Le assenze per malattia dal lavoro per brevi periodi, in maniera continuativa, a cavallo di feste e di riposi, con comunicazioni rese al datore di lavoro all’ultimo minuto, potrebbero essere considerate assenze tattiche per malattia e di conseguenza legittimano il licenziamento.

A stabilirlo la Cassazione con la Sentenza n. 18283 Luglio 2019.

I fatti

La Corte di Appello di Cagliari dichiarava legittimo il licenziamento di un dipendente che in maniera reiterata ed intenzionale si assentava per malattia non rispettando le formalità previste dal contratto collettivo applicato in azienda per la giustificazione delle assenze. Per tale comportamento aveva ricevuto contestazioni a titolo di recidiva ed era stato sanzionato con provvedimenti di carattere conservativo (rimprovero scritto, multa di 4 ore, sospensione per due volte dal servizio).

Tale reiterato ed intenzionale comportamento, a giudizio dei giudici di merito, era “di notevole gravità” e tale da arrecare pregiudizio all’organizzazione aziendale, posta nella condizione di non poter mai attivare il controllo ispettivo previsto in caso di malattia del dipendente.

L’esame degli inadempimenti contestati al dipendente evidenziava una precisa metodicala comunicazione effettuata entro le prime due ore dell’orario base era sempre prossima alla scadenza di queste, nonostante egli fosse pienamente a conoscenza della propria malattia e, dunque, della circostanza che non si sarebbe recato al lavoro, essendo comunque già in ritardo rispetto all’orario di ingresso.

Per altri giorni invece, la comunicazione era effettuata oltre l’orario consentito. Inoltre, la malattia si manifestava sempre il giovedì e durava anche il venerdì, salvo riprendere il lunedì e durare uno o due giorni ancora.

Ed ancora il certificato medico veniva comunicato sempre in ritardo e senza neppure coprire tutti i giorni fruiti.

Alcuni giorni di assenza non erano neppure mai stati giustificati.

Il dipendente ricorre in Cassazione.

 

La sentenza

La condotta del lavoratore è ritenuta di gravità tale da ledere il rapporto di fiducia tra il datore di lavoro e il dipendente e per tanto la Cassazione conferma il licenziamento del lavoratore.

Dopo aver fatto una analitica ricognizione di tutti i singoli comportamenti negligenti addebitati al lavoratore, dalle lettere di contestazione disciplinare alle sanzioni conservative adottate (rimprovero scritto, multa pari a 4 ore di retribuzione, due sospensioni dal lavoro e dallo stipendio, sanzioni che la Corte ribadisce più volte "non impugnate"), sulla scorta della documentazione prodotta dalla società, ai giudici non rimane che confermare il licenziamento.

 

Da Sentenzeweb