Il 31 maggio scorso è stato indetto uno sciopero nazionale dei lavoratori del settore pulizie e multiservizi che ha coinvolto anche gli operatori socio sanitari che operano in appalto nelle strutture ospedaliere.

La potenziale mancanza di OSS nei reparti ha chiaramente e comprensibilmente posto in stato di allerta le strutture per i possibili disagi che l'adesione allo sciopero avrebbe potuto creare ai pazienti.

Ecco che in un reparto dell'Azienda USL 5 Spezzino, un coordinatore infermieristico si lancia in una disposizione in cui viene velatamente invita il personale in servizio durane la notte ad “estendere” il proprio operato al fine di minimizzare i possibili disagi.

Il comunicato ufficiale invita il turno smontante a “portare avanti alcune delle attività previste” nel turno successivo (interessato dallo sciopero) e fra le righe più di qualcuno ha inteso che questo fosse un invito agli infermieri del turno di notte a svolgere quelle attività che avrebbero dovuto svolgere gli OSS "scioperanti".

Se l'interpretazione fosse giusta, si delineano due violazioni di non poco conto: la prima, la sostituzione di lavoratori in sciopero; la seconda, la ben nota “compensazione” che, tristemente e grazie al vigente Codice deontologico della professione, invita gli infermieri a sopperire alla carenza dovute alla mancanza di altro personale. Potrebbe venire il dubbio che la disposizione riguardasse gli OSS del turno notturno, peccato che nella realtà citata non sono presenti OSS nel turno notturno.

Non si è avuto riscontro dell'effettivo esito di questo invito, ma il dato ancora una volta preoccupante e significativo è che l'infermiere è sempre il primo ad essere chiamato in causa in situazioni del genere. Non a caso la prerogativa professionale della compensazione è la meno ambita dalle professioni che ben si guardano dal vantare la propria sussidiaria competenza al riguardo.

In ogni caso, ambiguità del Codice deontologico a parte, è bene ricordare come la Magistratura abbia iniziato ad esprimersi sul tema del demansionamento. Una recente sentenza del Tribunale di Brindisi (n. 1306/2017) ha chiaramente definito come illegittima la pratica di costringere l'infermiere a svolgere (seppur nel solo caso in cui questo accada “costantemente”) funzioni da OSS, configurando in questo modo, di fatto, un'ipotesi di demansionamento. (da Studio Cataldi)

Il termine utilizzato, “costantemente”, assume particolare rilievo, in quanto lo stesso Tribunale circoscrive l'illiceità dell'attribuzione di compiti dell'OSS all'infermiere nei casi in cui questa sia costante e distolga l'infermiere in misura significativa dalle attività proprie del profilo professionale di appartenenza.

Se, quindi, l'eccezione è in qualche misura tollerabile se non sistematica, comincia a profilarsi anche in giurisprudenza una consapevolezza della necessaria distinzione dei ruoli che deve, comunque, essere mantenuta e garantita e della quale anche la deontologia dovrà afferrare il significato professionale.