E’ successo a Roma, protagonisti, l’Università la Sapienza ed una dipendente single, che ha ottenuto da questa due giorni di permesso retribuito per la cura del proprio cagnolino, sottoposto ad un intervento chirurgico.

(da la Repubblica) 

Sono quasi 7 milioni gli italiani che posseggono un animale domestico, e la cifra annua per mantenerli va dai 700 ai 1500 euro.

Quanto ottenuto dalla dipendente potrebbe essere un importante precedente.

Tutto è cominciato quando la donna, impossibilitata a recarsi a lavoro per assistere il cagnolino sottoposto prima ad un intervento per carcinoma e poi per una patologia alla laringe, si accorge che i giorni di permesso chiesto vengono imputati come ferie.

Rivoltasi a Gianluca Felicetti, Presidente Lav, insieme a questo rintraccia delle Sentenze della Cassazione che stabiliscono come la mancata cura di un animale configuri i reati di abbandono e maltrattamenti.

La nuova richiesta di permesso retribuito è stata dunque accolta dal datore di lavoro, acquisita la motivazione sostenuta dalle sentenze e dal certificato veterinario.

 

 

Un precedente importante, sulla scia del quale molti potrebbero presentare le proprie istanze alle aziende per le quali lavorano.

A questo adesso dovrebbe seguire la Legge; non è accettabile che la Giurisprudenza sia sempre un passo aventi alla legislazione.

In Parlamento giace dal 2008 una Legge che traduce in modifiche del codice civile il principio già riconosciuto dall’Europa, ovvero che gli animali sono essere senzienti, e come tali devono essere considerati membri della famiglia.

In relazione a questo andrebbero regolati i permessi da lavoro e l’affidamento in caso di divorzio.

Siamo sicuramente anni luce da queste concezioni avveniristiche, specie in un periodo storico in cui ai diritti del lavoratore si è dato in maniera deliberata un bel colpo di spugna.

Resta comunque un dato di fatto quanto concesso da La Sapienza, e chissà che a seguire non si riesca ad ottenere anche per altri dipendenti.

 

 

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