Dalla revisione della letteratura si stima che gli Errori farmacologici rappresentino tra il 12 ed il 20 % di tutti gli errori in sanità, e sono prevalentemente associati alla pratica infermieristica.

Per lo più gli errori sono da ricondurre alla gestione della terapia endovenosa, una delle maggiori responsabilità infermieristiche.

Gli errori legati alla terapia parenterale nella fase di preparazione del farmaco sono comuni e rappresentano un serio problema legato alla sicurezza: sono definiti errori di omissione o di commissione, che arrecano o possono arrecare danno ai pazienti.

 

Cosa si intende per Errore farmacologico

La definizione proposta dal National Coordinating Council for Medication Error Reporting and Prevention (NCCMERP) lo definisce come: “un qualsiasi evento avverso, non intenzionale, prevenibile che possa causare o portare ad un uso inappropriato di farmaci o a danni al paziente mentre il farmaco è sotto il controllo del professionista sanitario, del paziente o del consumatore”. Tali eventi avversi possono essere correlati ad un errore nel processo di gestione del farmaco costituito da varie fasi tra cui la prescrizione, la comunicazione della stessa, l’etichettatura dei prodotti, l’imballaggio e la nomenclatura, la composizione, la somministrazione, la distribuzione, l’amministrazione, la formazione, il monitoraggio e l’uso.

 

Lo studio

Lo studio preso in esame, pubblicato su “Scenario”, giornale ufficiale dell’Aniarti, ha analizzato il rischio di Errore farmacologico nelle terapie intensive, facendo riferimento al delicato passaggio della Diluizione.

La scelta è ricaduta nelle terapie intensive, in questo caso dell’Emilia-Romagna, in quanto fornisce assistenza ai pazienti più critici e quindi associata a rischi significativi per eventi avversi e gravi errori.

La maggior parte dei pazienti assistiti nelle Unità di Terapia Intensiva riceve molteplici infusioni di medicinali, alcuni dei quali potenzialmente rischiosi, che devono essere infusi simultaneamente e con precisione per non arrecare danni al paziente.

Gli errori farmacologici connessi alla somministrazione continua di farmaci tramite una pompa di infusione sono frequenti nelle Unità di Terapia Intensiva. Tra i fattori associati agli errori infusivi, uno di quelli maggiormente rilevanti è l’utilizzo di una soluzione a maggiore concentrazione di principio attivo (il farmaco distribuito in commercio) e la sua diluizione per la preparazione di una soluzione infusionale a diversa concentrazione di principio attivo.

Alcuni studi hanno dimostrato come le differenze nella preparazione dei farmaci sono comuni e possono pertanto aumentare il rischio di errori terapeutici.

La standardizzazione potrebbe essere il giusto approccio volto a ridurre i rischi legati alla preparazione della terapia farmacologica.

 

Il Campione

Hanno partecipato allo studio tutte le Terapie Intensive per adulti degli ospedali pubblici della regione Emilia-Romagna (32 unità operative).

A queste è stato somministrato un questionario finalizzato a ad indagare le modalità di diluizione di alcuni farmaci di uso comune (Adrenalina, Amiodarone, Dobutamina, Dopamina, Noradrenalina, Midazolam, Fentanyl, Morfina).

 

Risultati

Gli errori legati alle diluizioni risultano avvenire “raramente” nel 59,4% dei casi, “spesso” nel 3,1% dei casi, “a volte” e “mai” nel 12,5% dei casi ciascuno.

Dai dati raccolti, i fattori ritenuti causa dell’aumento del rischio di errori farmacologici in Terapia Intensiva sono stati giudicati:

• Assenza di procedure e protocolli di standardizzazione

• Prescrizioni non chiare o compilate in modo inappropriato e di difficile interpretazione a causa di grafie poco leggibili

• Elevato turn over infermieristico e presenza di personale neoassunto ed inesperto

• Scarsa conoscenza di farmacocinetica e farmacodinamica

• Scarso utilizzo di sistemi di incident reporting e controllo del rischio clinico.

 

Al fine di ridurre gli errori farmacologici e di conseguenza il rischio clinico bisognerebbe procedere verso la standardizzazione; è necessario un approccio organizzato, sistematico e interprofessionale, attraverso procedure o linee guida aziendali, locali o regionali, e l’adozione di processi standardizzati di prescrizione e preparazione dei farmaci.

Ed ancora sarebbe utile ridurre le ore di lavoro, avere a disposizione un maggior numero di personale, utilizzare competenze multi-professionali (quale il supporto dei farmacisti), servirsi di aiuti tecnologici come le prescrizioni informatizzate su software dedicati.

 

Da:

Diluizione dei farmaci in Terapia Intensiva: indagine descrittiva sulle diluizioni in uso nelle Terapie Intensive della regione Emilia Romagna

Katia Munaretto, Sara Piombini, Guglielmo Imbrìaco

Infermiera, U.O. Anestesia e Rianimazione, Ulss3 Serenissima, Mirano (VE) Infermiere, U.O. Sala Operatoria Ortopedia, Ospedale Bufalini, Cesena

Infermiere, Terapia Intensiva – Rianimazione, Ospedale Maggiore, AUSL di Bologna