Ormai la riforma costituzionale del Governo Renzi è stata archiviata, sepolta da una incontrovertibile prevalenza di chi non vi ha riconosciuto un progetto valevole. Sulla scorta della sonora sconfitta su quello che era il terreno del massimo impegno dell'esecutivo, lo stesso Matteo Renzi ha rassegnato le dimissioni, prima congelate dal Presidente della Repubblica per consentire il varo della Legge di Bilancio, ora, a finanziaria approvata, pienamente efficaci, tant'è che si sono appena concluse le consultazioni del Presidente della Repubblica.

Una riforma su cui si è dibattuto molto, con l'imporsi di due schieramenti armati fino ai denti.

Tra i sostenitori del "Sì" alla riforma la senatrice Annalisa Silvestro, militante nelle file del Partito Democratico, ex Presidente della Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI (quindici anni ininterrotti di governo della professione fin quando probabilmente anche per porre fine all'imbarazzante querelle in tema di incompatibilità, le subentrò Barbara Mangiacavalli), e attuale componente del Comitato Centrale della Federazione stessa.

Attraverso una videointervista a Nurse24 (Clicca) la senatrice Silvestro, sottolineando più volte che quanto diceva costituiva una semplice posizione personale, ha ribadito la sua propensione a favore della riforma, sostanzialmente per due ragioni: innanzitutto per riportare allo Stato centrale la competenza sul governo delle politiche sanitarie, e secondariamente per favorire il buon esito della riforma del sistema sanitario nazionale di cui gli infermieri devono assumersi la responsabilità.

Posto che le aspettative di Silvestro sono state, come detto, azzerate dal voto referendario, tuttavia questo slancio in avanti della senatrice e le argomentazioni che ha addotto per sostenerlo non ci hanno convito, e non le condividiamo.

Che il sistema sanitario frammentato su base regionale possa essere una criticità, è evidente a tutti, come doveva essere evidente alla stessa Silvestro nel 2001, quando il centrosinistra, in cui milita, promosse quella riforma "federalista" e quando aveva già da un anno le redini della professione infermieristica. Quindici anni sono tanti, e molte cose cambiano, evidentemente.

Anche agitare l'esca della strada agevolata per l'avvento delle competenze avanzate e del riordino della professione non ci pare argomentazione di gran pregio, dal momento che di competenze avanzate si discute da anni, senza peraltro aver maturato un modello così innovativo, in fondo.

Il ruolo degli infermieri dev'essere centrale nel processo di riforma del sistema sanitario, su questo siamo d'accordo, Ma è nostra opinione che non lo debba essere da oggi in avanti, ma che bensì avrebbe dovuto esserlo sempre, anche nei quindici anni in cui Silvestro li ha rappresentati nelle e di fronte alle istituzioni e alle altre professioni. Diverse battaglie da "leonessa", ma molte le partite perse o mancate. E chi lavora oggi come infermiere lo sa bene, sulla propria pelle.

Siamo dell'idea che una spolverata di riformismo non sia sufficiente a coprire i graffi di tanti anni in cui politica e rappresentanza professionale non sono stati così accoratamente attenti agli infermieri.

Infine ma non da ultima un'osservazione "nel metodo", come anche recentemente il Comitato Centrale dell'IPASVI, di cui Silvestro è consigliera, si è espresso (su altri temi, la riforma del codice deontologico): se la senatrice ci teneva ad esporre il proprio personale punto di vista sulla questione referendaria, ci è parsa estremamente fuori luogo la leva sugli infermieri; perchè non far leva allora sui medici? O sui metalmeccanici? Questa marcatura così accentuata sugli infermieri, sul ruolo degli infermieri, sul valore degli infermieri, ecc. fa supporre la tentazione, se non la volontà, di Silvestro di utilizzare il ruolo nella rappresentanza professionale (di fatto è consigliera del Comitato Centrale, ma molti sono convinti che il suo "peso" sia ben altro) per promuovere un'opinione politica fra gli infermieri, nascondendosi dietro la sottilissima quanto risibile foglia di fico del "parere personale". Ma sembrerebbe che gli infermieri, almeno stando a quanto si legge nei commenti sui social, non si siano fatti influenzare da questo sottile invito e, liberi da condizionamenti (così come il Codice deontologico nella sua novellanda stesura prevederà) insieme agli altri cittadini hanno bocciato la riforma e quindi il pensiero di Silvestro. Un'iniziativa a nostro avviso poco felice, poco opportuna e ancor meno fortunata.