di Andrea Bottega

 

Abbiamo ricevuto la comunicazione inviata dal movimento #noisiamopronti alle organizzazioni sindacali e al presidente Aran in merito alle richiesta di: riconoscimento formale, funzionale ed economico delle competenze, esperte e specialistiche; una strutturazione, sostegno e riconoscimento della formazione continua e aggiornamento; la ridefinizione della disciplina dell’esclusività di rapporto e della libera professione vietata ai professionisti sanitari del comparto.

Le tre proposte sono anche suffragate da una raccolta firme a loro supporto che si sta svolgendo in tutta Italia.

Da sindacato di categoria e rappresentativo che partecipa a tutti gli incontri per la stipula del contratto ci sentiamo di fare alcune semplici e brevi riflessioni.

 

  1. Sono solo queste le proposte della categoria? Se il contratto accogliesse queste richieste gli infermieri sarebbero contenti? Il resto (orario di lavoro con deroghe, pronta disponibilità, valorizzazione delle figure di supporto con passaggio da Bs a C, esoneri dal lavoro notturno per i più vecchi, comunicazione della turnistica per tempo, riconoscimento tempo di vestizione e consegna, ampliamento dell’indennità di area critica a tutta l’area critica PS e 118 compresi, revisione delle altre indennità, …) non conta?
  2. Nel merito il riconoscimento delle competenze specialistiche ed esperte è scritto anche nell’atto di indirizzo, è una proposta datoriale che deriva dalle regioni non serve chiederle. Tuttavia, per noi che ci confrontiamo con il testo e un impianto complessivo del sistema incarichi, il problema ha diverse sfaccettature che vanno risolte al tavolo al di là di una richiesta di principio. Ad esempio noi riteniamo che mal si adatti il sistema degli incarichi allo sviluppo della carriera professionale perché, diversamente dall’incarico di coordinamento che ha bisogno di una investitura datoriale per esercitare il potere legato alla sua funzione (fare i turni, ordinare il materiale, concedere ferie, straordinario, valutare i dipendenti, …), l’esperienza e le competenze acquisite in ambito clinico si possono esercitare sempre e comunque se non sono previsti mutamenti organizzativi. Meglio sarebbe un inquadramento in un livello a sé perché le competenze non cessano con il venir meno dell’incarico. Così anche per le funzioni di coordinamento che gerarchicamente sono sovraordinate. Per il sistema degli incarichi, almeno finora, non è previsto alcun finanziamento ad hoc e pertanto si dovrà far fronte con le scarse risorse presenti.
  3. Per quanto riguarda poi l’infermiere o il professionista specialista va detto che potrà realizzarsi solo dopo che l’osservatorio per le professioni sanitarie presso il MIUR abbia indicato quali sono i master di accesso a tale funzione. Un passaggio in più che rischia di rendere la prospettiva vana almeno a breve termine. Rimane altresì da chiarire cosa potranno fare questi infermieri in più degli altri.
  4. La compatibilità della formazione continua e dell’aggiornamento è anch’esso un tema in discussione come ve ne sono tanti altri legato all’orario di lavoro.
  5. La richiesta di parificazione per la libera professione, tra le professioni sanitarie (dirigenti e comparto) è in linea di principio sacrosanta. Più volte abbiamo tentato di togliere l’esclusività con emendamenti parlamentari ma serve una modifica legislativa che non è stata fatta dal parlamento uscente. E’ ovvio che senza una possibilità normativa non c’è neanche la possibilità di chiedere l’esclusività di rapporto. Quindi la richiesta è fuori tempo e fuori sede (non contrattuale ma legislativa). Nursind ha anche tentato la via giudiziaria ed è in attesa che si esprima la Corte di Cassazione.
  6. Molti invece sono i temi su cui è necessaria la difesa della professione che passa anzitutto dalla difesa dei diritti cui siamo impegnati ai tavoli (orario di lavoro, relazioni sindacali, sanzioni disciplinari, permessi, …), diritti a cui questo movimento non fa cenno. Sul problema della mobilità nessuna parola? Eppure è un problema che riguarda molte persone e, anche in questo caso, tutte le proposte di modifica normativa (la legge Madia del PD) si sono infrante contro la contrarietà della maggioranza.

 

La pochezza e la demagogia delle proposte lasciano trasparire l’intenzione che in realtà ci siano dei secondi fini su una iniziativa del genere e, immaginando alcune dinamiche, pensiamo interessi altri giochi di potere.

Se ci fosse la volontà vera di incidere si darebbe supporto ai sindacati infermieristici che al tavolo si battono assieme per la difesa e la valorizzazione della categoria TUTTA.

La vera iniziativa dirompente sarebbe votare alle prossime elezioni RSU di aprile 2018 il sindacato infermieristico. La vera pressione al tavolo sarebbe togliere le adesioni a chi tralascia la difesa degli infermieri.

Il resto è oppio per i popoli (infermieri). E di “fumo” ne abbiamo visto tanto.