Stamattina la Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI ha presentato al Consiglio Nazionale, a Roma, la bozza di revisione del Codice Deontologico della Professione.

 

Nel testo in esame, suddiviso in sei capi (Principi e valori, Funzione assistenziale, Relazione e comunicazione, Fine vita, Organizzazione e funzione assistenziale, Infermiere e Collegio professionale), si evidenzia il ruolo dell'Infermiere all'interno del processo assistenziale sottolineandone la peculiarità nell'ambito della relazione con il paziente e la partecipazione attiva alla comunità interprofessionale sanitaria.

Ascoltare, comprendere, informare, assistere e supportare il paziente costituiscono l'ideale di servizio, che l'infermiere deve perseguire con piena consapevolezza del proprio ruolo e delle proprie competenze e conoscenze, integrate nel tempo in cui opera e nella rete di relazioni con le altre professioni sanitarie.

Viene data evidenza anche alla specializzazione dell'Infermiere, accennando agli infermieri "esperti" e "specialisti", oltre che inserire tra le attività infermieristiche la ricerca e la formazione.

Una bozza che affronta alcuni dei problemi che sono emersi nella loro criticità nel corso degli ultimi anni, ma che tuttavia pare non entrare in profondità nelle questioni, mantenendosi su un livello generico e abbastanza vago.

Il famigerato art. 49 del codice attualmente vigente, al centro di grandi discussioni poichè considerato, giustamente, da più parti il viatico e la porta d'accesso al demansionamento, formalmente scompare lasciando spazio a generiche linee di principio sulla garanzia di continuità assistenziale al paziente.

Dettaglio curioso, se si considera la strenua difesa messa in campo da più o meno autorevoli esponenti del Comitato Centrale quando una parte del mondo infermieristico ha espresso dubbi sulla efficacia di quell’articolo e, soprattutto, sulle sue ripercussioni negative e devastanti per la professione, laddove perfino la Magistratura fece leva sulla “compensazione” prevista dall’articolo per giustificare, sostanzialmente, il demansionamento (o deprofessionalizzazione che dir si voglia) degli infermieri.

Oggi, invece, pare che la “vocazione missionaria” ispiratrice dell’art. 49 non sia più così forte, e perfino i suoi più accaniti seguaci sembra abbiano smesso le vesti, sposando la linea secondo cui il “demansionamento” sarebbe un problema di natura sindacale e non ordinistico. Senza dubbio la scelta più comoda, quando proprio il demansionamento rappresenta una delle maggiori criticità nell’esercizio della professione.

Forse si sarà capito che il “bene del paziente” può essere un valore difeso senza mortificare la professione; valore peraltro mai messo in discussione nemmeno da chi è sempre stato critico verso l’art. 49.

Nel documento suscita una certa curiosità anche l’art. 34, che impegna l’infermiere e il Collegio professionale alla libertà da “condizionamenti, interessi e pressioni di assistiti, familiari, altri operatori, imprese, associazioni e organismi”. L’esigenza di codificare una libertà, generalmente, nasce o dal vituperio della stessa o dal timore che la stessa possa essere esercitata. La formulazione sibillina e variamente interpretabile del testo non lascia trasparire quale delle due ipotesi stia sotto la scelta di inserire questo articolo nel nuovo codice.

Sarà prevista comunque la possibilità, attraverso il sito dell'IPASVI, di esprimere opinioni e osservazioni al documento, mentre i Collegi provinciali potranno elaborare delle proposte modificative e/o migliorative da sottoporre alla FNC indicativamente entro marzo, per giungere infine alla stesura definitiva entro l'anno e, comunque, entro il Congresso nazionale del 2018.

Un documento sicuramente diverso dal codice oggi applicato, ma che non spicca, a nostro avviso, per originalità nè per capacità di cogliere e dirimere le questioni più controverse con cui gli infermieri si sono dovuti misurare e scontrare negli ultimi decenni, dopo il riconoscimento della professione intellettuale e dopo che la pratica quotidiana li ha, comunque, di fatto, costretti a rimanere vincolati al vecchio mansionario, formalmente scomparso ma, troppo spesso, fattivamente ben vivo e vegeto.

Avremmo desiderato un documento più coraggioso, più calato nel tempo in cui viviamo, come la stessa bozza suggerirebbe. Un tempo in cui anche la partecipazione attiva degli Infermieri tutti ai processi decisionali, sia all'interno della professione che nelle organizzazioni sanitarie, deve trovare un riconoscimento forte, anche valorizzando la voce delle diverse forme attraverso cui il pensiero e l'agire delle donne degli uomini che costituiscono la comunità infermieristica trovano manifestazione.

Nelle settimane scorse è stata data diffusione, non tramite la Federazione, a una proposta di modifica del Codice elaborata dal Collegio provinciale di Pisa (Clicca).

Un documento che ripensa la deontologia infermieristica individuando nell’autonomia del professionista e nel “contratto di salute” con il paziente, con chi gli è vicino e con la società intera i cardini dell’esercizio professionale.

Un approccio diverso e non convenzionale, come ci si aspetta da un progetto di innovazione e non di semplice manutenzione.

Una proposta che gli organi centrali dell’IPASVI hanno liquidato come “irrituale” e “scorretta nel metodo” (Clicca), ritenendo pertanto di non volervisi addentrare nel merito, e perdendo probabilmente una grande occasione di confronto interno alla professione, sicuramente utile in questa fase di trasformazione e rinnovamento.

In conclusione, in un contesto animato da una certa e inedita vitalità, il frutto del lavoro del pool di esperti nominati dalla FNC non ci entusiasma e non ci convince.

Con gli importantissimi passaggi che abbiamo di fronte, attraverso i quali verrà ridisegnata la sanità prossima ventura, c'è bisogno di una diversa coscienza professionale, di strumenti forti e decisi in grado di supportare senza tentennamenti l'Infermiere nel dibattito riformatore, in cui dovrà avere un ruolo centrale ma che sicuramente richiederà grandi sforzi per essere difeso e valorizzato.

Di questi temi, il 30 novembre, si discuterà a Pisa, in occasione del convegno organizzato per presentare la proposta del Collegio toscano: "CODICE DEONTOLOGICO: una nuova proposta per i doveri, le prerogative e il ruolo dell’infermiere del Terzo Millennio" (Clicca), cui parteciperà anche la Federazione IPASVI.

 

- Bozza Revisione Codice Deontologico della FNC QUI