L’infermiere è la figura chiave nell’ individuare le strategie di prevenzione per l'incontinenza urinaria nel paziente ed a valutare quelle più efficaci da attuare a livello domiciliare. A dichiararlo è il Consejo General de Enfermería, sulle pagine di Redaccion Medica, rivista di settore spagnola.

Vediamo quindi come si realizza la competenza infermieristica in meirito.

 

L’International Continence Society definisce l’incontinenza urinaria come un’involontaria perdita di urina. Si stima che l’incontinenza urinaria colpisca qualcosa come 400 milioni di persone in tutto il mondo, ma il dato sarebbe sottostimato, vista la reticenza nel dichiarare la patologia da parte di chi ne soffre.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera l’incontinenza urinaria uno dei maggiori problemi in ambito geriatrico e la sua prevalenza e severità aumenta con l’età e la comorbidità.

 

Esistono due forme di incontinenza urinaria con cause, storia clinica e modalità di trattamento del tutto diverse.

Secondo il rapporto congiunto International Urogynecological Association (IUGA)/International Continence Society (ICS):

  • l’incontinenza urinaria da stress è definita come la perdita involontaria di urina sotto sforzo fisico, o durante starnuti o colpi di tosse.
  • l’incontinenza urinaria da urgenza definita come la perdita involontaria di urina associata all’urgenza minzionale.

 

Nel primo caso il difetto funzionale sembra risiedere a livello uretrale e può essere indagato l’eventuale deficit sfinterico (più tipico del paziente neurologico o nel post-chirurgico) o la dislocazione anatomica (più tipica della donna con prolasso urogenitale).

Nel secondo caso spesso il detrusore (il muscolo della vescica) risulta contrarsi a riempimenti non fisiologici portando alla sindrome della vescica iperattiva, che può avere cause organiche (infezioni, litiasi, disturbi neurologici, diabete mellito, vasculopatie, difetti della compliance vescicale) o spesso idiopatiche.

 

Epidemiologia dell’incontinenza

I dati presenti in letteratura stimano che circa il 5-69% della popolazione femminile e l’1-39% di quella maschile risultano affette da incontinenza urinaria, tali range percentuali riflettono la difficoltà della comunità scientifica di effettuare una stima esatta della prevalenza dell’incontinenza urinaria; studi epidemiologici infatti valutano diverse coorti di pazienti analizzando diversi aspetti quali sesso, età, etnia, comorbilità, tipologia di incontinenza, grado di severità, etc. fornendo dati estremamente eterogenei. Nonostante la discordanza di numerosi studi sulla prevalenza dell’incontinenza urinaria emerge il dato univoco che documenta come il sesso femminile sia maggiormente colpito rispetto al sesso maschile con un rapporto 2:1 - F:M e che l’avanzare dell’età rappresenti un fattore di rischio per entrambi sessi.

 

Problema ed interventi infermieristici

L’incontinenza urinaria è una delle maggiori cause di disabilità e dipendenza e influisce negativamente psicologicamente e fisicamente sulla salute del paziente.

La vera prevalenza d’incontinenza urinaria è difficile da stimare con precisione visto che molti malati non cercano mai un aiuto da parte del personale sanitario a causa d’imbarazzo, per mancanza di consapevolezza di opzioni di trattamento e per il fatto che l’incontinenza, per loro, sia normale con l’età.

Chi soffre di questo problema riporta imbarazzo nel fare frequenti viaggi in bagno, paura dell’odore, paura di apparire sporco e per gli uomini la paura di diventare impotente, è spesso motivo di isolamento sociale.

L’incontinenza aumenta il rischio di cadute, di fratture, di ospedalizzazione e predispone allo stress del caregiver.

Interventi infermieristici

L’infermiere è una figura chiave sia a livello preventivo che nella fase di intervento.

Parte dall’infermiere la valutazione del paziente e del grado collaborativo di questo, per poi decidere che tipo di intervento attuare in maniera personalizzata.

Gli interventi comuni sono:

 

La dieta: evitare l’assunzione di cibi che determinano sovrappeso ed obesità che, predispongono all’instaurarsi del diabete che favorisce l’instaurarsi o il perpetuarsi dell’incontinenza urinaria, perciò è consigliabile avere un BMI < 30 kg/m2.

Eliminare bevande alcoliche o contenenti caffeina e teina che possono 9 agire come diuretici e quindi aumentano la produzione di diuresi; il cioccolato, contiene caffeina; bevande e cibi acidi e bevande gassate possono irritare la vescica e quindi il loro consumo va ridotto. L’assunzione di liquidi deve aggirarsi intorno ai 2 litri al giorno, cercando di evitare le ore serali.

 

Esercizi dei muscoli pelvici: gli esercizi della muscolatura pelvica o esercizi di Kegel sono un’ulteriore alternativa che prevede una serie di esercizi utilizzati per rinforzare i muscoli volontari che aiutino la continenza sia negli uomini che nelle donne.

Questo tipo di esercizi ai muscoli pelvici consiste in un programma di contrazioni ripetute insegnate da un infermiere. La formazione include almeno 24 contrazioni al giorno per un periodo iniziale di 6 settimane.

La corretta tecnica di esecuzione degli esercizi di Kegelprevede:

  1. Lo svuotamento iniziale della vescica;
  2. Stringere i muscoli del pavimento pelvico e mantenerli contratti contando fino a 5;
  3. Rilassare i muscoli completamente contando fino a 10 (il tempo di rilascio dovrebbe essere circa il doppio quello di contrazione);
  4. Fare una serie di 10 esercizi, 3 volte al giorno (mattina, pomeriggio e notte).

 

Svuotamento programmato o a tempo della vescica. Lo svuotamento programmato prevede la minzione esortata dal caregiver o dall’infermiere. Questo tipo di intervento fa diminuire gli episodi di incontinenza. Viene utilizzata in pazienti anziani fragili che hanno < 4 episodi di incontinenza urinaria al giorno. La persona dovrebbe continuare con questa tecnica solo se c’è una riduzione del 20% di episodi d’incontinenza.

 

Diario della vescica. Il “diario della vescica” permette di porre diagnosi d’incontinenza urinaria. L’anziano su questo diario deve registrare giornalmente quanti liquidi ha assunto, i tempi di minzione e quanti episodi di incontinenza urinaria si sono manifestati. Questo può essere fatto sia dal paziente che dal caregiver ed è utile per identificare le cause di incontinenza urinaria ma non è sempre attuabile per i fragili.

 

 

Da Redaccion Medica; Management of urinary incontinence in frail elderly women. Elsevier 2015.

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