La prova dell’avvenuto Demansionamento, può essere fornita dal lavoratore anche a mezzo di presunzione semplice, a stabilirlo la Corte di Cassazione con la sentenza della Corte di Cassazione n. 22288/2017.

I fatti

La vicenda riguarda una ditta di servizi che condannata a risarcire il lavoratore con la cifra di 18mila euro, a titolo di risarcimento del danno da attribuzioni di mansioni inferiori per il periodo compreso tra giugno 2003 ed agosto 2005, era ricorsa in Cassazione per impugnare la decisione del Tribunale di Milano.

La Cassazione, rigetta il ricorso, confermando la condanna con la seguente motivazione:

Reputiamo che il danno non patrimoniale che ricomprende anche il danno di tipo esistenziale, deve essere risarcito quando sia conseguenza, come nel caso di dequalificazione professionale del lavoratore subordinato, di una lesione in ambito di responsabilità contrattuale di diritti inviolabili costituzionalmente garantiti e che la sussistenza di tale danno possa essere provata anche a mezzo di presunzioni semplici”.

I giudici di seconda istanza hanno ritenuto che nella fattispecie si colgano "quegli indici presuntivi della presenza del danno non patrimoniale di tipo esistenziale, quale la lesione alla dignità personale ed al prestigio professionale....".

 

La prova del Demansionamento, sempre a carico del lavoratore, non è cosa semplice, visto che è essenziale provare la differenza tra la mansione cui era stato adibito al momento dell’ assunzione e quella cui era stato adibito successivamente , con prove documentali che ne evidenzino la dequalificazione a mansione inferiore.

Grazie alla sentenza in merito, potrebbe essere meno complicato dimostrarlo, infatti da quanto si evince, è ammesso che il Giudice possa trarre la suddetta prova anche da presunzioni semplici.

 

 

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Da Studiocataldi