Sono state rese note quali saranno le linee guida che il Ministero della Sanità invierà a breve alla Conferenza stato-regioni per affrontare l’emergenza del sovraffollamento ed iperafflusso dei pronto soccorso.

“A leggere quanto anticipato viene da pensare che non si abbia la minima percezione di quale sia la realtà oggi. Emanare linee guida irrealizzabili non ha nessun senso se non si tiene conto di cosa serve per attuarle- sottolinea Francesco Coppolella, Segretario Regionale NurSind Piemonte.

 

Il Ministero indica:

  • massimo 8 ore di attesa e poi ricovero o a casa con prescrizioni
  • letti con monitoraggio con massimo 36 ore di attesa e dopo ricovero o strutture territoriali.
  • 5 codici con un massimo di 3 ore di attesa.
  • 1 letto di osservazione ogni 5000 passaggi dove per ogni 8 postazioni deve essere previsto un infermiere.

Ovviamente risultati auspicati da tutti, operatori e cittadini ma bisogna essere onesti e guardare in faccia la realtà. Sarebbe come dire che si vuole la pace nel mondo e le indicazioni sono di essere tutti più buoni- continua Coppolella, ed in merito esprime i suoi dubbi:

 

  • Ci chiediamo se sono stati previsti aumenti di posti letto dopo il taglio di migliaia di essi
  • Ci chiediamo se sono state previste strutture di assistenza territoriali adeguate e potenziata l’assistenza domiciliare che dovrebbe seguire le prescrizioni a casa dopo le dimissioni.
  • Ci chiediamo se è stato previsto un incremento della presenza giornaliera dei medici di medicina generale
  • Ci chiediamo se è previsto un incremento di personale medico e infermieristico e un investimento per ristrutturazioni dei locali adibiti.
  • Ci chiediamo se in tutto questo c’è un piano di riorganizzazione dei servizi dell’emergenza.

Se si diffondono tali indicazioni alla popolazione sembra che poi le stesse possano essere attuabili e i cittadini ormai sono sempre più legittimamente esigenti e sempre meno tolleranti.

Oggi, chiunque lavori in un pronto soccorso e legge queste indicazioni che provengono dalla massima autorità della nostra sanità , sorride e nello stesso tempo si irrita perché di fronte ad un continuo e costante peggioramento delle condizioni di lavoro con una ricaduta negativa sui cittadini non vi sono interventi strutturali e investimenti per migliorarle.

Inoltre in Piemonte abbiamo già avuto modo di sperimentare l’inadeguatezza di far fronte all’emergenza , un piano più volte annunciato dal nostro assessore e mai realizzato.