E’ il Word Psorias Happiness Report 2017, una delle più grandi ricerche a livello mondiale, sull’impatto psicologico della psoriasi su chi ne soffre.

Non è una malattia di recente scoperta, i primi cenni storici risalgono agli Assiri che parlavano di malattie cutanee squamose. Nella Bibbia, il Levitico parla di pelle a chiazze e usa la parola spora.

Ippocrate nel V secolo a. C, parla di desquamazioni dette “psora” e Celso nel I secolo d.C dà una descrizione molto dettagliata della malattia, suggerendo il trattamento con lo zolfo; Galeno usa il termine psorias.

Da sempre, i malati venivano descritti come tristi e solitari e, da quanto emerge dallo studio la condizione psicologica non sembra essere cambiata.

 

La Psoriasi

E’ un disordine cronico e recidivante della pelle, una forma di dermatite cronica, che colpisce 2 milioni di italiani e 80 milioni di persone ne mondo, il 2-3% della popolazione europea.

Di solito insorge tra i 15 e i 35 anni.

L’eziologia è sconosciuta, anche se i dati a disposizione, ne indicherebbero l’origine multifattoriale: genetici, immunitari ed ambientali.

Due le ipotesi in merito:

  • la prima ipotesi considera la psoriasi come un disturbo di eccessiva crescita e riproduzione delle cellule della pelle, dovuto ad un disturbo dell’epidermide e dei cheratinociti

  • la seconda vede la psoriasi, il risultato di un disordine immuno-mediato, in cui l’eccessiva crescita delle cellule della pelle è dovuto a fattori prodotti dal sistema immunitario.

I linfociti T, che hanno un ruolo centrale nell’immunità cellulo-mediata, si attivano e migrano verso il derma, innescando il rilascio di citochine, che causano l’infiammazione e la riproduzione rapida delle cellule della pelle.

Sembra essere una malattia di tipo idiosincrasico: la malattia peggiora e migliora senza un motivo apparente.

L’evento scatenante il primo focolaio di solito è lo stress fisico o mentale, un trauma o una lesione della pelle, un’infezione spesso da streptococco.

Psoriasi, è temine di origine greca e vuol dire condizione di prurito.

Le manifestazioni sono le papule e placche eritematose ben delimitate, ricoperte di scaglie argentee ed opalescenti.

Le forme vanno da quelle leggere con pochi punti di desquamazione di tipo forforeo, alle forme più gravi come l’artrite psorisiaca, esfoliazioni ed eruzioni debilitanti.

Non è una malattia contagiosa ed infettiva.

Può essere diagnosticata con il semplice esame obbiettivo o attraverso l’esame autoptico, per confermare la diagnosi e per fare la differenziale.

Il trattamento dipende dalla gravità della forma e va, dall’adeguata idratazione della pelle, all’adeguata esposizione al sole, all’utilizzo di oli minerali fino a, nelle forme più gravi, l’utilizzo di trattamenti fototerapici, agenti di tipo sistemico e trattamento biologico: farmaci prodotti da proteine umane od animali con azione sul sistema immunitario che alterano il sistema di sviluppo della malattia, generalmente somministrate per iniezione od infusione.

Lo studio che ha arruolato 120 mila malati di psoriasi in 184 Paesi del mondo, si è proposto di fornire alle strutture un quadro generale della situazione dei malati e delle loro aspettative, in modo da individuare quelle strategie atte a migliorare la qualità di vita dei pazienti.

Il quadro che emerge dallo studio, è quello di persone sole, che soffrono di una profonda solitudine, di un angosciante senso di frustrazione e di un profonfo disagio nei rapporti che si instaurano nella vita lavorativa, affettiva ed intima.

Il prurito, la desquamazione e l’arrossamento, sono tutti sintomi invalidanti che mettono a disagio e non fanno vivere in maniera serena i rapporti, specie nella sfera intima, inducendo i pazienti ad uno stato depressivo.

I dati italiani dello studio, mostrano un paziente a disagio, soprattutto quando la desquamazione colpisce il cuoio capelluto e la zona genitale.

Il 60% di chi è affetto da psoriasi soffre di depressione.

Uno stato psicologico compromesso aggravato da un servizio sanitario che come sempre è a macchia di leopardo, dove assistenza, diagnosi precoce e trattamento, non sono uguali in tutte le regioni.

21 regioni, 21 servizi sanitari diversi dove, le più ricche includono le cure nei servizi offerti e le più povere no.

Questa disparità determina l’abbandono delle cure per il 90%, una situazione che mortifica una situazione di per sé difficile.

Essere affetti da psoriasi, vuol dire trovarsi davanti ad una miriade di ostacoli, tra cui i viaggi della speranza in regioni diversi dalla propria.

La loro non è solo una malattia della pelle, ma anche dell’anima, nel dover convivere ogni giorno con una immagine di sé che non è quella di prima, che provoca timore negli altri, che ignorano la non contagiosità.

A complicare il tutto, l’essere considerati malati di serie B, visto che ancora la psoriasi non è stata annoverata tra le malattie sociali ed invalidanti, escludendo i pazienti dalla possibilità di curarsi in maniera continuativa.

 

da il Giornale

ph credit: dal web e da blog psoriasi, Stefania Valagussa