La Corte di Cassazione è intervenuta con propria sentenza su un tema che interessa particolarmente chi si occupa di sanita' al giorno d’oggi: la violenza contro gli operatori sanitari.

 

Argomento posto dal NurSind come tema della Giornata Internazionale dell’Infermiere 2017 (Clicca) visto il cospicuo aumento dei fenomeni di aggressione e violenza ai danni del personale sanitario (spessissimo infermieri) all’interno delle strutture sanitarie, prevalentemente pubbliche, ma anche private e private convenzionate.

Stavolta il massimo grado di giudizio ha ribadito quanto già espresso nel 2013 chiarendo che l’azienda risponde di non aver attuato tutte le misure che la legge o la pratica richiedono per prevenire il danno a carico dei propri dipendenti anche in caso di aggressioni e violenze.

Per la Cassazione, infatti, se è onere del dipendente dimostrare la sussistenza del danno e la pericolosità del luogo di lavoro e la correlazione tra attività lavorativa, contesto e danno subito, è però onere dell’azienda dimostrare di aver messo in atto tutte le misure necessarie (e non solo quelle obbligatorie per legge) al fine di tutelare l’integrità fisica dei propri dipendenti.

In mancanza di tale prova, verificata l’esistenza del danno e il nesso di causalità con la situazione lavorativa, l’azienda è tenuta a risarcire al dipendente il danno biologico, morale, professionale e patrimoniale.

Questa in sintesi la sostanza della sentenza n. 14566/17 (Clicca) con cui la Corte di Cassazione, ribaltando il giudizio della Corte di Appello (favorevole, invece, all’azienda) ha condannato un ospedale palermitano al risarcimento del danno a favore di un infermiere del pronto soccorso vittima di aggressione da parte di un paziente.