I cambiamenti non son mai facili da accettare, le rivoluzioni, anche se verso un sistema più trasparente, trovano sempre fervidi oppositori; sarà questo il motivo per il quale su 80 posti disponibili per infermieri in seno alla nuova Areu di Foggia, se ne sono presentati solo 20?

Quello che era un cambiamento di direzione in Puglia, annunciato da tempo si sta concretizzando, e così la gestione del 118 finalmente passa dalle mani delle associazioni alla Asl, con l’istituzione dell’Areu, Agenzia regionale dell’emergenza-urgenza, allo scopo di fare ordine in uno spazio grigio, dove illegalità e contratti atipici come partite Iva e “volontariato” l’hanno fatta da padrone.

All’avviso pubblico per 80 posti si sono presentati inizialmente in trecento, e come solito è scattata la bagarre per accaparrarsi uno dei quaranta posti. Così almeno suggerivano le dichiarazioni al veleno di alcuni candidati che, ritrovatisi in graduatoria nelle retrovie, hanno gridato allo «scandalo» accusando la commissione esaminatrice di non aver tenuto conto dei titoli esaminati.

Una tesi «fuorviante», respinta dal direttore generale dell’Asl, Vito Piazzolla, che accusa gli infermieri autori di un esposto e coloro che si sono rivolti ai giornali di aver «alimentato una campagna di odio sconclusionata, ingiustificata e con risvolti anche dubbi sulla cui valutazione pensiamo di presentare un esposto alla magistratura».

Piazzolla punta il dito contro il clima di intimidazione e violenza che sta caratterizzando il difficile passaggio del sistema di emergenza-urgenza in Capitanata dall’improvvisazione e dal “fai da te” degli ultimi anni a una struttura organizzata al servizio del cittadino. 

Cosa sta succedendo davvero in Puglia?

Come mai dopo la bagarre, solo in venti hanno risposto alla chiamata per assunzione, rendendo così impossibile la partenza del nuovo Areu?

Che ci sia dietro un boicottaggio? O come si in giro i posti messi a disposizione non seducono granchè perché disseminati un po’ in tutta la provincia, molto spesso considerati luoghi disagiati perché lontani dalla sede di residenza? Oltretutto l’incarico è a tempo determinato e in quella graduatoria sono finiti parecchi infermieri che risultano già essere dipendenti a tempo indeterminato in strutture sanitarie del territorio.

 

da La Gazzetta del Mezzogiorno