«Anziché aumentare i posti letto, è indispensabile che l’azienda assuma personale fresco e apra i due reparti al momento chiusi. Da una ventina di giorni tutte le notti il personale medico e infermieristico viene attivato in pronta disponibilità, segno che servono medici e infermieri in più». E’ l’analisi di Roberto Gambassi del Nursind Empoli. Un intervento che arriva dopo un altro giorno d’inferno nelle sale d’attesa del reparto del San Giuseppe. Prese d’assalto da pazienti a caccia di visite e cure. Una situazione insostenibile che spesso sfocia in malumori malcelati nei confronti del personale in servizio. Una situazione al collasso.

«Il problema parte da lontano, anche se si è evidenziato in maniera importante negli ultimi venti giorni – sottolinea Gambassi –. Si sono registrati picchi di accessi giornalieri di duecentosessanta utenti contro i centonovanta-duecento dei mesi scorsi. A pesare sono le conseguenze della riorganizzazione con accorpamenti abbinati a riduzione dei posti letto, aumento dell’età della popolazione e delle necessità di ricovero e riduzione della gente che si rivolge al medico curante. I motivi? Anche l’impossibilità o il timore di chiedere permessi al lavoro».

Un quadro complicatissimo a cui si aggiungono «ritmi rapidi di dimissione dai reparti con i pazienti che, spesso, rientrano dal pronto soccorso altrettanto velocemente». Una porta girevole inceppatasi nell’ultimo periodo perché «i reparti non riescono a dimettere e i nuovi pazienti non riescono a entrare». L’ingorgo viene da sé: è inevitabile, così stando le cose. «Ci troviamo di fronte – mette in evidenza il rappresentante del Nursind – a tempi di ricovero dopo la diagnosi e di permanenza su una barella al pronto soccorso anche superiori alle ventiquattro ore».

Poi c’è il capitolo accessi impropri al pronto soccorso. «Un buon trenta per cento del dato complessivo che grava su un personale che è già stremato. E’ vitale che l’azienda assuma adesso: i letti in più spostati nel pronto soccorso sono ‘letti pericolosi’. Servono forze sanitarie fresche per garantire in primis qualità dell’assistenza. Noi mettiamo il cittadino al primo posto e se il cittadino potrà essere assistito adeguatamente, di conseguenza il personale potrà lavorare nel giusto modo, riducendo al minimo stress e rischio clinico».