Illustrissima Signora Sindaca,

il NurSind, sindacato delle professioni infermieristiche si rivolge a Lei nella sua veste di autorità sanitaria locale, secondo quanto previsto per Legge.

In questi giorni gli ospedali torinesi hanno offerto una misera prova della loro capacità recettiva per l’epidemia influenzale.

Se avesse chiesto alla sua collega Anne Hidalgo, sindaco di Parigi, la situazione degli ospedali cittadini le avrebbe risposto che nella città che ospita il teatro Bataclan le emergenze sono altre.

Così hanno affermato i nostri colleghi parigini della Pitiè Salpetriere, dell’Hotel de Dieu e del Bichat per citarle soltanto alcune delle realtà ospedaliere con cui ci siamo confrontati e che hanno registrato un flusso di pazienti normale.

Nei giorni in cui i vertici della Polizia di Stato affermano pubblicamente che anche l’Italia dovrà pagare un prezzo al terrorismo, non possiamo fare a meno di chiederLe come reagirebbe Torino, a fronte di un evento come quelli stanno devastando il mondo?

Forse con la struttura per la risposta alle maxiemergenze ubicata a Cuneo, costata un milione di Euro, che non ha inviato neppure un farmaco per il recente sisma che ha colpito l’Italia centrale?

Non si legga come sgarbo istituzionale l’aver posto i nomi che per conoscenza leggono questo contenuto di sotto al suo; essi al pari dei Direttori Generali Aziendali su cui lei può esercitare un controllo di risultato, non si sono mai degnati di rispondere alle nostre segnalazioni né di chiedere quali fossero le nostre richieste. Le stesse non concernevano aumenti di stipendio o pause più lunghe ma semplicemente strumenti che permettessero di lavorare meglio per quella collettività di cui anche noi siamo al servizio.

C’è in realtà molto di più.

È invalsa nel nostro paese la strana tradizione di affidare la risoluzione dei problemi agli stessi che li hanno generati come ad esempio quel Fulvio Moirano che con l’eleganza che gli è propria accusava gli infermieri che chiedevano il riconoscimento delle ore di straordinario di “sbrodolare” l’eccedenza oraria perdendo il loro tempo nel percorso che dal parcheggio porta alla timbratrice della presenza. La scrivente Organizzazione Sindacale ha già chiesto conto di quest’insulto presso le autorità competenti, cosa aspetta la pubblica amministrazione a fare lo stesso giacché parliamo dello stesso personaggio a cui La Stampa del 17/1/2015 tributava gli onori in un articolo intitolato “Rivoluzione in Pronto Soccorso: stop ai malati in corridoio”? Non serve un grande stratega per capire che la soppressione di un posto letto non cancella il malato, lo trasferisce semplicemente su una barella del Pronto Soccorso, sempre che ce ne siano di ancora libere.

Per quale ragione un infermiere e un medico che sbagliano vengono duramente redarguiti, sanzionati quando non allontanati dal proprio lavoro mentre coloro che hanno l’unico merito di aver tagliato servizi e posti letto vengono premiati e fatti oggetto di aumenti retributivi enormi, giustificati con il timore che altre regioni possano portarci via manager di siffatte capacità?

Dobbiamo ricordare il mancato collasso del sistema è dovuto all’abnegazione del personale di prima linea; non è un caso che nelle sale di attesa degli ospedali non si sia visto alcun Direttore Generale né politico, avendo probabilmente ragione di temere per la propria incolumità.

Le scriviamo perché vi sono delle soluzioni che potrebbero essere immediatamente attivabili senza alcun onere per le finanze cittadine, che raddoppierebbero nell’immediato i mezzi di soccorso avanzato del 118, decomprimendo la pressione sugli ospedali e curando i pazienti direttamente a domicilio, compito che, ne converrà con noi, è peculiare di quei medici di famiglia il cui rappresentante ha lamentato non essere stati coinvolti dalla Regione in questo difficile momento.

Desidereremmo parlarle dell’imminente attivazione del Numero Unico Europeo 112, concepito secondo un meccanismo che ritarderà inevitabilmente i soccorsi, già posto sotto attacco da alcuni sindacati della Polizia di Stato e dei Vigili del Fuoco come potrà confermarle la sua collega di Roma. Anche in questo caso vi sono strade alternative e mai considerate.

Richiediamo per queste ragioni un incontro con la SV e nell’attesa di una sua risposta le porgiamo cordiali saluti