La polemica sulla “sola” presenza degli infermieri sulle ambulanze del servizio territoriale emergenze-urgenze, non è destinata a spegnersi tanto facilmente: presunti scippi di competenze, giochi politici e strumentalizzazioni non aiutano di certo a fare chiarezza.

Sulla questione, sulle pagine di Quotidiano Sanità, è tornato per fare chiarezza, il Direttore Generale Areu Lombardia, Alberto Zoli, ricostruendo la vicenda della quattordicenne morta a Chiavenna, che viene sempre citata per strumentalizzare la sola presenza dell’Infermiere sulle ambulanze.

 

I fatti

La vicenda risale al 24 ottobre scorso; una giovane turista svizzera affetta da problemi cardiaci, in gita con la famiglia, si sente male a pochi passi dall’ospedale della città. Allertato il 118, accorre sul posto un mezzo di soccorso di base della Croce Rossa della Valchiavennasca, seguita dopo qualche minuto da un mezzo di soccorso avanzato con a bordo un infermiere specializzato. Constatata la gravità della situazione si richiede l’intervento dell’elicottero che in 40 minuti arriva da Como, essendo quello di Sondrio impiegato in un’altra uscita. L’intervento del medico sopraggiunto in ambulanza, nonostante gli sforzi nell’eseguire le manovre rianimatorie, è stato vano: la giovane è spira in volo, mentre il mezzo era diretto verso l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Sotto accusa i “40 minuti” necessari all’arrivo dell’elicottero con il medico rianimatore, e la sola presenza dell’infermiere in ambulanza come motivo scatenante della morte della giovane ragazza.

 

A raccontare come è andata il Direttore Generale Areu che ricostruisce la vicenda.

La ricostruzione

  • l’infermiere ha messo in atto tutte le manovre rianimatorie somministrando i farmaci adeguati sotto il controllo e la responsabilità del medico presente nella Sala Operativa di competenza. Le terapie sono le stesse che avrebbe praticato un medico rianimatore esperto. La “centralizzazione” verso il centro ospedaliero più idoneo è stata effettuata con l’elicottero
  • nella situazione di acuzie il percorso obbligato, per garantire alla paziente residuali possibilità di salvezza in relazione al quadro clinico-anamnestico estremamente compromesso, era pertanto la stabilizzazione sul posto e il trasferimento in elisoccorso presso un Centro di alta specializzazione con ECMO (Extra Corporeal Membrane Oxygenation).

 

Le possibilità di sopravvivenza dei pazienti critici soccorsi dal sistema dell’emergenza sono strettamente collegate alle modalità dell’intervento, garantita da una adeguata e complessa organizzazione, e non alla singola figura sanitaria che se ne fa caricosottolinea il Direttore Genrale.

 

da Quotidiano Sanità

articoli correlati:

Solo l’infermiere in ambulanza, muore quattordicenne. Si riapre la polemica .La Fnopi ”No alle strumentalizzazioni”