Bisognerà aspettare la pubblicazione delle motivazioni per capire il ragionamento che ha portato il giudice monocratico del tribunale di Nocera a condannare a 4 mesi il direttore del servizio psichiatrico Gambardella e Matteo Cappelli, responsabile degli impianti tecnologici ed elettrici dell’ufficio tecnico del presidio ospedaliero Umberto I di Nocera Inferiore. Pene sospese per entrambi e assoluzione per gli altri imputati, la dottoressa Angela Forte, medico di guardia e gli infermieri Giuseppe Aprea, Matteo Spinelli, Ilaria Coppola e Giovanni Montuori. Assolti anche l'allora direttore sanitario Maurizio D'Ambrosio e l'architetto dirigente del settore appalti e lavori edili dell'Asl Francesca Di Monaco

E aspettare un mese per la pubblicazione sembra il meno, visto che la vicenda risale al 2009 quando il signor Felice Lambiase, all'epoca cinquantenne, ricoverato nel reparto di psichiatria, riuscì a suicidarsi impiccandosi a uno scaldabagno usando la cintura di una vestaglia.

Una storia di depressione finita in tragedia che si intreccia con una vicenda di lavori all'interno del reparto che avrebbero in qualche modo pregiudicato la sicurezza dei luoghi creando le circostanze utili perché il paziente potesse compiere il gesto estremo. Il pubblico ministero aveva aggiunto a questo il fatto che il paziente era ad alto rischio di atti di autolesionismo e per tanto avrebbe dovuto essere sorvegliato con assiduità tale da non permettere qualsiasi “libertà” evidentemente. Il giudice ha poi valutato diversamente come detto.

Un caso che riapre il grande e grave capitolo della sorveglianza dei pazienti nelle psichiatrie ma anche in tutti gli altri reparti. Non è una novità infatti che molti pazienti riescano ad eludere la sorveglianza e a ritagliarsi degli spazi di tempo anche brevissimi, nei quali riescono a compiere il più estremo degli atti, con una velocità che lascia sempre sgomenti. Anche dove non esistano segni premonitori di nessun genere come il caso del regista Monicelli. Per quanto esistano protocolli precisi che prevedono la segnalazione di casi a rischio nei reparti, per quanto questi protocolli siano rigidamente applicati nei servizi di psichiatria, c'è sempre un margine di rischio che non può essere annullato che si trasforma nella di la terra di confine tra una carriera irreprensibile e la rovina morale e professionale della stessa.

Crediamo sia pericoloso puntare il dito su qualcuno o qualcosa in casi come questo perché troppe volte anche dove tutto è stato gestito secondo le più rigide disposizioni, fatti gravi sono ugualmente accaduti. Evidentemente a Nocera la questione strutturale deve aver indotto il giudice alla scelta che ha compiuto evidenziando come a volte sia proprio il contesto architettonico e strutturale a rendere vana qualsiasi disposizione, come quelle prescritte a Sassari ad esempio in occasione di un incidente verificatosi in una medicina.

Ci permettiamo però in ogni caso di riproporre un consiglio sempre utile quanto banale e cioè quello di segnalare sempre e solo per iscritto ogni problema strutturale, ambientale, operativo che possa in qualche modo aumentare la soglia di rischio; sono infatti queste segnalazioni, puntuali, precise e contestuali, quindi ripetute di volta in volta, a creare la condizione per poter dimostrare non già che la responsabilità è da ricercare in altri quanto che si è agito con perizia nell'assistenza al paziente.

Di fronte a un giudice, sia mai, tornerà utile.

Andrea Tirotto