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Fuga dalla Psichiatria di Pisa, sette infermieri chiedono il trasferimento

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 04/10/2026

NurSind dal territorioToscana

Dopo aggressioni e tensioni nello SPDC del Santa Chiara cresce l'allarme. Carbocci (NurSind): "Dato significativo"


di Giuseppe Provinzano

"Sette infermieri avrebbero chiesto di lasciare lo SPDC di Psichiatria dell'ospedale Santa Chiara di Pisa. Un numero che trasforma le ripetute denunce sulla sicurezza in un problema che riguarda ormai direttamente anche la tenuta del personale. Il NurSind Pisa torna a chiedere interventi concreti, dopo settimane segnate da episodi di aggressività, minacce, difficoltà nella gestione di pazienti particolarmente complessi e preoccupazioni espresse anche dai familiari dei degenti".


NurSind: "Psichiatria al limite, sette infermieri chiedono il trasferimento"

PISA, 04/10/2026 – La situazione all'interno del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) del Santa Chiara di Pisa torna al centro dell'attenzione. Questa volta a far scattare l'allarme è un dato che riguarda direttamente gli operatori: sette infermieri avrebbero formalizzato la richiesta di trasferimento dal reparto.

Secondo quanto denunciato dal NurSind Pisa, alle richieste degli infermieri si aggiungerebbero quelle di quattro OSS. Su un organico complessivo indicato dal sindacato in 26 infermieri e operatori sociosanitari, il numero di professionisti che starebbe manifestando l'intenzione di lasciare il servizio assume quindi un peso rilevante.

A questo quadro si aggiungerebbero altri operatori che avrebbero già lasciato il reparto negli ultimi mesi e alcune assenze per malattia registrate tra il personale.

Per Daniele Carbocci, segretario territoriale NurSind Pisa, quanto sta accadendo non può essere considerato un elemento marginale.

«È un dato sicuramente significativo: parliamo di sette infermieri e quattro OSS su 26 operatori complessivi. Nonostante tutto, resta un attaccamento al servizio che supera le paure».

Le richieste arrivano dopo settimane particolarmente difficili per lo SPDC pisano. NurSind aveva già segnalato ripetutamente le criticità legate alla gestione di alcuni pazienti ad elevata complessità, anche provenienti dalle Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (REMS).

Un allarme che NurSind denuncia da settimane

Quello che emerge oggi non rappresenta un episodio isolato. Infermieristicamente.it aveva già documentato nelle scorse settimane le denunce del NurSind Pisa sulla sicurezza nello SPDC del Santa Chiara.

Il 15 settembre, nell'articolo “Pisa, paura in Psichiatria. NurSind: infermieri esposti a pazienti pericolosi”, avevamo raccontato le preoccupazioni del sindacato per aggressioni, minacce e difficoltà nella gestione di pazienti ad elevata complessità. Già allora venivano segnalati accessi degli operatori al Pronto soccorso dopo episodi violenti e richieste di trasferimento verso altri reparti.

Una settimana dopo, il 22 settembre, siamo tornati sulla vicenda con “SPDC Pisa, il NurSind alza la voce: minacce anche alle famiglie degli operatori”. In quell'occasione Carbocci denunciava un quadro ancora più preoccupante, riferendo di minacce rivolte non soltanto ai professionisti ma, in alcuni casi, anche ai loro familiari, e ribadendo la necessità di percorsi assistenziali e di sicurezza differenti per le situazioni più complesse.

Le sette richieste di trasferimento che emergono adesso danno quindi una dimensione concreta a un allarme che NurSind porta avanti da settimane: il rischio è che il progressivo deterioramento delle condizioni di lavoro finisca per tradursi anche in un impoverimento dell'organico e, di conseguenza, in ulteriori difficoltà per il servizio.

Uno degli episodi più delicati avrebbe riguardato un paziente proveniente dalla REMS di Volterra che, durante una fase di forte agitazione, avrebbe danneggiato arredi del reparto e minacciato operatori e degenti. La situazione avrebbe richiesto anche l'intervento delle forze dell'ordine e il successivo trasferimento dell'uomo.

Per il sindacato, tuttavia, l'allontanamento del singolo paziente non avrebbe risolto il problema complessivo.

«Nonostante il trasferimento del soggetto più pericoloso, le misure finora adottate per la sicurezza e la tutela del personale dello SPDC non hanno prodotto risultati concreti e il clima interno al reparto continua a presentare forti criticità», afferma Carbocci.

La preoccupazione riguarda infatti la permanenza nella struttura di altri pazienti che, secondo NurSind, presenterebbero un'elevata complessità gestionale e possibili profili di pericolosità, con conseguenze sia sulle condizioni di lavoro degli operatori sia sul percorso terapeutico degli altri degenti.

Il sindacato ha inoltre segnalato la presunta introduzione nel reparto di oggetti e sostanze che non dovrebbero essere presenti all'interno di una struttura psichiatrica, circostanza sulla quale chiede controlli più efficaci.

«Abbiamo chiesto all'Azienda di valutare il coinvolgimento delle forze dell'ordine quando vi sia il sospetto della presenza di oggetti pericolosi e il personale sanitario non sia nelle condizioni di intervenire in sicurezza», sottolinea il segretario territoriale NurSind.

A rendere ancora più delicato il quadro sono le testimonianze provenienti dai familiari dei ricoverati. Alcuni avrebbero denunciato un clima di forte tensione, sostenendo che episodi di aggressività e intimidazione rischierebbero di destabilizzare pazienti fragili che si trovano nello SPDC proprio per ricevere cure e assistenza.

Secondo quanto riferito, in almeno una circostanza sarebbe stato segnalato anche l'ingresso nel reparto di bottiglie di vetro. Circostanze che alimentano le preoccupazioni sulla capacità della struttura di garantire contemporaneamente la sicurezza degli operatori e quella degli altri ricoverati.

Il tema assume un significato particolarmente doloroso a Pisa, dove lo SPDC del Santa Chiara è legato alla memoria della dottoressa Barbara Capovani, la psichiatra uccisa nell'aprile 2023 dopo essere stata aggredita all'esterno dell'ospedale.

Per NurSind Pisa, dunque, il punto non è mettere in discussione il diritto all'assistenza delle persone con disturbi psichiatrici, ma assicurare che ogni paziente venga preso in carico in un contesto adeguato alla propria condizione clinica, assistenziale e gestionale, evitando di trasferire sugli operatori e sugli altri degenti situazioni che richiedono differenti livelli di sicurezza.

Le richieste di trasferimento diventano così un ulteriore campanello d'allarme. Quando una parte consistente del personale manifesta la volontà di lasciare un servizio, il problema non riguarda più soltanto il disagio dei singoli professionisti, ma rischia di incidere sulla stessa capacità del reparto di garantire continuità e qualità dell'assistenza.

NurSind chiede quindi che l'Azienda sanitaria intervenga con misure organizzative e di sicurezza adeguate, individuando soluzioni strutturali per la gestione dei pazienti più complessi e garantendo allo SPDC condizioni che consentano agli operatori di svolgere il proprio lavoro senza essere costantemente esposti a situazioni di rischio.

La tutela degli infermieri e degli OSS e il diritto alle cure dei pazienti non sono esigenze contrapposte: entrambe richiedono un'organizzazione capace di garantire sicurezza, appropriatezza della presa in carico e strumenti adeguati alla complessità assistenziale.