Quali le procedure necessarie affinché gli operatori sanitari, nel prestare soccorso alla vittima di un crimine non contaminino la scena?

Questo l’argomento discusso dall'Infermiera Barbara Modaffari a conclusione di un corso sulla “Storia della criminalità organizzata” svoltosi a Cosenza.

L’obiettivo del corso è stato formare Infermieri ed operatori sanitari sulla sfera della criminologia, e fornire loro gli strumenti necessari al trattamento del paziente senza alterare le tracce utili alle indagini

“Ho preso spunto da un aneddoto raccontato da un docente durante il corso - spiega Barbara Modaffari -, secondo il quale sulla scena di un crimine efferato sono state rilevate impronte digitali di uno soggetto sconosciuto. Notevoli risorse economiche e di tempo degli investigatori per poi scoprire che appartenevano ad un operatore sanitario che aveva deciso di toccare una maniglia a mani nude e recarsi in bagno a lavarsi le mani”.

Partendo da un protocollo presente sul web e integrato con le lezioni del docente criminalista e con studi personali, l’infermiera ha relazionato le indicazioni utili alla preservazione delle tracce che inevitabilmente l’autore di un reato lascia sulla scena del crimine, così come sulla vittima. Comportamenti per l’equipaggio dell’ambulanza e per gli operatori di alcuni reparti che possono accogliere le vittime: dai calzari da indossare sopra le scarpe per non “asportare” tracce ematiche o altro, per arrivare alle buste di carta per isolare le mani della vittima che possono “trasportare” reperti utili alle indagini.

“La nostra formazione - continua Modaffari - deve essere manifestata in tutti i settori, anche in quelli che apparentemente non ci competono. La nostra categoria deve distinguersi per professionalità e competenza anche quando ci ritroviamo in un iter investigativo che può condurre alla risoluzione di un evento criminoso e contribuire ad assicurarne l’autore alla giustizia, quantomeno evitando di inquinare o deteriore le tracce utili alle indagini".

"Fondamentali i corsi di formazione - conclude Barbara Modaffari - che vedono spesso come relatori i massimi esponenti dei reparti di investigazioni scientifiche accanto agli infermieri forensi: la conoscenza del percorso delle indagini accanto alle prestazioni sanitarie senza mai dimenticare l’obiettivo primario che è quello di prestare soccorso e, quando possibile, salvare la vita alla vittima.