di Emilio Benincasa

 

Dopo le ultime elezioni europee, il"selfie" dell'Italia immortala un'immagine, che assomiglia ad un grosso e goffo elefante marino, il quale, sulla terraferma si crogiola al sole, immobile ma tronfio, consapevole di una forza che non riesce ad usare, aggrappato al Vecchio Continente in attesa che l'onda di marea lo riporti nel suo elemento naturale, ossia il mare, dove forza e agilità invece risultano espresse nel miglior modo.

 

Insomma, un mammifero marino, che governa praticando l'arte di scaricare le responsabilità in mani altrui, ostaggio dell'inazione, che antepone l'invidia all'ambizione, al quale risulta meglio decidere di non decidere, dove i poteri dello Stato non hanno più confini di indipendenza e le reciproche ingerenze sono ormai assiduamente perpetrate e dove in sanità per curare le malattie ti viene chiesta la residenza e la cittadinanza.

 

Dunque, se fossimo governati da un elefante marino che nuota nel mare, l'Italia sarebbe consapevole delle energie vitali straordinarie che possiede, oltre al gusto e raffinatezza, e forse la crescente domanda di "italianità" nel mondo sarebbe intercettata al fine di far progredire lo Stato, ma purtroppo il mammifero che ci governa ha deciso di stanziarsi sulla terraferma o al massimo in qualche stagnante pozzanghera nella quale le doti anzidette risultano annullate o impercettibili.

 

Senza dubbio, in gran parte della classe politica italiana, esiste una attrazione fatale verso la conservazione e l'immobilismo. Qualsiasi tentativo di cambiamento, viene contrastato e osteggiato da chi si propone sempre più bravo e più democratico degli altri come in un corso di studenti universitari. E la corsa a essere i migliori, produce il rigetto delle proposte altrui, ritenute sempre meno democratiche delle proprie, con l'inevitabile risultato di avere i cassetti pieni di buone e ottime iniziative che mai si realizzeranno.

 

Un massimalismo tutto italiano, che marchia a fuoco la politica e la recinge in un regolare immobilismo, facendo coincidere gli equilibri e gli interessi interni dei partiti con il governo di una Nazione. Incapace di produrre effettivi governi, la residuale democrazia italiana ha così affidato quest'ultimi ai "burosauri" dei ministeri o alle impercettibili istituzioni europee, con i risultati che conosciamo e che viviamo.

 

La cultura ellenica di Aristotele e Platone, passata poi alla morale cristiana, indica la saggezza come la prima delle quattro vitù cardinali, e contempla nella prudenza una preziosa dote per evitare che le conseguenze delle proprie decisioni, possano produrre inutili rischi e danni irreparabili. Nel nostro Paese purtroppo la prudenza è diventata oltremodo eccessiva degenerando in continua titubanza, infesto immobilismo, totale inerzia, quale prenunzio della conservazione dello status quo.

 

Da tutto questo, a cascata, discendono una serie di conseguenze evidenti quali: l'asfissia del mercato del lavoro, la fuga dai lavori manuali dei nostri ragazzi, più forte che nel resto del mondo; la pessima gestione del nostro patrimonio culturale unico al mondo; la noncuranza verso il Mezzogiorno e il Sud, privo di infrastrutture essenziali per lo sviluppo; etc... Si potrebbe continuare pressochè all'inverosimile, ma queste poche considerazioni, credo siano sufficienti a descrivere la "dolce morte" di un intero popolo.

 

Non posso, prima di concludere, non accennare alle conseguenze che questa sospensione indefinita dell'agire politico ha sulla sanità. Troppo tempo sta passando, ma di provvedimenti utili ai bisogni dei cittadini non si intravede nulla all'orizzonte, dove incombe il crepuscolo del Sistema Sanitario Nazionale. Dopo la recente consultazione elettorale, si palesano sintomi preoccupanti per la salute pubblica, dettati da un nuovo assetto di potere. Tutto è fermo, ma in sanità, chi si ferma è perduto.

 

In sanità, ognuno traccia il proprio solco come se nulla fosse, ad esempio, si stilano linee guida regionali per la cura dei pazienti cronici, come se un malato cronico di Milano potesse avere cure diverse da uno che abita a Catania, sprechi di risorse e di tempo assurdi, un federalismo spinto che supera quello "regionale" , ma risulta quasi "rionale" a cui sarebbe ora di porre termine. Nei prossimi mesi detoneranno alcuni problemi, innescati da tempo da politiche sanitarie miopi: dalle liste di attesa, alla spesa dei farmaci ad alto costo, ai ticket, all'emergenza sociale e sanitaria dei nuovi poveri, a quella del personale sanitario che andrà in quiescenza con gli effetti di "quota 100".

 

Tutto, intanto prosegue immutato, e ormai la sanità è divenuta sinonimo di barzelletta, tanto da fare una spietata concorrenza all'inarrestabile e tradizionale filone sui Carabinieri, con la differenza sostanziale, che quest'ultimi risultano elevati a caricatura nel sentire popolare, suscitando sane risate pur mantenendo l'integrità di ciò che rappresentano, mentre le risate sulla sanità, risultano alquanto amare.

 

Fino ad ora, quello che è arrivato risulta un alito, anzichè un vento del cambiamento, auspichiamo che questo Governo, fino a quando rimarrà responsabile di questo Paese possa produrre politiche vorticose in grado di produrre quell'onda di marea tanto grossa, da riportare in mare l'elefante marino e consentirgli di dare il meglio di sè per tutti gli italiani, che ne hanno tremendemente bisogno.