Lo stress in corsia non è di certo un fenomeno nuovo; tutte le figure professionali che hanno a che fare con persone che hanno bisogno di aiuto, sono a rischio stress lavoro correlato e a rischio burnout.

Alle tante cause che si annoverano come scatenanti e motivo di stress, adesso sembra aggiungersene una nuova: la tecnologia.

Ma andiamo per ordine e facciamo un veloce excursus sullo stress lavorativo e la sindrome d burnout.

Partiamo da dati a dir poco rilevanti: nell'Unione Europea i disturbi fisici e psichici correlati allo stress sono il 28% delle patologie con il 50- 60% di perdita delle giornate lavorative ed un costo finanziario di 20 miliardi di euro.

I disturbi di tipo psicologico e fisico che sono correlati a livelli elevati di stress, sono oggi uno dei principali problemi sociali e sanitari; gli esperti sostengono che il 50-80% di tute le malattie manifestate dai lavoratori sono strettamente legate allo stress.

“Burnout” che letteralmente vuol dire “bruciarsi”, è la diretta conseguenza di uno stress eccessivo, un lento processo di logoramento e “decadenza” psicofisica, dovuto alla mancata capacità di sostenere e scaricare lo stress accumulato.

La sindrome di Burnout si manifesta in quattro fasi:

  • preparatoria, caratterizzata dall'entusiasmo idealistico che spinge a scegliere un lavoro di tipo assistenziale;

  • stagnazione, il soggetto si scontra con una realtà lavorativa che non rispecchia l'ideale e tradisce le sue aspettative. Entusiasmo ed interesse cominciano a venir meno;

  • frustrazione, il soggetto avverte un senso di inadeguatezza rispetto al ruolo che lo costringono a continue fughe dall'ambito lavorativo;

  • apatia, il soggetto prova un totale disinteressamento per quello che è il suo lavoro, giungendo alla “morte professionale”.

Quali le cause più comuni che determinano la sindrome da burnout?

  • I sovraccarichi di lavoro dal punto di vista fisico ed emotivo. Ed oggi la situazione di sovraccarico è routinaria, data la cronica carenza di organico per il blocco del turnover e le mancate assunzioni.

  • Il senso di impotenza, avere la sensazione di non influire minimamente sull'esito di un evento.

  • Mancanza di controllo, l'individuo percepisce di non avere controllo sulle risorse necessarie a svolgere in maniera efficiente ed efficace il proprio lavoro.

  • Riconoscimento e senso di equità, il soggetto non si sente apprezzato per il lavoro svolto o adibito a mansioni inferiori che non gli spettano. Avverte una certa diseguaglianza nell'assegnazione dei carichi di lavoro, della retribuzione o nella possibilità di fare carriera.

  • Valori contrastanti, i propri valori sono in netto contrasto con quelli che l'organizzazione trasmette.

 

A queste annoverate e comuni cause di stress e sindrome da burnout, si aggiunge l'uso della tecnologia in corsia, cartelle cliniche elettroniche e software di ultima generazione non sempre sembrano essere indice di efficienza.

Secondo un studio americano, la maggior parte dei medici che fanno uso di cartelle cliniche elettroniche e software di registrazione delle prenotazioni, tendono nel tempo, ad essere insoddisfatti, perché costretti a passare troppo tempo in mansioni di segreteria piuttosto che al “capezzale” del paziente.

Dallo studio emerge che questi sembrano essere a più alto rischio di burnout rispetto ai colleghi che fanno uso della cartella clinica in formato cartaceo.

Lo studio è stato condotto nel 2014, come campione medici statunitensi di tutte le specialità, dei 36.000 professionisti ai quali è stato somministrato il questionario, in 6.800 hanno risposto, e da quanto dichiarato si evince che l'80% conferma di aver utilizzato le nuove tecnologie e di questi il 33% si è dichiarato insoddisfatto dei tempi spesi in burocrazia, il 29% ha presentato un elevato rischio di burnout rispetto agli altri medici.

Il motivo risiede nel fatto che le cartelle cliniche elettroniche sono più concentrate sulla componente documentale della fatturazione piuttosto che sulla documentazione di efficacia ed efficienza delle cure cliniche.

Ci si allontana dal paziente e ci si accosta maggiormente al mezzo elettronico, senza che questo influisca sulla cura del paziente, questo determina frustrazione.

Inoltre alcuni di questi strumenti danno la possibilità ai medici di accedere alla cartella clinica anche da casa, prolungando così la giornata lavorativa del sanitario.

Lo studio dimostra che il sanitario spende più di dieci ore a settimana per lavorare alla cartella clinica,dopo essere usciti dal luogo di lavoro, durante la notte ed i fine settimana.

E nel nostro Sistema Sanitario?

La tecnologia è davvero arrivata nelle nostre corsie? E laddove ha fatto capolino, a parte il risparmio di carta, è davvero così efficiente? O viene percepita dal personale sanitario come una eccessiva perdita di tempo?

Quali sono le vostre opinioni in merito?

Fonti:

Stress in corsia. E se fosse colpa anche della tecnologia?

 

 Sindrome da burnout