Conoscere i fattori di rischio che contribuiscono allo sviluppo delle lesioni da pressione (LdP) è importante al fine di promuovere strategie che permettano, durante la degenza, di prevenirle; prevenzione e cura delle LdP richiedono lo sviluppo di una cultura professionale che orienti l’operatore nella scelta e nell’utilizzo di metodi e strumenti adeguati in grado di garantire standard assistenziali in linea con le evidenze scientifiche disponibili.

Lo studio qui preso in esame, pubblicato sulla rivista Assistenza infermieristica e ricerca, ha come obiettivo quello di determinare l'incidenza e i fattori di rischio per lo sviluppo di LdP in una Terapia intensiva generale.

 

Le Lesioni da Pressione

La definizione Internazionale NPUAP-EPUAP di LdP è la seguente: “lesione localizzata alla cute e/o agli strati sottostanti, generalmente in corrispondenza di una prominenza ossea, quale risultato di pressione, o pressione in combinazione con forze di

taglio” (EPUAP, 2009).

Si intende quindi una lesione tissutale ad evoluzione necrotica che interessa l’epidermide, il derma e gli strati sottocutanei, fino a raggiungere, nei casi più gravi, il muscolo, la cartilagine e l’osso.

La LdP è la conseguenza diretta di una elevata e/o prolungata compressione e/o di forze di taglio (o stiramento), causanti uno stress meccanico ai tessuti e l’occlusione dei vasi sanguigni.

Le piaghe da decubito rappresentano una condizione molto frequente, ma potenzialmente prevenibile in popolazioni ad alto rischio quale quella anziana e quella dei soggetti con compromissione dell’autonomia funzionale che può andare dall’ipomobilità sino all’allettamento completo.

La loro comparsa può rallentare il recupero funzionale e comportare complicanze di natura infettiva, nonché determinare la comparsa di dolore e prolungare la degenza ospedaliera; inoltre la presenza di ulcere da pressione è riconosciuta come fattore prognostico sfavorevole che si associa ad aumento della morbidità e della mortalità.

Si stima che negli USA colpiscano circa 1,5-3 milioni di persone, nel 70% dei casi con età superiore ai 70 anni, comportando una spesa sanitaria annua di circa 5 miliardi di dollari.

La consapevolezza che prevalenza ed incidenza di tali lesioni, direttamente correlate all’elevata spesa sanitaria, siano indicatori negativi della qualità della vita e dell’assistenza sanitaria erogata, rende necessario in Italia, così come in Europa e negli USA, una gestione globale del fenomeno che preveda politiche di prevenzione, diagnosi e cura sempre più efficaci ed appropriate, così come lo sviluppo di adeguati sistemi di controllo.

 

Lo sviluppo delle LDP è determinato da una vasta gamma di fattori estrinseci ed intrinseci.

I fattori che incidono maggiormente sulla loro insorgenza nel paziente acuto sono: insufficienza d'organo, sepsi; pressioni di interfaccia maggiori di 32 mm Hg, umidità della pelle, temperatura corporea (<35° o >39°);alterazione dello stato di coscienza, ridotta attività motoria, durata della degenza, livello della proteina C-reattiva;instabilità emodinamica, supporto farmacologico o meccanico per mantenere la pressione sanguigna normale/adeguata gittata cardiaca, perfusione generale o regionale inadeguata a supportare la normale funzionalità degli organi, compresa la cute.

 

Lo studio

Lo Studio osservazionale retrospettivo è stato condotto su 122 pazienti in una TI generale, da gennaio a dicembre 2015.

Sono stati inclusi tutti i pazienti con una degenza in TI >5 giorni ed esclusi quelli con una LDP all'ammissione, includendoli solamente se sviluppavano una ulteriore LDP.

 

Risultati

Il 33% ha sviluppato almeno una LdP.

La densità di incidenza è stata di 23 LdP per 1.000 giorni di degenza in UTI.

  • Il 29% delle lesioni era di stadio I, il 56% di stadio II, l'8% di stadio III e il 6% di stadio IV.
  • La sede con incidenza maggiore è stata quella sacrale (21%), sui talloni l'incidenza è stata del 1.6%.

Nonostante numerosi fattori siano statisticamente correlati con lo sviluppo di lesioni (sesso femminile, Sequential Organ Failure Assessment, durata della degenza in TI, ventilazione meccanica invasiva >72 ore, somministrazione di dobutamina, rapporto di ammissione pO 2/FiO2, livello medio della scala Braden in TI e diagnosi di ammissione) all’analisi multivariata rimane significativa solo l’associazione con la lunghezza della degenza.

 

Da:

Incidenza e fattori di rischio associati allo sviluppo di lesioni

da pressione in una terapia intensiva generale italiana

Alberto Lucchini,1 Stefano Elli,1 Flora Bianchi,2 Nicoletta Doina Birleanu,3 Silvia Zucchini,4 

Stefania Ceccarelli,1 Valeria Tancredi,1 Erica Zampieri,1 Daniele Moretta,1 Stefano Bambi5