascolare sono inaccettabili. Qualora si presenti un’infezione ospedaliera causata da un impianto/gestione inadeguata del presidio, l’infermiere può essere chiamato a risponderne in giudizio. Nell’assistenza non si può prescindere dal realizzare compiutamente ciò che viene delineato dalle linee guida accreditate dalla comunità scientifica.

Al contempo, i professionisti sanitari, hanno la necessità di disporre di presidi idonei per il paziente. Il concetto di costo e di economicità che pervade le aziende sanitarie pubbliche e private non si concilia con le esigenze cliniche dei pazienti e degli operatori che  ne hanno la responsabilità di cura e assistenza.

Nella gestione degli accessi vascolari per evitare complicanze anche gravi per i pazienti, non basta che l’azienda promulghi procedure, deve assicurare formazione capillare e abbondanti forniture di presidi. Indispensabili ad esempio le siringhe preriempite di fisiologica in confezioni singole e sterili, per effettuare flusching prima e dopo ogni somministrazione endovenosa, port protector monouso, che permettono una disinfezione continua delle “porte di accesso” (hub) della linea venosa, cappucci a valvola (needle free connection) neutri, per evitare il back-flow e conseguenti occlusioni, pellicole trasparenti adesive ad alta traspirabilità per prevenire infezioni e il manifestarsi di dermatiti spesso molto dolorose e invalidanti.

I cittadini devono sapere che in molte realtà sanitarie le amministrazioni, rinunciano addirittura di acquistare le garze  e guanti sterili necessari e continuano a comperare disinfettanti obsoleti, invece dei preparati formulati alla clorexidina al 2%.

Sono gli operatori formati che utilizzano nel modo giusto questi presidi, che fanno la differenza per i pazienti. I risultati sono tangibili, acquistando prodotti che al dettaglio appaiono più costosi, i vantaggi e risparmi sono sorprendenti. Una singola infezione correlata al catetere venoso, pesa sui bilanci  a seconda della gravità di presentazione e trattamento, dai 3500  ai 26.000 euro.

Pronti anche nuovi programmi di studi Universitari, l'offerta formativa dell'Università Cattolica del Sacro Cuore si amplierà con corsi di specializzazione nell'impianto e gestione dei PICC PORT, specificatamente indirizzati a medici e infermieri esperti negli accessi vascolari posizionati con ecoguida. 

Le evidenze scientifiche dimostrano che con la formazione, gestione e presidi adeguati ogni complicanza si azzera. Non più morti, prolungamento di ricoveri, utilizzo smodato di antibiotici, farmaci aggressivi e sofferenza per le persone che hanno bisogno di cure.

Curare, assistere senza procurare ulteriore danno e dolore, si può, si deve, basta volerlo.

Fonte

www.gavecelt.it