Da uno studio recentemente pubblicato su l’American Journal of Preventive Medicine, che ha osservato 74.000 infermieri degli ospedali britannici per quasi quattro decenni, è emerso che il numero di morti legate a malattie cardiovascolari aumentava notevolmente tra coloro che svolgevano il turno di notte da più di 5 anni. 

Per questo il Satse, sindacato infermieristico spagnolo ha chiesto di esonerare dai turni notturni gli infermieri con un’età pari o superiore a 55 anni, senza che ciò comporti una riduzione dello stipendio.

Nello specifico il Satse ha chiesto che gli infermieri che lo desiderano e che soddisfano questi requisiti (di età pari o superiore a 55 anni), abbiano la possibilità di esentarsi dal turno di notte.

 

Il lavoro notturno ha conseguenze temibili per coloro che lo svolgono, come una scarsa qualità del sonno, sindrome da burnout, compromissione del benessere psico-fisico e compromissione delle relazioni familiari e sociali, frequenti mal di testa ed invecchiamento precoce.

Lavorare la notte, o parte di essa, per almeno 3-4 volte al mese, compromette i ritmi biologici, altera le secrezioni ormonali, quelle di melatonina, adrenalina, cortisolo e ormoni sessuali e si ripercuote sulla funzionalità di tutto il corpo con le conseguenze su:

  • Qualità del sonno: i turnisti tendono a soffrire di varie forme di insonnia e possibili risvegli frequenti, in modo cronico e permanente per tutta la durata della vita lavorativa.
  • Apparato gastrointestinale: tra difficoltà digestive e maggiore incidenza di gastrite o reflusso gastro esofageo, lavorare la notte comporta alterazioni dei centri nervosi della fame e porta, per esigenze logistiche, a consumare snack e bevande poco salutari, oltre ad elevate dosi di caffè, nelle ore in cui normalmente stomaco ed intestino dovrebbero essere a riposo. Come conseguenze più frequenti, il sovrappeso e più raramente l’astenia e la perdita di peso.
  • Sistema cardiovascolare: a causa anche delle scorrette abitudini alimentari ed in concomitanza di un certo grado di predisposizione genetica, i turnisti sono maggiormente soggetti a patologie cardiovascolaripertensione arteriosa, rispetto ai lavoratori diurni.
  • Sistema nervoso centrale: l’alterazione delle secrezioni ormonali e dei neurotrasmettitori cerebrali come la serotonina, possono comportare, nel lungo termine, disturbi psichici lievi come ansia, stress e nervosismo oppure seri come forme di panico e depressione.
  • Rapporti affettivi e vita sociale: a cause degli orari di lavoro e delle esigenze di riposo, per i turnisti può essere più complesso mantenere rapporti affettivi soddisfacenti con il partner ed i figli, soprattutto in termini di presenza fisica  nella vita in famiglia. Spesso, se mamma o papà lavorano la notte, trascorrono parte del giorno a dormire. Anche avere una vita sociale può essere difficoltoso perché i lavoratori in turno spesso sono impiegati la sera, nei giorni festivi e nei week end, momenti solitamente riservati allo svago ed al tempo libero. Tra i sintomi più frequenti di questo per riconoscere la Sindrome del Turnista ritroviamo:
  • Insonnia notturna anche nei giorni di riposo.
  • Sonnolenza diurna anche durante i giorni di riposo.
  • Alterazioni del senso dell’appetito: fame eccessiva a qualunque orario oppure astenia cronica.
  • Irritabilità e nervosismo cronici, anche al di fuori degli orari e dell’ambito lavorativo.
  • Difficoltà di concentrazione e diminuzione dei tempi di reazione sul lavoro ma anche a casa o alla guida.

L'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) ha affermato che un lavoratore che svolge il turno notturno invecchierà prematuramente cinque anni per ogni 15 anni, e sebbene i problemi di salute non si manifestino se non dopo 10 anni di lavoro notturno, il calo delle prestazioni del lavoratore si manifesta molto più velocemente e con conseguenze per i pazienti, aumentando la possibilità di commettere errori.

 
da Redaccion medica