Di Previdenza Complementare se ne sta parlando dal 1992 (Riforma Amato) e la legge che la istituì è la n° 124 del 1993. Da allora è stato un susseguirsi di “Riforme” peggiorative sia per il prolungamento dell’età lavorativa che per la consistenza della pensione.

Il Fondo per la previdenza complementare dei Dipendenti Pubblici è stato previsto dall’Accordo Nazionale del 14 maggio 2007, sottoscritto da CGIL-CISL-UIL  e da FIALS ed FSI con le rispettive Confederazioni. Per il SSN erano preesistenti articoli che ne auspicavano la sua istituzione già nel CCNL del 7/4/99 e 30/9/2001. Passarono altri 4 anni prima che Perseo vedesse la luce. La Covip (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) autorizzò l’avvio della gestione il 22/11/2011. Ora si trattava di raggiungere i 30.000 associati sotto i quali il Fondo non poteva operare. Visto che le adesioni al 31/12/2013 erano ferme a 5.695 associati, venne deciso di fondere il Fondo Sirio (1.443 associati tra i Comparti dei Ministeri, Enti Pubblici non Economici, ecc.) con il Fondo Perseo (Comparto sanità, Regioni ed enti locali), nella speranza di raggiungere quota 30.000; quota raggiunta nel 2015 a suon di campagne pubblicitarie e di corsi aziendali/sindacali oltre che al coinvolgimento diretto dei CAF e Patronati facenti capo a Acli, Inas-Cisl, Inca-Cgil, Ital-Uil.

La campagna pubblicitaria consentì al fondo di superare la soglia dei 30.000 associati anche grazie all’ultimatum imposto dalla normativa che ne imponeva l’opzione di scelta entro il 31/12/2015, poi revocata per altri 5 anni visto le scarse adesioni...

Secondo lo statuto del Fondo, al raggiungimento di tale quota, si dovevano svolgere le elezioni degli organismi di gestione e controllo. Le elezioni si sono svolte dal 21 al 23 novembre 2016 nell’assoluta inconsapevolezza dei dipendenti pubblici. Sono stati eletti 24 consiglieri appartenenti alla lista unitaria CGIL-CISL-UIL, 4 consiglieri della lista Confsal e 2 della lista FSI.

Per i “non addetti ai lavori”, sintetizzando il sistema, per “assicurarsi” una seconda pensione che sopperisca al valore della prima pensione (INPS) di cui si prevede possa coprire solo il 55% dell’ultimo stipendio già dal 2040, viene proposto di rinunciare al proprio TFR (la liquidazione) trasformandolo in piano di accumulo pensionistico. Lo si affida ad un Fondo (per la Sanità è il Perseo) il quale investe i nostri contributi nel mercato borsistico, con tutte le conseguenze che ne derivano. Già qui sta la contraddizione di fondo: se deve essere una certezza per il futuro, come si può credere di affidarla alla borsa con i suoi alti e bassi?

Prima di addentrarci nei meccanismi del Fondo Perseo, vediamo come hanno scelto di utilizzare il proprio TFR i dipendenti del SSN, nonostante la martellante campagna pubblicitaria sostenuta oltre cha dai sindacati storici anche dalle aziende dedicando all’uopo propri funzionari .

Dai dati messi a disposizione dal Fondo Perseo-Sirio si evince che fin’ora nel SSN  vi hanno  aderito 20.090 dipendenti su un totale di 663.793; solo il 3%! 

Iniziamo con il distinguere le percentuali per Regione:

 

Il Friuli, il Piemonte, l’Emilia Romagna e l’Abruzzo svettano in testa con oltre il 5% degli aderenti, ma tutto il resto del Paese sembra del tutto ignorare il “grido delle sirene” del fondo Perseo.

Ma analizzando il dato per singole aziende, si va da un 19,9% di adesioni registrate presso l’azienda ASST della Valtellina, fino ad arrivare allo 0% dell’ASL di Salerno o dell’ASL di Roma F, del Cannizzaro e del Garibaldi di Catania. Ecco in particolare le percentuali di adesione per ogni singola Azienda.

Di seguito le prime 20 Aziende ad avere la maggiore percentuale di adesione:

 

 E le ultime 20 aziende con il minor numero di adesioni al Fondo Perseo-Sirio

 

Come si evince dalle tabelle sopra riportate, la diffusione dell’adesione al Fondo Perseo è a macchia di leopardo e sembra sfuggire a criteri storici o prestabiliti. Non può che sorgere il dubbio che in alcune aziende vi siano personaggi sindacali/aziendali che operino h.24 in tal senso.

Curioso constatare che del personale dipendente dai sindacati che cogestiscono il Fondo, solo una esigua parte vi abbia aderito (11 aderenti).

Ora vediamo come si è comportato l’indice di rivalutazione dei Fondi rispetto al TFR tanto denigrato:

Come si può osservare dal grafico, gli indici di performance dei Fondi Pensione sono strettamente legati alla Borsa azionaria, mentre quello del TFR è legato all’inflazione, da cui si difende grazie alla rivalutazione del 1,5% annuo + il 75% dell’inflazione registrata. E’ questa la sicurezza che la legge n.° 297 del 1982 ha voluto assegnare a chi va in pensione e vuole godersi con certezza un gruzzoletto accumulato pian piano negli anni lavorativi, evitando che fosse dilaniato dall’inflazione e garantendogli l’adeguato apprezzamento.

Dal 2000  al 2013 il TFR ha registrato un + 46.1% contro la media della performance dei Fondi pensione che ha registrato il 48.7%. Fonte Repubblica.it Ma i conti per i Fondi Pensione non sono così facili da fare perché occorre tener conto delle perfomance dei singoli Fondi e delle relative Amministrazioni (costi di gestione e amministrazione). Da quanto dichiarato dal Fondo stesso, il rendimento attuale è dell’1,79% e ne si ipotizza la chiusura annua al 2,02%. Il Fondo stesso dichiara: “Il benchmark del comparto come scritto nella convenzione è stato strutturato con l’obiettivo di fornire un rendimento in linea con la rivalutazione del T.F.R.”. Quindi? Era necessario creare un altro carrozzone?

Se dovessimo tener conto da quanto ha affermato in questi giorni  il Governatore della BCE Mario Draghi, l’obbiettivo della Banca Centrale Europea è quello di mantenere l’inflazione sul 2%. Quindi, la rivalutazione del TFR sarebbe destinata ad attestarsi attorno al 3% (1,5% annuo + 0,75% dell’inflazione).

Il Prof. Beppe Scienza del Corso di Laurea in Matematica - Università degli Studi di Torino afferma: "In un mondo perfetto in cui il male non alligna e il bene trionfa, tali soluzioni sarebbero appropriate. Ma io descriverei l'Italia in termini un po' diversi. Anziché adatti al loro fine dichiarato, i prodotti previdenziali sono da evitare perché privi di ogni trasparenza, esposti alle malversazioni, senza garanzie in potere d'acquisto, spesso gravati da conflitti di interessi e anche costosi. Gli italiani l'hanno intuito e non li sottoscrivono con l'accondiscendenza che gli viene chiesta. Così, coi nuovi contratti, i sindacati li infilano di brutto nei loro fondi e il governo Renzi studia addirittura come dirottarvi d'imperio il TFR.”.

Ed ancora: “Ecco così anche i sindacati del pubblico impiego sono scatenati per intrappolare entro fine 2015 quanti più "colleghi" possibile nel fondo uscito dalla fusione di Perseo e Sirio, due zoppi che non riuscivano ad andare avanti da soli. E chi è ancora in regime di TFS (trattamento di fine servizio), ci rinunci! Anche qui, per fortuna, qualche sigla sindacale non collabora. Può solo trasferire i soldi ingabbiati in un prodotto a un altro. Ciò conferma che la previdenza integrativa è come una prigione, da cui di regola non si può uscire, ma a volte si può cambiare cella.”.

Dalla tabella sottostante possiamo capire quali siano le modalità ed i costi di adesione al Fondo Perseo-Sirio:

 

Per saperne di più sul Fondo Perseo Sirio

Dal Bilancio contabile 2015 del Fondo Perseo le conferme del rischio di investirvi il proprio TFR. A fronte di un patrimonio di 28,5 milioni acquisiti, 24,9 sono stati investiti e 3,4 (il 12%) utilizzati nella gestione amministrativa. A seguito di un bando pubblico pubblicizzato sui maggiori quotidiani, è stata scelta la compagnia Unipol SAI (unica a rispondere al bando…) per la gestione degli investimenti, mentre per la gestione della liquidità ci si avvale dell’Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane SpA (ICBPI), con sede in Corso Europa n. 18 20122 Milano. Le commissioni di gestione prevedono lo 0.30% del patrimonio ed un ulteriore 10% nel caso la performance sia superiore all’80% del rendimento del TFR (?).

Erogazione delle prestazioni

Per quanto riguarda la fase di erogazione delle rendite e delle eventuali prestazioni accessorie, il Fondo deve ancora stipulare apposite convenzioni con una compagnia di assicurazione abilitata.

Sempre dal bilancio del Fondo Perseo-Sirio apprendiamo: “La bozza di budget 2016 inviato per il CdA fissato il 26.04.2016 evidenzia un sostanziale equilibrio economico, mentre maggiori criticità emergono nell'equilibrio finanziario qualora le preventivate entrate non si dovessero realizzare nei tempi previsti.

Si evidenzia che le entrate che darebbero la garanzia di continuità sono legate al numero degli iscritti per la quota associativa, ora a 16 euro; il budget evidenzia che la quota associativa di equilibro, cioè di copertura dei costi attesi è superiore a quella attuale con una previsione di iscritti di 41.000 al 31.12.2016.

Si evidenzia inoltre che le entrate annuali avvengono entro i primi 3-4 mesi dell'anno e che quindi il residuo di cassa atteso al 31.12.2016 previsto dal budget appare insufficiente a garantire l'equilibrio finanziario.

L'equilibrio economico e finanziario nel 2016 sono legati:

  • alla certezza dell'incasso dei 214.000 euro in qualità di risorse stanziate, per l'avvio del fondo per i dipendenti e dirigenti delle università degli enti di ricerca e delle agenzie fiscali e in relazione alla numerosità dei componenti dei singoli comparti contrattuali, definite sulla base del DL 30.12.2015 n. 210 coordinato con la legge di conversione 25.02.2016 n. 21.
  • alla previsione di crescita di 500 iscritti al mese,
  • nonché alla previsione di contenimento delle spese che il collegio chiede vadano attentamente valutate e gestite nel tempo.”.

Una nota curiosa ma al contempo preoccupante della serietà dei gestori del Fondo riguarda la relazione del Collegio Sindacale (organismo di controllo) in cui il Fondo Sirio viene chiamato in tre modi differenti: Serio e Siria…

Per ultimo voglio evidenziare come, per “invogliare” i dipendenti pubblici ad aderirvi, si ricorra anche ad offrire una “Assicurazione sanitaria integrativa, in favore dei propri iscritti, grazie ad un accordo raggiunto con RBM Previmedical per l’estensione a tutti gli aderenti al Fondo di una copertura sanitaria integrativa di base con decorrenza dal 1° gennaio 2015, con l’obiettivo di diventare, sempre di più, il “Polo del welfare integrativo del pubblico impiego”. Ecco cosa comprende la copertura:

  • Grandi interventi chirurgici
  • prevenzione della sindrome metabolica e cardiovascolare
  • prevenzione e emergenza odontoiatrica, impiantologia e avulsione
  • consulenza medica
  • tutoring, second opinion
  • guardia medica permanente

Tale sconfortante constatazione, collegata all’intenzione di CGIL-CISL-UIL di istituire contrattualmente una nuova mutua assicurativa sanitaria, non ci fa ben sperare sulle intenzioni di chi vorrebbe disporre ulteriormente dei nostri risparmi, da una parte con lo spauracchio della pensione futura e dall’altra con quello dell’eventuale scopertura dalle attuali garanzie dei LEA assistenziali.

Per il momento meditiamo. Ma occhio a chi vi propone di rinunciare al TFR!