Sembra stia emergendo, all’interno del gruppo dirigente della Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI, una sinora celata frattura fra due diverse componenti: una più riformista e una marcatamente conservatrice.

La scintilla che ha acceso in questi giorni la fiamma e illuminato la questione è stata il dibattito sulla riforma del Codice Deontologico degli Infermieri e, più specificatamente, la giustapposizione fra la proposta formulata dalla FNC (Clicca)e quella elaborata dal Collegio IPASVI di Pisa (Clicca).

Giustapposizione che è stata al centro di un interessantissimo Convegno svoltosi il 30 novembre scorso a Pisa (Clicca), a cui ha partecipato fra gli altri, oltre ai fautori del codice pisano, anche la Vice presidente della FNC IPASVI Adele Schirru.

Dalla Vice presidenza della Federazione, a margine del Convegno, era emersa una volontà di apertura al dialogo sulla norma di autoregolamentazione degli Infermieri (Clicca).

Apertura evidentemente non gradita alla componente più conservatrice (tanto nei metodi quanto nei contenuti) della Federazione, tant’è che il Presidente del Collegio di Carbonia-Iglesias, Graziano Lebiu, ha preso carta e penna e ha invitato la dott.ssa Schirru a prendere le distanze da quell’evento (Clicca), ritenendo che la presenza della Vice Presidente nazionale costituisca, in assenza di netta smentita, un avallo alle dichiarazioni esposte da un altro partecipante al Convegno, Ivan Cavicchi (che tuttavia Lebiu non cita nella sua missiva).

Abbiamo intervistato nuovamente il professor Cavicchi sulla scorta di questa diatriba interna alla Federazione e di seguito pubblichiamo le sue opinioni.

Lasciando ai lettori il piacere di addentrarsi nell’argomento attraverso l’intervista, ci preme comunque sottolineare alcune ipotesi degne di nota.

Innanzitutto l'ipotesi di un appalesarsi di un conflitto interno alla Dirigenza nazionale, in cui sicuramente un ruolo importante è rivestito da chi non si espone direttamente ma che esercita grande influenza sui soliti “fedelissimi”, pronti a partire lancia in resta contro chiunque abbia un pensiero diverso dalla propria mentore.

E il ritornello è, tristemente e purtroppo, sempre quello: dissentire è un atto indegno. Nonostante decenni di democrazia e lotte recenti e non alle spalle, questa è la miseria con cui siamo costretti a confrontarci tutt’oggi. Meno male che, almeno sul piano dello stile, stavolta Lebiu non si è replicato inviando, come fece in passato senza che chi di dovere stigmatizzasse l’insulso gesto, dita medie alzate attraverso la corrispondenza dell’IPASVI (Clicca).

Infine l'ipotesi, non disgiunta dall'elucubrazione precedente, che la campagna elettorale all’IPASVI si sia aperta, in vista dei prossimi rinnovi. Come scrive Cavicchi la questione è oltre le competenze avanzate, oltre il rinnovo contrattuale... e qualcuno sosteneva che #noisiamopronti... ma ne siamo proprio sicuri? E, soprattutto, #noisiamopronti a cosa? Giunge infatti voce, dai più acuti osservatori delle dinamiche interne al Consiglio Nazionale Ipasvi, che sia chiarissimo a cosa sia pronto il Presidente del Collegio di Bologna "ideatore" dell'omonima pagina Facebook…

 

 

INTERVISTA AL PROFESSOR IVAN CAVICCHI

di Chiara D'Angelo

 

INTERVISTA AL PROF. IVAN CAVICCHI

di Chiara D’Angelo

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INTERVISTA AL PROF. IVAN CAVICCHI

di Chiara D’Angelo

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Professore sembrerebbe che dopo la nostra intervista (Clicca) si sia scatenato l’inferno, come ha detto qualcuno...

Se per inferno intende il lato oscuro della Federazione quindi l’ordinaria pratica di perseguitare il dissenso, di condannare le libere opinioni, di ricorrere all’oscurantismo a difesa del potere personale, ha ragione. Ma se è così niente di nuovo sotto il sole. Anzi mi meraviglia tanto trambusto che in qualche caso ho trovato un po’ infantile, poco meditato e un tantino isterico. Che ogni tanto parta una lettera o un anatema dal lato oscuro della Federazione per mettere all’indice qualcuno ritenuto scomodo, o fuori linea, o eretico, è una vecchia abitudine che io conosco bene sulla mia pelle. E non solo io. La novità questa volta è che l’anatema è stato orchestrato addirittura contro la presidenza ufficiale della Federazione colpevole, dicono gli inquisitori, di aver partecipato al Convegno sulla deontologia organizzato dal Collegio Ipasvi, sottolineo Ipasvi, di Pisa considerandolo come un sabba organizzato da quasi 4000 infermieri indemoniati. La vera novità è che è venuto alla luce un grave conflitto nella leadership della Federazione fino ad ora abbastanza dissimulato, che a me pare ormai abbia assunto i caratteri del conflitto tra cambiamento e conservazione. Tra professione e potere personale. Tra dignità e ignominia. Tra verità e menzogna. Quindi un bel conflitto cosmologico.

 

E la nostra intervista che c’entra? Non immaginavo che delle opinioni personali avessero addirittura il potere di destabilizzare una leadership.

Ha detto bene: delle opinioni personali, ma veda l’inquisitore, in modo abbastanza prevedibile devo dire, ha “usato” le mie opinioni personali, cioè quelle espresse nell’intervista, per attaccare la presidenza per due ragioni:

  • perché sul piano formale la presidenza è inattaccabile;
  • perché in ballo c’è la conservazione di un blocco di potere che comincia a vacillare.

 

Sul piano formale è del tutto normale che la presidenza della Federazione invitata al Convegno di un Collegio importante come Pisa assicuri la sua partecipazione. Anzi è suo dovere farlo, perché per prima cosa una presidenza seria deve tenere unita la propria organizzazione. Ricordo che il Collegio di Pisa aveva formalmente sospeso in piena autonomia l’art 49. Se la presidenza non fosse andata al Convegno sulla deontologia avrebbe di fatto delegittimato il Collegio di Pisa con conseguenze imprevedibili, perché avrebbe sancito e non recuperato un conflitto interno.

Ma a parte questo, ricordo che sul piatto oggi ci sono due proposte di deontologia: una di Pisa e una della Federazione. Era dovere della presidenza mediare ed evitare la contrapposizione; ascoltare le ragioni di Pisa, perché non ha senso dire che si apre una discussione sulla proposta della Federazione e poi ignorare un lavoro di elaborazione così importante e innovativo come è il Codice di Pisa.

 

Ma forse professore non si vuole discutere come si dice di voler fare; cioè questa storia di aprire una discussione… ma quando mai quello che decidono “i capi” può essere discusso dalla base?

Brava lei ha colto nel segno. Quando dicevo difesa di un blocco di potere mi riferivo proprio a questo. Se la presidenza non fosse andata a Pisa sarebbe equivalso a blindare la proposta della Federazione. Ha ragione lei, per il lato oscuro della Federazione la proposta di Codice va blindata. Pisa ci ha spiegato quanto sia difficile innovare una deontologia, ma che possibilità hanno dei semplici infermieri di cambiare il Codice ufficiale della Federazione? Nessuna! Ecco perché Pisa per l’inquisizione è diventata un problema, come è diventato “un problema” la presidenza che è andata al suo Convegno. Blindare la proposta equivale a blindare un blocco di potere, quindi una politica fallimentare che va avanti da almeno 20 anni.  

Alla luce di queste cose appare ancor più grottesco il ragionamento che fa l’inquisitore: siccome nell’intervista si critica il nostro Codice la presidenza della Federazione non sarebbe dovuta andare al Convegno di Pisa. Davanti a una tale violazione della regola transitiva, a parte il jet lag che si prova quando si torna bruscamente al medioevo, non ci sono commenti. Due le interpretazioni: o siamo al pretesto, cioè all’argomento usato per secondi fini, o siamo alla follia schizoide. Entrambi ci dicono che il blocco di potere è molto preoccupato, comincia a perdere di lucidità e il conflitto interno alla Federazione ormai non può più essere dissimulato.

 

Professore la cosa che mi colpisce e mi impressiona devo dire favorevolmente è che tutto questo stia avvenendo sul terreno della deontologia, cioè sul terreno della regola con la quale governare la professione. Oggi il conflitto tra “vecchio” e “nuovo” passa per la deontologia, siamo oltre le competenze avanzate, oltre le solite questioni sul demansionamento

Ed è giusto che sia così. Veda la deontologia da sola è insufficiente a definire una strategia per lo sviluppo della professione, ma la sua inadeguatezza, le sue debolezze, le sue contraddizioni, le sue arretratezze sono però sufficienti a danneggiare qualsiasi strategia. Oggi con la deontologia che propone la Federazione la professione è come se avesse i piedi murati nel cemento. Se volete non dico volare ma almeno camminare dovete liberare i piedi, cioè seguire l’esempio di Pisa e inventarvi una deontologia con le ali. Vuole degli esempi di come la deontologia può lavorare contro la professione? Se il demansionamento è previsto nel Codice Deontologico, art 49, come faccio a combatterlo? Oppure come faccio a definire la mia autonomia professionale se il Codice della Federazione non parla di autonomia? O, ancora, come faccio a cambiare la mia organizzazione del lavoro nella quale sono prigioniero se il Codice su questo problema tace? E ancora, come faccio a coevolvere con altre professioni se lo spirito del codice è autoriferito ad una vecchia idea di professione? Infine, come faccio ad emanciparmi dalla post ausiliarietà se il Codice insiste nel definire un ruolo ausiliario?

La deontologia è un po’ come la storia dei soldi… non sono tutto… però è meglio averli perché quando non ce li hai è tutto più difficile.

 

Sul Codice della Federazione possibile mai che, secondo lei, non ci sia niente da salvare?

La proposta della Federazione è prima di tutto destituita di validità perché invalidata da interessi politici che con la deontologia non c’entrano niente. E’ questa la critica che brucia di più al lato oscuro della Federazione. Cioè essa è una proposta priva di autonomia. Ma la deontologia senza autonomia non è una deontologia. Che deontologia è quella che viene dettata da una rappresentante di una maggioranza politica? Che autonomia ha una professione governata da un rappresentante della sua controparte? Siccome all’etica è fatto divieto di non essere etica mi si deve spiegare se è etico affidare il lavoro di ridefinizione del Codice ad una rappresentante di una maggioranza di Governo, e per giunta come senatrice, obbligata a rispettare oltre il buon gusto le incompatibilità che evidentemente esistono tra Federazione e istituzione parlamentare.

 

Formalmente il Codice della Federazione sarà messo in votazione, per cui indipendentemente da chi ne ha coordinato l’aggiornamento l’ultima parola la diranno gli infermieri…

Lei crede? Gli infermieri stanno a questo Codice come i camerieri stanno al ristorante dove lavorano. Non sono loro che decidono la cena. Loro solo, e su ordinazione, la servono a tavola. E lei lo sa. Questo Codice può essere formalmente legale, perché immagino si farà di tutto per farlo votare da tutti, ma moralmente non vale niente perché si fonda su una lesione inaccettabile all’autonomia professionale. Per cui fuor di metafora coloro che lo voteranno, a parte votare il blocco di potere, si renderanno complici di un sopruso. Ma possibile mai che non vi chiedete perché questo Codice sia così terribilmente insipido? E’ così non per caso, ma perché l’autonomia degli infermieri fa paura. Sia mai che questi si mettano in testa certe idee… Meglio trattarli come le patate, cioè tenerli all’oscuro, possibilmente sotto la cenere, così non c’è pericolo che caccino dei germogli.

 

Ma a parte l’obiezione sulla sua validità, sull’articolato che ci dice?

Il Codice proposto dalla Federazione è la fotocopia un po’ asciugata di quello del 2009 cioè senza art 49, il quale a sua volta è nato come aggiornamento del Codice del 1999, che a sua volta è nato dall’aggiornamento di quello del 1977, che a sua volta è nato dall’aggiornamento del primo Codice degli infermieri del 1960.

Se volete un’analisi dettagliata parola per parola del testo la troverete bella e pronta nella relazione che accompagna la proposta di Pisa. Cioè l’analisi fatta, articolo per articolo del Codice 2009, vale pari pari per il Codice messo ora in circolazione dalla Federazione. Quindi ritengo di parlare sulla base di una ricognizione piuttosto analitica.

Lo schema di deontologia che oggi la Federazione ci propone… parlo di schema sia chiaro, quindi di modello, salvo gli aggiornamenti di contesto pur importanti che ci sono stati negli anni, ha almeno 56 anni. Questo schema era e resta imperniato su un ruolo ausiliario dell’infermiere. Come se il mansionario non fosse mai stato abolito. Questa è la ragione per la quale in questo nuovo testo e in quelli precedenti non compare mai la parola “autonomia” e perché i rapporti con i medici non sono mai ridefiniti.

 

Scusi professore ma questo mi sembra incredibile. Le ricordo che nel frattempo è cambiata tutta la normativa che definisce la nostra professione.

Ha ragione è una cosa che si stenta a credere tanto è paradossale. Ma è così. Per cui è inutile che lei si arrabbi con me, non è colpa mia se le cose sono andate male. Se vuole le spiego come è successo.

Magari, almeno ci rendiamo conto di cosa non saremmo stati capaci di fare…

La Federazione a suo tempo, parlo della fine degli anni ‘90, avrebbe dovuto adeguare la deontologia alle novità legislative sul superamento dell’ausiliarietà e quindi ridefinire il ruolo dell’infermiere, ma non l’ha fatto perché ha continuato ad aggiornare un vecchio schema di deontologia. Perché non l’ha fatto? Perchè non sapeva come fare. Come le ho detto nell’altra intervista reinventare una deontologia non è proprio una passeggiata. Dopo l’abolizione del mansionario il Codice non avrebbe dovuto essere aggiornato, ma riscritto di sana pianta. In sostanza quello che oggi ha fatto il Collegio di Pisa avrebbe dovuto farlo la Federazione almeno 17 anni fa. Pisa oggi ha innovato la deontologia a partire dalla questione infermieristica, ma la questione infermieristica è stata anche determinata dalle omissioni gravi della Federazione. Il grande malinteso è sempre il solito: aver creduto che bastasse conquistare una norma sull’abolizione del mansionario per cambiare il mondo. Si era talmente convinti di ciò che neanche si pensò di riscrivere il Codice deontologico. Se la norma non basta per cambiare il mondo è perché ci vuole un progetto che la sviluppi. Questo progetto prima di ogni cosa deve essere prefigurato in un Codice deontologico, perché la deontologia è l’unica regola sulla quale la professione è sovrana. Questo progetto a distanza di 17 anni non c’è, per cui la Federazione continua a rifilarci le stesse mutande, messe e rimesse, di 50 anni fa.

 

Stavo pensando professore alle date… Se non ricordo male l’abrogazione del mansionario è del 1999 e nello stesso anno viene aggiornato il Codice del 1977.

Appunto. Le ripeto che dall’analisi comparata dei testi non risulta che la legge sull’abolizione del mansionario abbia influito sul Codice deontologico del 1999 più di tanto. Il ruolo dell’infermiere resta sostanzialmente ausiliario anche se viene scritto che l’infermiere “è responsabile dell’assistenza infermieristica” e l’idea di autonomia relegata nella frase “interventi specifici autonomi complementari di natura tecnica” ma sempre a ruolo ausiliario invariante. In sostanza (e la prego di non arrabbiarsi con me) l’errore fatto allora, credo soprattutto per incapacità e sprovvedutezza e che oggi la Federazione ci ripropone, è di considerare la deontologia separata e invariante rispetto alla normativa.

 

Lei ci sta dicendo che sulla deontologia siamo in ritardo almeno di 17 anni, che questo ritardo ha contribuito ad accrescere i nostri problemi di ruolo, che esiste una scollatura tra i Codici e normativa e che le Federazione non ha alcuna voglia di recuperare?

Sintesi efficace la sua. Brava. Proprio così. Sono passati ben 17 anni dal Codice del 1999 ad oggi, ma con una differenza politica importante:

  • nel ‘99 abolendo il mansionario eravamo all’inizio di un processo di ridefinizione del ruolo della professione;
  • oggi, proprio perché è mancato un progetto per sostenere questa ridefinizione, la ridefinizione del ruolo è in crisi e a giudicare dagli atti della Federazione alla fine.

In realtà il mansionario non è mai stato abolito e oggi la proposta della Federazione per recuperare la batosta del comma 566 è di fatto quella di rieditare il comma 566 sotto mentite spoglie: nel senso che le competenze avanzate sono trasformate in competenze specialistiche, tornare alla logica del mansionario e mettere in atto una differenziazione di mansioni per definire tipi diversi di infermieri.

 

Quindi professore, secondo lei oggi è come se la Federazione dicesse agli infermieri: scusate ci siamo sbagliati, abbiamo provato a costruire un nuovo ruolo ma non ci siamo riusciti, quindi abbiamo fatto il passo più lungo della gamba per cui si torna indietro?!

Mi dispiace ma è così e mi meraviglia che debba essere l’analista a tirare fuori certe cose. Capisco tutto: che siate scoglionati, che non crediate più alla Federazione, che per voi i Codici non sono mai serviti a niente, che siate disillusi, che avete altro da fare anziché “perdere tempo” dietro al Codice, ma dormire da in piedi… scusi la franchezza mi pare troppo. Vuole sapere quale è la mia vera rabbia? Prima ancora che sulle proposte che leggo, è sul modo con cui sono trattati gli infermieri. Ogni volta che viene fuori qualcosa, ho la sensazione che rubino le merendine a dei bambini. Come professione date l’idea di essere così sprovveduti che è possibile rifilarvi qualsiasi cosa, perché tanto alla fine approvate formalmente tutto. Ma possibile mai che non vi rendiate conto di quanto sia storicamente offensivo proporvi un Codice beffa?

Oggi Pisa fa un altro discorso e ci dice che:

  • non si rassegna a perdere il treno della ridefinizione del ruolo;
  • non è mai troppo tardi, per cui dobbiamo recuperare il tempo perduto e i ritardi accumulati;
  • di tornare al mansionario non se ne parla;
  • il problema resta la definizione del ruolo, dell’identità e dei comportamenti attesi;
  • basta prenderci in giro, la storia come dice De Gregori siamo noi.

 

Professore comprenderà la nostra difficoltà. Ci troviamo davanti a due proposte, tutte e due nascono in casa Ipasvi… una maggioritaria e una minoritaria che, da quel che ci ha spiegato, sembrano difficilmente conciliabili.

Guardi non faccia l’errore di considerare la loro inconciliabilità sul piano dei contenuti, quelli sono più conciliabili di quello che crede. La vera inconciliabilità è prima di tutto morale e politica. L’unica proposta morale in quanto rispettosa dell’autonomia della professione non è quella della Federazione, ma è quella del Collegio di Pisa. Questo Collegio, usando legittimamente e correttamente la sua autonomia, ha avanzato una proposta mettendola in discussione urbi et orbi. Quella della Federazione è un abuso all’autonomia della Federazione, che si cercherà di nascondere con una parvenza di legalità facendola votare urbi et orbi. L’inconciliabilità è politica perché le strategie che vedo dietro i Codici deontologici sono difficilmente conciliabili: per Pisa si tratta di sviluppare la professione, per la Federazione si tratta di congelarla dividendola in pezzi.

 

Ha un bel dire professore, ma Pisa conta per Pisa e la Federazione conta sull’appoggio della maggior parte dei Collegi…

Credo che la sua distinzione maggioranza/minoranza sia discutibile. Se è rispetto al numero di iscritti ha ragione lei, Pisa è minoritaria perché rappresenta meno infermieri della Federazione. Ma se è rispetto alla correttezza deontologica Pisa è maggioritaria, perché rappresenta la giusta regola e il giusto valore. E comunque non vi è dubbio che la sua proposta (Federazione o non Federazione) ormai non si può cancellare. Molto probabilmente la Federazione userà il potere dell’organizzazione per imporre l’abuso in luogo della regola. Questo determinerà altre contraddizioni fino a quando qualcosa accadrà. La corda non si può tirare più di tanto. Si ricordi il salmo cosa dice ”Justus ut palma florebit” (fiorirà il giusto come la palma).

 

Come se ne uscirebbe secondo lei, professore?

Come se ne uscirebbe lei mi chiede? Ma non lo so. Ci vorrebbe qualcuno in grado di prendere in mano la faccenda e che con autorevolezza tolga per prima cosa l’embargo culturale nel quale da anni è prigioniera la professione. Cioè spalanchi le finestre e cambi l’aria. Oggi la professione sta regredendo di giorno in giorno e, soprattutto dopo il comma 566, mi sembra intellettualmente isolata. Sono anni che la Federazione respinge qualsiasi pensiero che non sia funzionale al mantenimento dello status quo mettendo all’indice il dissenso. Se lo immagina lei un Codice deontologico fatto dalla Federazione, ma seguendo lo spirito e la metodologia di Pisa? Ora questi credono di aver risolto tutto togliendo di mezzo l’art 49. Ma si sbagliano.

 

Ci spieghi meglio…

Veda io credo per formazione alla forza delle contraddizioni e a quella del pensiero che le deve rimuovere. Sono queste che daje e daje, come dimostra l’esito del recente referendum, mettono in moto in qualche modo il cambiamento. Oggi la contraddizione in casa vostra si chiama “questione infermieristica” e un blocco di potere che impedisce di rimuoverla perché ne è il primo responsabile. Se la Federazione non riuscirà da sola a rimuoverla, cioè a rinnovarsi, sarà la politica che dovrà intervenire per cambiare la Federazione.I tempi cambiano come cambiano i poteri organizzati e prima o poi a forza di tirare la corda con le condizioni giuste a qualcuno verrà la voglia di mettere il naso anche nelle vostre faccende, perché voi avete dimostrato di non essere capaci a farlo. Fino a quando la baracca sarà finanziata in automatico con i contributi obbligatori degli infermieri non cambierà niente. Personalmente come lei sa non sono per l’abolizione ne’ degli Ordini e ne’ dei Collegi perché le professioni oggi hanno davvero seri problemi. Ma sono anche per avere dei veri Ordini e dei veri Collegi. Se i Collegi servono solo ad alimentare poteri personali meglio non averli. In molti si stanno convincendo che a causa delle vostre incapacità sia necessario passare ad un sistema basato sul contributo volontario. Guardi che la maggior parte degli infermieri sono stufi della Federazione e dei suoi soprusi e vedono bene questa soluzione. Altra cosa sarebbe se voi foste capaci di dare risposte serie ai problemi della professione. In questo caso il problema dei contributi volontari non si porrebbe. Per dirgliela tutta: il potere del lato oscuro si regge sui presidenti di Collegio, ma solo perché costoro da questo potere oscuro hanno ricavato il massimo beneficio. Se questo beneficio è in pericolo come è in pericolo (in ragione dei tempi che cambiano, delle contraddizioni che crescono e di rompi coglioni come Pisa) saranno loro i primi che lo molleranno. Tra questi Presidenti vi sono certi marpioni che si venderebbero la madre pur di restare a galla. Se ciò non avverrà prima o poi saranno travolti. Questo mi sento di dirlo, in scienza e coscienza, proprio perché il referendum per il lato oscuro della Federazione è andato male molto male.

 

Grazie professore della sua intervista

Scusi mi permette di chiudere con una nota storica?

 

Prego professore ci mancherebbe altro...

Come ricorderà nella precedente intervista ho spiegato perché la proposta di Pisa è incentrata sul ruolo, sull’identità e sul comportamento atteso. Oggi abbiamo esaminato un Codice beffa e per spiegare perché è una beffa abbiamo analizzato le contraddizioni storiche della deontologia infermieristica. Ebbene vorrei dire che il Collegio di Pisa le sue proposte non se le è sognate, ma le ha ricavate proprio da una analisi della questione infermieristica, inquadrandola dentro un processo storico. Sappiate che nel codice del 1999, nell’anno in cui fu abolito il mansionario, in premessa era scritto “il codice guida l’infermiere nello sviluppo dell’identità professionale” e va considerato uno strumento che “informa il cittadino sui comportamenti che può attendersi”. Come vede l’idea di identità e di comportamento atteso in qualche modo era quasi preannunciata nel 1999 e questo perché, abolendo il mansionario, questa e non altre avrebbe dovuta essere la strada logica da seguire. Poi anziché andare avanti inspiegabilmente si cominciò a tornare indietro, e questi pochi accenni sparirono. Pisa cosa ha fatto? Ha ripreso il discorso del 1999 ed è andata oltre, sviluppandolo per intero fino alle sue logiche conseguenze.

 

Quindi professore dovremmo essere grati a Pisa se non altro per aver colmato, anche se con 17 anni di ritardo, uno jato che sarebbe toccato alla Federazione riempire?

Proprio così. Il lato oscuro della Federazione non può essere d’accordo con Pisa perché, dice la storia, è anche quello che ha diretto la Federazione dal 2000 ininterrottamente per almeno un decennio, fino a incompatibilità sopravvenuta, per cui capisco che accettare il giudizio della storia non sia facile. Ma la realtà è sotto i nostri occhi. Se la realtà fosse diversa non avrebbe senso dire come dice Pisa “io sono quello che devo essere”. Se Pisa dice “io sono quello che devo essere” è perché gli infermieri non sono ciò che dovrebbero essere. Questo vuol dire che qualcosa è andato storto e che se davvero si avesse a cuore il destino della professione non dovrebbe essere un problema aggiustare il tiro. Questo diventa impossibile quando, come dice Hume, “vi sono persone che a un graffio del loro dito preferiscono il crollo del mondo”.

A questo punto ciascuno si prenda le sue responsabilità. Il dovere di un intellettuale non è quello di mettere le mutande al mondo, ma semmai di toglierle per dire come stanno le cose. A questo dovere io mi sono attenuto e a null’altro. E a questo dovere mi atterrò sempre.

 

Ok. Grazie professore.