Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il 21 maggio scorso presso la sede dell’Aran sono stati sottoscritti i contratti collettivi nazionali di lavoro Sanità pubblica e Funzioni locali;
nello specifico, il contratto nazionale del comparto Salute, atteso da nove anni e che coinvolge circa 600mila lavoratori tra infermieri, operatori sanitari e amministrativi del Servizio Sanitario Nazionale – non è stato sottoscritto da tutti i sindacati di categoria: non hanno infatti siglato l’accordo Nursind e Nursing Up;
le ragioni della mancata sottoscrizione da parte delle sopracitate sigle sono da ricondurre a una pluralità di aspetti, di seguito sinteticamente elencati: un ridottissimo incremento salariale, peraltro compensati dalla cancellazione di fatto delle indennità di turno; l’eliminazione del diritto alla pausa mensa per il personale turnista; la precarizzazione degli incarichi di coordinamento; la deroga al riposo minimo giornaliero e il ritorno allo straordinario sostanzialmente obbligatorio;
a seguito della mancata firma le sigle sono state escluse dai tavoli di contrattazione integrativa e decentrata, nonostante la sentenza 231/2013 della Corte Costituzionale abbia sancito l’incostituzionalità di simili esclusioni;

Secondo uno studio del Censis per poter erogare un servizio in linea con i bisogni dei cittadini ci sarebbe bisogno di almeno 50mila infermieri, di cui 20mila necessari alla copertura dei turni secondo le regole sugli orari di lavoro negli ospedali dell’Unione Europea, e almeno altri 30mila per soddisfare la domanda di assistenza sul territorio; Mancano tuttavia all'appello almeno 50mila infermieri per poter erogare un servizio in linea con i bisogni dei cittadini. Di questi circa 20mila sono quelli necessari alla copertura dei turni secondo le regole sull'orario di lavoro dettate dall'Ue negli ospedali; altri 30mila almeno servono per soddisfare la domanda di assistenza sul territorio;
uno studio elaborato dalla Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche del settembre scorso conferma sostanzialmente la stima indicata dal Censis, quantificata per l’esattezza in 53mila, ricavata dal dato sul lavoro straordinario, svolto dal 40% degli infermieri; inoltre lo stesso studio evidenzia che ogni infermiere assiste in media 11 pazienti, quando secondo recenti analisi il rapporto ottimale tra staff assistenziale e pazienti ricoverati per ridurre del 20% la mortalità sarebbe di 1 a 6;

Il 27 settembre scorso, durante il question time al Senato, il ministro della Salute ha risposto a un’interrogazione sull'incremento degli investimenti nel Servizio sanitario nazionale affermando testualmente: “ per quanto riguarda il personale della sanità, devo rammentare che la legge di stabilità per il 2017 aveva previsto, nell'ambito del Fondo sanitario nazionale (FSN) il vincolo delle risorse necessarie a garantire il rinnovo dei contratti riguardanti il personale dipendente e convenzionato col Servizio sanitario nazionale, senza tuttavia prevedere a tale scopo un incremento dello stesso Fondo. Quindi stiamo lavorando su questo.

Pertanto, in sede di rinnovo dei contratti collettivi nazionali è emersa l'insufficienza delle risorse per garantire i benefici contrattuali” –:
se risulta che Aran e aziende sanitarie od ospedaliere abbiano escluso dalla contrattazione decentrata le sigle sindacali che non hanno sottoscritto il CCNL-Sanità;
se è intenzione ammettere alla contrattazione integrativa i sindacati sopracitati;
se è previsto un piano di assunzioni di personale infermieristico tale da riportare l’Italia al pari della media OCSE.

 

(Al momento dell’interrogazione ancora non era nota la firma apposta da Nursing up al contratto)