Fino a 24 ore di attesa per ottenere un ricovero, sovraffollamento, carenza di barelle e letti, spazi insufficienti e comunque non allestiti in  modo adeguato per accogliere i pazienti: i Pronto Soccorso di tanti ospedali milanesi "scoppiano". Mentre manca il personale medico e infermieristico. "Nuovi tagli ai posti letto renderebbero la situazione ancor più drammatica", denuncia il sindacato infermieristico NurSind

08 GEN - Come in tutta Italia, e la Lombardia non fa eccezione, in questo periodo dell'anno i pronto soccorso scoppiano. Complice anche l'avvicinarsi del picco influenzale 2017, la situazione è in una fase di altissima criticità. Un caso emblematico – si sottolinea in una nota del Nursind - è quello del Pronto soccorso dell'Ospedale San Paolo di Milano, realmente al collasso.
 
I pazienti più gravi rischiano di attendere, prima di essere assegnati al Dipartimento di Emergenza Urgenza (Dea) così  come all'Osservazione Breve Intensiva (Obi) fino a 20 ore in barella.
 
Una situazione inaccettabile sia per i pazienti sia per gli operatori  sanitari, denuncia il NurSind: "C’è una situazione di malessere grave. I sacrifici e gli sforzi dei Coordinatori Infermieristici che talvolta partecipano al processo di assistenza anche attivamente per ovviare ad alcune mancanze, non bastano più”.
 
"L'azienda – prosegue la nota del sindacato infermieristico - non può ignorare la criticità e la costante difficoltà a svolgere il lavoro di ogni singolo operatore. Allo stato attuale non è sempre possibile rispettare la privacy e la dignità delle persone in cura, così come prestare la dovuta attenzione al dolore del paziente, anche se noi facciamo tutto ciò che possiamo. Ancora più delicata è la questione dei malati in fase terminale: non esistono spazi adeguati per assisterli e noi, se e quando possibile, cerchiamo di allestire stanze libere per gestire questi momenti così dolorosi".
 
Se è vero che i Pronto Soccorso italiani in questi giorni sono particolarmente affollati per l'epidemia di influenza, è altrettanto vero che al San Paolo lo stato di allarme per il Nursind “è quasi una costante”.
 
E tra i motivi dell'emergenza, oltre a strutture e spazi inadeguati, il sindacato indica anche la carenza di personale medico ed infermieristico, sia in Pronto Soccorso Adulti sia in Pronto Soccorso Pediatrico, con solo due infermieri e un turnista.
 
“Molti turni sono senza personale”, dice il Nursind che parla di  “una situazione insostenibile: ad esempio l'infermiere di Atrio o Flussista si trova a gestire oltre 20 pazienti in barella tra persone visitate e da visitare, ma in realtà dovrebbe rivalutare i codici dei pazienti barellati".
Tempi di attesa lunghissimi. Secondo il sindacato tutto ciò porta a lunghissime attese. Se il tempo al triage per la valutazione è comunque breve - 10/15 minuti per un paziente autonomo e 5/10 per uno in ambulanza - purtroppo passano tra le 12 e le 24 ore dall'accettazione per avere un ricovero o un posto letto.
 
Per una visita, occorrono fino a 12 ore per un codice verde e fino a due ore per un codice giallo, mentre i codici bianchi - i casi ritenuti meno gravi - difficilmente sono visitati. Ancora, possono volerci addirittura 3 giorni di attesa presso l'Osservazione Breve Intensiva prima di ottenere un ricovero.
 
Oltre alla carenza di personale, il NurSind segnala anche la carenza di strutture e servizi per accogliere al meglio i pazienti e chi li accompagna. "Non siamo attrezzati per il sovraffollamento. Non abbiamo barelle in aggiunta al pronto soccorso: al termine di quelle disponibili, siamo costretti a bloccare le ambulanze fino a quando non se ne liberano. Anzi, le sale disponibili non sono sufficienti per contenere tutti i pazienti, assicurando loro la giusta privacy e dignità. Non abbiamo nemmeno acqua e cibo per i pazienti in attesa: per le situazioni più delicate cerchiamo di attrezzarci".
 
La soluzione? Più operatori e più posti letto. "E' assolutamente necessario ulteriore personale. Negli ultimi anni, poi, è avvenuta un’importante riduzione dei posti letto per acuti", spiega Rosario Pagana, segretario territoriale NurSind Milano. "Ulteriori riduzioni potrebbero essere pericolose per la cura dei pazienti, dato che dalla letteratura si riscontra che lavorare con indici di occupazione dei posti letto ospedalieri superiori all’85% comporta un incremento della mortalità dei ricoverati sia per la minore attenzione con cui vengono seguiti (dovuta a condizioni di stress lavorativo a cui sono sottoposti gli operatori) sia per il rischio aumentato di infezioni ospedaliere".
"Ovviamente, noi siamo pienamente d’accordo che bisogna rispondere ai bisogni necessari al di fuori dell’ospedale con l’offerta territoriale, realizzando strutture territoriali connesse con l’ospedale, riducendo pertanto gli afflussi e aumentando l’appropriatezza degli accessi al pronto soccorso. Ma, a oggi,  esiste una forbice troppo ampia fra ciò che si è investito in ospedale e ciò che si è investito in strutture territoriali. In Lombardia, per quanto riguarda la territorializzazione prevista dalla riforma del sistema socio-sanitario, si auspica che molti obiettivi di tale piano non siano progressivamente abbandonati, ma siano man mano realizzati. Noi del NurSind ci auguriamo che Regione Lombardia, così come è successo a Roma e Torino, non chieda aiuto ai privati che per alleggerire la pressione sui pronto soccorso potrebbero mettere a disposizione posti letto delle loro strutture. Senza dimenticare quanto sancito dall’articolo 32 della Nostra Costituzione: gli investimenti nella sanità pubblica hanno un valore immenso in termini di assicurazione delle cure gratuite agli indigenti" aggiunge Pagana.

Da Quotidiano Sanità