Le limitazioni di mansioni rappresentano un condizionamento nell’organizzazione del lavoro, con un notevole impatto economico e sociale: destinate ad aumentare in relazione all’aumento dell’età media del personale sanitario, pongono diverse problematiche:

  • L’esigenza di tutelare la salute del lavoratore che si scontra con la garanzia che l’organizzazione funzioni
  • L’esigenza di garantire l’erogazione di un’assistenza di qualità.

 

Cos’è la limitazione alla mansione

Per idoneità alla mansione specifica si intende “la qualità connessa alla validità biologica dell’individuo che gli consente di svolgere, effettivamente ed in concreto, una specifica attività lavorativa senza che questa costituisca fattore di usura, controindicazione o pericolo in relazione agli stati morbosi o infermità del soggetto”.

Il dlgs n.81 del 2008 , Testo unico sulla Sicurezza sul Lavoro, in tema di sorveglianza sanitaria, impone alle aziende di effettuare ai dipendenti, le visite mediche periodiche, a carico del datore di lavoro, al fine di valutarne l’idoneità alla mansione e, nell’ambito del documento di valutazione del rischio elaborato dal datore di lavoro, al fine valutare correttamente le possibili patologie riscontrabili a seconda dell’attività svolta e dell’ambiente in cui avviene, e quindi il rischio professionale.

Il medico competente può formulare quattro diversi giudizi

  • Idoneità: prevede la sussistenza di tutti i requisiti necessari da parte del dipendente a svolgere la mansione specifica
  • Idoneità parziale, con prescrizioni o limitazioni (permanente o temporanea): il dipendente presenta dei problemi di salute che impediscono la possibilità di svolgere “normalmente” la propria attività. Le limitazioni prescritte possono essere temporanee, qualora il medico competente preveda la possibilità che la problematica di salute si risolva, o permanenti, se il medico competente non prevede che possa risolversi la problematica esistente
  • Inidoneità temporanea
  • Inidoneità permanente.

 

Una ricerca Cergas- Bocconi, finanziata anche da NurSind, ha fornito importanti informazioni in merito alle limitazioni del personale sanitario, ed anche se riguardano il 2015, sono predittive di quelle che potrebbe essere oggi la situazione, a distanza di 4 anni, con l’aumento dell’età media del personale ed alla luce di un perdurante blocco del turnover.

 

Lo studio

La ricerca è stata condotta in 49 aziende sanitarie pubbliche e 137.442 mila dipendenti, attraverso l’uso di un’intervista semi-strutturata ed attraverso l’analisi dei Documenti di valutazione dei rischi.

 

I risultati

Le idoneità parziali temporanee sono riguardano il 3,4 % del personale sanitario, mentre le idoneità parziali permanenti raggiungono il 7,8%.

Di queste il 49,5 % sono relative alle movimentazioni di carichi e di pazienti, seguono le limitazioni alle posture con il 12,6% e quelle al lavoro notturno ed alle reperibilità (12%).

L’11,4% riguarda le limitazioni all’esposizione ai videoterminali, il rischio biologico, il contatto con i pazienti, l’impossibilità di operare in reparti specifici.

Solo il 5,4 % delle limitazioni sono dovute alle esposizioni ad agenti di rischio chimico o allergie.

 

I dipendenti con limitazioni sono nel 79,6% di sesso femminile ed il 20,4% di sesso maschile.

 

Tipo di limitazione in relazione al ruolo

Mentre nelle posizioni di categoria D, dove si svolgono mansioni usuranti, le limitazioni sono a carico dell’apparato muscolo scheletrico, in coloro che svolgono un ruolo dirigenziale, le limitazioni alle mansioni riguardano il turno notturno e le reperibilità.

 

Trasferimento in reparti diversi da quello di origine

Dall’analisi dei dati è emerso che la maggioranza dei dipendenti ha trovato delle modalità di gestione della limitazione all’interno della stessa unità operativa: la quota di dipendenti che si è spostata da un’area all’altra riguarda il 118 e le persone impiegate nelle degenze, mentre aumentano le persone impiegate nei servizi e nelle attività territoriali.