I diritti conquistati grazie alle lotte dei nostri padri, non possono e non devono essere cancellati.

E’ storia recente, in fondo sono passati solo poco più di quarant’anni, eppure sembra di parlare di preistoria.

C’è una rimozione diffusa di quel periodo di fermento e di lotte, di partecipazione di massa che non ha precedenti, come volessero farci dimenticare come siamo arrivati fino a qui, è consuetudine ormai cancellare la memoria storica.

Ed io invece voglio ricordarlo, perché la memoria storica serve a non indietreggiare.

Tutto cominciò in un’ estate del ‘68 al Petrolchimico di Marghera, quando per la prima volta un organismo di base operaia, forte e rappresentativo, impone l’obiettivo di un aumento salariale uguale per tutti, la cifra è di cinque mila lire al mese.

Utopia dissero, quelli che non sapevano guardare oltre, un’utopia che gli operai del Petrolchimico riuscirono ad imporre.

Lo chiamarono autunno caldo: rivendicazioni, vittorie che miravano a cambiare le condizioni di lavoro schiavizzanti, condizioni di lavoro durissime.

Lotte sfociate nel sangue di chi si è speso senza senza remore per conquistare il diritto alla libertà, senza indietreggiare mai: 2 dicembre 1968 ad Avola in Sicilia la polizia spara ed uccide due braccianti in sciopero e pochi mesi dopo il 9 aprile sempre le forze dell’ordine uccidono due persone a Battipaglia in Campania mentre era in atto una sommossa contro la chiusura delle poche fabbriche esistenti in quella cittadina del sud.

Sono solo due esempi, della Lotta continua che non dobbiamo dimenticare.

Lotte che hanno portato all’approvazione dello Statuto dei lavoratori, legge 300 del 1970, con l’introduzione dell’articolo 18 che oggi è stato spazzato via dal Jobs Act.

Prima dello statuto dei lavoratori, era possibile licenziare senza giusta causa, lo chiamavano il gesto della testa, ad nutum, bastava entrare in fabbrica anche con un giornale non gradito sotto braccio per essere licenziati.

Lo Statuto dei lavoratori fu approvato per la sicurezza, dignità e la libertà del lavoratore.

E noi non possiamo permettere che ne facciano carta straccia.

E’ stata la conquista dei nostri padri e dobbiamo difenderlo con la partecipazione di massa, dobbiamo farci sentire, far sentire le nostre ragioni, perché questo Contratto è un passo verso il baratro, un salto nel passato che cancella la memoria storica.

Non lo permetteremo, non Indietreggeremo.