Era stato più volte detto e ripetuto: il sistema 112 ha grosse falle che vanno corrette perchè può diventare pericoloso ed inefficace.

Nursind aveva lanciato l'allarme pochi giorni addietro 

Oggi una triste conferma arriva dal Lazio, regione che immediatamente dopo il Giubileo aveva lanciato  la "rivoluzione" 112 come una soluzione definitiva a tutti i problemi.

La cronaca.

30 lunghissimi minuti di vana attesa

Una mezz’ora abbondante di inutili e reiterate telefonate a quel “benedetto” 112 senza che nessuno abbia mai risposta eccetto la voce registrata che ripeteva incessantemente: “Rimanga in attesa” in diverse lingue.

Questa la denuncia di una donna di Albano Laziale, paese in provincia di Roma, che ha visto morire davanti i suoi occhi il padre, un onesto e stimato cameriere, accasciatosi al suolo privo di sensi.

Interminabili le telefonate al 112 senza risposte quelle denunciate dalla donna che, per beffa del destino, abita a meno di 300 metri dal Pronto Soccorso dell’ospedale del luogo.

Ma il padre è un omone: alto e robusto.

Difficilissimo spostarlo.

La donna suona ai vicini, corre in strada a chiedere aiuto.

Il fratello sopraggiunto immediatamente dopo la telefonata disperata della sorella corre al Pronto Soccorso per chiedere aiuto ma non ci sono ambulanze disponibili.

A quel punto, vista la situazione irreversibile ed aiutati da vicini di casa, si decide di caricare in macchina il paziente privo di coscienza e correre disperatamente al Pronto Soccorso dove non possono fare altro che constatare la morte.

Alle 3.36, oltre 30 minuti dopo la prima telefonata, arriva una chiamata alla signora che aveva disperatamente composto il numero del 112 che le preannunciava che si era liberata un’ambulanza.

Non è dato sapere se il paziente anche in caso di funzionamento istanteneo del 112 si sarebbe potuto salvare.

Un dato di fatto inequivocabile è che comunque, ad oggi, risulta molto perfettibile.