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Un’altra pandemia? L’OMS avverte: il mondo deve prepararsi prima che sia troppo tardi

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 07/10/2026

AttualitàCronache sanitarie

La prevenzione delle pandemie torna al centro dell’agenda internazionale. Il 25 settembre 2026, in occasione della seconda riunione ad alto livello dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite dedicata alla prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie, i rappresentanti dei Paesi hanno ribadito la necessità di mantenere nel tempo l’impegno politico, finanziario e istituzionale per proteggere le popolazioni dalle emergenze sanitarie globali. L’incontro si è svolto a New York, a tre anni dalla prima riunione convocata dopo la crisi provocata dal Covid-19.

 

Il messaggio principale emerso dall’iniziativa è che la sicurezza sanitaria non può essere considerata esclusivamente una responsabilità dei ministeri della Salute. La preparazione a una pandemia richiede il coinvolgimento coordinato dei governi, delle istituzioni internazionali, delle comunità, del mondo scientifico, del settore produttivo e di tutti gli ambiti che influenzano la salute pubblica. Si tratta, quindi, di una prospettiva che supera la gestione dell’emergenza e punta a costruire sistemi capaci di prevenire i rischi, individuarli rapidamente e reagire in modo efficace e giusto.

 

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, negli ultimi anni sono stati compiuti alcuni passi importanti. Tra questi figurano l’adozione dell’Accordo pandemico dell’Oms, le modifiche al Regolamento sanitario internazionale del 2005 e il rafforzamento di infrastrutture dedicate alla sorveglianza epidemiologica, alla condivisione dei patogeni e alla produzione locale di vaccini, farmaci e strumenti diagnostici. Questi progressi costituiscono una base di cooperazione più solida rispetto a quella disponibile all’inizio della pandemia, ma non sono ancora sufficienti a garantire una risposta globale realmente uniforme.

 

La lezione del Covid-19 resta infatti il punto di riferimento dell’intero confronto. La pandemia ha evidenziato profonde disuguaglianze nella disponibilità di dispositivi, vaccini, terapie e capacità diagnostiche. Ha inoltre mostrato quanto la fragilità dei sistemi sanitari possa trasformarsi rapidamente in una crisi sociale ed economica. Nel suo intervento, il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ha ricordato che il Covid-19 è stato associato a oltre 20 milioni di morti in eccesso tra il 2020 e il 2023 e ha provocato una perdita superiore a 10 mila miliardi di dollari per l’economia mondiale. [who](https://www.who.int/news/item/25-09-2026-world-leaders-renew-commitment-to-protect-the-world-from-future-pandemics)

 

Questi dati spiegano perché la preparazione non possa essere limitata agli anni in cui è in corso un’emergenza. La capacità di risposta deve essere mantenuta anche nei periodi di relativa stabilità, attraverso finanziamenti prevedibili, personale adeguatamente formato, servizi sanitari resilienti, sistemi di sorveglianza efficienti e meccanismi di comunicazione affidabili. L’esperienza recente ha dimostrato che investire soltanto quando il rischio è già evidente significa intervenire tardi e a costi molto più elevati.

 

Uno dei temi più delicati riguarda il completamento dell’allegato all’Accordo pandemico dell’Oms relativo al sistema di accesso ai patogeni e di condivisione dei benefici, noto come PABS. Il meccanismo dovrebbe favorire lo scambio tempestivo di campioni e informazioni sui patogeni dotati di potenziale pandemico, assicurando allo stesso tempo che i vantaggi derivanti dalla ricerca siano distribuiti in modo equo. L’obiettivo è rendere più rapido lo sviluppo di vaccini, medicinali, test diagnostici e altri strumenti essenziali, evitando che la disponibilità di questi prodotti dipenda esclusivamente dalla capacità economica dei singoli Paesi.

 

La conclusione dei negoziati sul sistema PABS è indicata come una priorità per il prossimo periodo. L’adozione dell’allegato da parte dell’Assemblea mondiale della sanità, prevista per maggio 2027, rappresenterebbe un passaggio necessario affinché gli Stati possano avviare le procedure nazionali di valutazione e ratifica dell’Accordo pandemico. La questione è dunque centrale non soltanto dal punto di vista tecnico, ma anche politico: dalla definizione delle regole sulla condivisione dei patogeni dipenderà in parte la credibilità del nuovo quadro internazionale di cooperazione.

 

La dichiarazione discussa alle Nazioni Unite insiste inoltre sul principio secondo cui nessun Paese può proteggersi da solo dalle minacce sanitarie transfrontaliere. Un focolaio può propagarsi oltre i confini in tempi molto brevi, mentre le differenze nell’accesso alle risorse possono amplificare gli effetti dell’emergenza. Per questo la sicurezza nazionale e quella globale devono essere considerate interdipendenti. La solidarietà internazionale non viene presentata come un elemento accessorio, ma come una condizione concreta per rendere efficace la prevenzione.

 

Un altro asse strategico è rappresentato dall’approccio One Health, che riconosce il legame tra salute umana, salute animale e ambiente. Molti rischi infettivi emergono o si aggravano proprio dall’interazione tra questi tre ambiti, influenzata da cambiamenti climatici, trasformazioni degli ecosistemi, mobilità delle persone, commercio internazionale e rapporto con gli animali. Prevenire una nuova pandemia significa quindi rafforzare non solo gli ospedali e i laboratori, ma anche la sorveglianza veterinaria, la tutela ambientale e la capacità di condividere tempestivamente dati tra settori diversi.

 

Per i sistemi sanitari, questa impostazione comporta una responsabilità particolarmente rilevante. La preparazione alle emergenze dipende dalla disponibilità di professionisti in numero adeguato, dalla loro formazione continua, dalla sicurezza nei luoghi di lavoro e dalla capacità delle organizzazioni di mantenere i servizi essenziali anche durante una crisi. Il personale infermieristico, insieme alle altre professioni sanitarie, svolge un ruolo decisivo nella sorveglianza, nell’assistenza territoriale, nella vaccinazione, nell’educazione sanitaria e nella gestione della relazione con cittadini e comunità.

 

La resilienza non coincide quindi soltanto con la presenza di posti letto o tecnologie avanzate. Comprende la possibilità di riorganizzare rapidamente i servizi, proteggere gli operatori, assicurare continuità assistenziale e contrastare la disinformazione. Una risposta efficace richiede anche comunicazioni trasparenti, comprensibili e coerenti, capaci di mantenere la fiducia della popolazione soprattutto quando le conoscenze scientifiche sono ancora in evoluzione.

 

La riunione di New York ha infine riportato l’attenzione sul problema dei finanziamenti. Gli impegni politici, per essere credibili, devono tradursi in risorse stabili e verificabili. Occorre sostenere i Paesi con minori capacità, rafforzare la produzione locale e regionale, migliorare l’accesso alle tecnologie e ridurre le differenze nella disponibilità di strumenti diagnostici e terapeutici. Senza una prospettiva di lungo periodo, il rischio è che le promesse sulla preparazione pandemica si indeboliscano non appena diminuisce la pressione dell’emergenza.

 

Il valore dell’incontro non risiede soltanto nella dichiarazione di intenti, ma nella possibilità di trasformare gli impegni in obiettivi misurabili. La prevenzione delle pandemie richiede infatti continuità politica, cooperazione multilaterale e una verifica periodica dei risultati. Le istituzioni dovranno dimostrare che le lezioni del Covid-19 sono state tradotte in sistemi più equi, più integrati e più pronti a intervenire.

 

La posizione espressa dai leader mondiali conferma che la prossima pandemia non può essere affrontata aspettando che si manifesti. La protezione della salute globale si costruisce prima dell’emergenza, attraverso investimenti nei servizi sanitari, nella ricerca, nella sorveglianza, nella formazione degli operatori e nella collaborazione tra Paesi. L’obiettivo non è prevedere ogni possibile minaccia, ma ridurre le vulnerabilità e fare in modo che, quando un nuovo rischio emergerà, il mondo disponga di strumenti più rapidi, condivisi ed equamente accessibili.