Oltre 300 milioni di persone in tutto il mondo  soffrono di depressione, la principale causa di disabilità. Più di 260 milioni vivono con disturbi d'ansia. All’immensa sofferenza umana si accompagna una perdita di produttività  globale che si attesta su 1 trilione di dollari all’anno. Un lavoratore italiano su cinque, circa 6 milioni di persone, di cui più della metà donne, presenta disturbi mentali direttamente riconducibili allo “stress lavorativo”. La depressione è tra le principali cause di astensione dal lavoro: un costo altissimo per la collettività. E’ un bollettino di guerra, ma  stranamente, in una società alla continua rincorsa del massimo profitto, questo fenomeno, che ha vaste ripercussioni sulla produttività,   sembra passare in secondo piano.

La 25esima Giornata Mondiale della Salute Mentale che si celebra ogni anno il 10 ottobre, quest’anno punta i riflettori sulla “ salute mentale sui  luoghi di lavoro”  con lo scopo  di sensibilizzare le aziende ad occuparsi attivamente  del benessere psichico dei propri dipendenti  attraverso la rimozione delle  condizioni di stress,  delle dinamiche relazionali conflittuali  e  alla promozione di politiche attive di benessere lavorativo.

In Italia lo “stress da lavoro” colpisce   circa 6 milioni di lavoratori  su oltre 28 milioni. Il lavoro fa soffrire più frequentemente le donne (3,2 milioni): 500 mila ha disturbi d'ansia, 230 mila soffre d’insonnia, 220 mila di depressione, mentre 2,2 milioni presentano disturbi transitori di ansia, irritabilità, facilità al pianto, deficit di concentrazione, disturbi del sonno.

 Il lavoro è una componente fondamentale del benessere di ogni individuo:  vivere in una condizione  di stress continuo, di  relazioni conflittuali, di prevaricazioni, di non riconoscimento del proprio valore professionale, di prevaricazioni  comporta un insoddisfazione e un malessere che  può avere effetti devastanti: ci si ammala. Le conseguenze non ricadono solo sul singolo individuo, o la singola realtà lavorativa, è tutta la collettività a pagarne le spese sia  in termini di mancata produttività e che di impegno economico per la futura assistenza sanitaria.

 

L’Organizzazione mondiale della sanità ha cercato di individuare quali sono i fattori di rischio più associati a problemi di salute mentale sul posto di lavoro. Rispetto al contenuto del lavoro, i principali fattori di rischio riguardano:

  • Carico di lavoro. Possono essere causa di stress sia un carico di lavoro eccessivo, in termini di quantità o complessità, sia lavorare troppo poco o dover sottoutilizzare le proprie competenze.
  • Partecipazione e controllo. Essere impossibilitati a prendere parte alle decisioni rispetto al lavoro può portare a bassa autostima, abuso d’alcol, depressione e altri problemi fisici e mentali.
  • Contenuto del lavoro. Compiti monotoni, sottostimolanti o senza senso aumentano il rischio di problemi di salute mentale.

Rispetto al contesto del lavoro, i principali fattori di rischio riguardano:

  • Ruoli nell’organizzazione. Sia il conflitto di ruolo che le ambiguità aumentano il rischio di problemi di salute mentale.
  • Riconoscimento. La mancanza di stima e rispetto sul posto di lavoro si associa a scarsa motivazione, sofferenza psicologica e problemi fisici.
  • Correttezza. Un’equa distribuzione di salari, carichi di lavoro, e promozioni, così come il coinvolgimento nella presa di decisioni rispetto al luogo di lavoro, portano ad una maggiore soddisfazione e motivazione al lavoro.
  • Relazioni interpersonali. Scarsi rapporti con i colleghi, bullismo, molestie, e isolamento aumentano il rischio di problemi di salute mentale.
  • Ambiente di lavoro. Sia l’ambiente fisico che l’orario di lavoro, se non adeguati, possono portare a problemi fisici, come insonnia e disturbi gastrointestinali, e comportamentali, ad esempio l’abuso d’alcool.
  • Cultura lavorativaStili comunicativi e di leadership, così come la struttura organizzativa possono influenzare la salute mentale.
  • Interfaccia casa-lavoro. Il conflitto tra le richieste del lavoro e quelle dell’ambiente familiare possono aumentare il rischio di patologie mentali.

Alla limitata partecipazione ai processi decisionali, allo scarso controllo sulla propria attività, scarsa chiarezza nei compiti e negli obiettivi organizzativi, per le lavoratrici si aggiunge la fatica e lo stress da sostenere  a causa del doppio ruolo : pochissime, ancora oggi, le aziende che attuano politiche di sostegno alle donne lavoratrici .

Per aiutare le organizzazioni e i lavoratori, l’Oms ha prodotto “ Il Piano di azione per la salute mentale” (2013-2020).  In questo documento vengono definiti principi, obiettivi e strategie di attuazione per la promozione della salute mentale sul posto di lavoro.

Secondo l’ Oms  le azione da mettere in campo  per la creazione di un luogo di lavoro sano , sono  il coinvolgimento dei lavoratori ad ogni livello , azioni volte ad incrementare consapevolezza sul lavoro, l’ascolto delle   motivazioni e delle le esigenze dei lavoratori; tutto ciò affiancato da  programmi per lo sviluppo professionale, da politiche interne e sanitarie contro lo stress e l’uso di sostanze nocive. Dunque l’Oms propone un modello integrato di prevenzione, identificazione precoce, sostegno e riabilitazione per  la promozione  della salute mentale sul luogo di lavoro.

Obiettivo che, non potrà mai essere raggiunto appieno, fino a quando non si operi una un’ epocale rivoluzione culturale  che rimetta al centro del processo lavorativo, l’unica  risorsa  fondamentale, quella umana: il lavoratore.

 

 

Ph: Pixabay

Fonte:Qs