Da alcuni giornali e dal web abbiamo appreso di una proposta della CONFSAL-UNSA, di cui la FIALS fa parte per il settore sanità, che ci è sembrata grottesca perché arriva da una sigla sindacale piuttosto che dal governo come sarebbe stato più naturale aspettarsi.

Generalmente, come ci dimostra il recente passato, è stato il governo che ha diminuito e non di poco, le risorse umane impiegate nella pubblica amministrazione.

, infatti, è riportato che la suddetta sigla ha inviato alla ministra per la Pubblica amministrazione e la semplificazione Marianna Madia, un documento propositivo per il rinnovo dei contratti e per un nuovo modello organizzativo.

Il documento si proporrebbe di analizzare le criticità di questi ultimi sei anni e fin qui nulla di male; ma la cosa che ci ha lasciato “BASITI” è proprio la proposta, per noi incomprensibile, di alzare l’orario di lavoro da 36 a 38 ore che, oltre che assurda, per la professione Infermieristica, ci sembra irragionevole dal punto di vista contrattuale per tutto il pubblico impiego.

Certo, si parla anche di un aumento della retribuzione (e ci mancava solo questo!), ma con una serie risvolti NEGATIVI per l’occupazione a dir poco inquietanti, proprio perché di matrice sindacale, oltre a un impegno lavorativo superiore a quello attuale.

Quando abbiamo letto l’articolo del quotidiano di confindustria non credevamo ai nostri occhi. La proposta di aumentare DUE ore settimanali significa un lavoratore in meno ogni 20 (che diventerebbero esuberi o mancate assunzioni).

In un momento dove la disoccupazione incalza, soprattutto nel meridione, una proposta del genere rischia di essere un boomerang per i lavoratori precari e disoccupati poiché i primi non si vedrebbero rinnovati gli incarichi a tempo determinato e i secondi potrebbero definitivamente considerare chiusa la questione “impiego” nella pubblica amministrazione e cominciare a sperare di lavorare magari nel privato.

I costi della proposta da quanto si legge nell’articolo, sarebbero finanziati in parte da risorse già utilizzate per la spesa derivante dal lavoro straordinario e per il resto da una migliore organizzazione. Quindi i lavoratori si vedrebbero pagati con soldi che già sono stati stanziati per loro e che nella parte residuale sono versati sulla produttività.

Non possiamo che essere negativamente critici su una proposta di tale qualità; anzi il nostro pensiero, come più volte ribadito nelle sedi istituzionali, è proprio l’inverso; cioè quello di ridurre l’orario di lavoro a 35 ore a parità di stipendio, utilizzando parzialmente proprio i fondi contrattuali che spesso vengono impiegati per cosiddetti “progetti a ore” che di fatto è straordinario “camuffato da produttività”, per posizioni organizzative più o meno dubbie o quantitativi di straordinario oltre le previsioni contrattuali.

Inoltre, se il governo investisse nelle 35 ore per esempio, un azienda di duemila dipendenti nel comparto sanità avrebbe bisogno di integrare gli organici di circa 8000 ore mensili che equivalgono approssimativamente a 50 nuove assunzioni!

Noi pensiamo che proposte di questo tenore non vadano neanche prese in considerazione dal mondo sindacale, poiché colpiscono proprio la fascia più debole di lavoratori che il sindacato, tessera o non tessera, dovrebbe tutelare.

 

Salvatore Vaccaro - Infermiere

Consigliere Nazionale del Sindacato delle Professioni Infermieristiche NurSind