Arretrati pagati dall’Asp ai dipendenti, ma costi lievitati per le spese legali.

Tutto come preannunciato dal sindacato NurSind che ha seguito la vicenda iniziata cinque anni fa.

È la storia di quattro infermieri di Milazzo che avevano partecipato a un progetto per il quale l’Asp di Messina si era rifiutata di saldare le spettanze per 1.350 euro nonostante i decreti ingiuntivi.

Il giudice del Tribunale di Barcellona ha emanato adesso la provvisoria esecuzione e l'Asp ha saldato il conto.

Solo che oltre ai 1.350 euro ha dovuto sborsare quasi mille euro di spese legali.

Tanto che il NurSind, guidato a Messina da Ivan Alonge, preannuncia l’invio di tutti gli atti alla Corte dei conti.

I quattro infermieri colleghi di Milazzo avevano partecipato a un progetto, nel 2013, per la tutela della salute delle popolazioni in aree a rischio ambientale, in collaborazione con l'Università di Messina.

Secondo l’Asp il pagamento della collaborazione era subordinato al trasferimento dei fondi da parte dell’Università degli Studi di Messina in favore della stessa azienda.

L’iter si era impantanato e il NurSind, preannunciando ricorso, aveva avvertito l’Asp sul rischio di dover pagare non solo gli arretrati ma anche le spese legali.

Lo scorso mese di aprile erano pure arrivati i decreti ingiuntivi del tribunale del Lavoro di Barcellona, ma l’Asp aveva rifiutato ogni forma transattiva proseguendo col ricorso. Adesso, a distanza di qualche mese, l’azione legale coordinata dal sindacato NurSind, che ha incaricato l’avvocato Francesca Ferro, ha dato i suoi frutti. E oltre ai 1.350 euro l’Asp ha pagato altri 992 euro di spese legali.

“Abbiamo sempre ritenuto – spiega Alonge – che il lavoratore non poteva subire i ritardi e le lungaggini burocratiche tra l’azienda e l’università. L’Asp avrebbe dovuto intanto pagare. E la giustizia ci ha dato ragione.

Riteniamo che in questi 5 anni ci sia stato uno scarso interesse da parte dell’azienda a risolvere il via bonaria la questione dimostrando poca sensibilità sulla questione economica dei propri dipendenti.

Non siamo degli amministrativi, ma riteniamo che il buon senso dovrebbe valere su tutto”. Il passo successivo del sindacato è provvedere nei prossimi giorni a inviare alla Corte dei conte, all’assessorato della Salute e al ministero le carte della vicenda.