Psichiatria e Pronto Soccorso, ore di paura a Ivrea. NurSind: ''Non aspetteremo l’irreparabile''
Due episodi in poche ore tra Psichiatria e Pronto Soccorso. Il sindacato scrive alla Regione: "La sicurezza di chi cura è un diritto non negoziabile"
di Giuseppe Provinzano
"Ci sono episodi che non possono più essere archiviati sotto la voce “aggressioni in ospedale”, quasi fossero una conseguenza inevitabile del lavoro sanitario. Quando infermieri, OSS e medici vengono colpiti mentre assistono un paziente, e quando situazioni ad alto rischio si ripetono negli stessi contesti, il problema smette di riguardare il singolo fatto di cronaca e diventa organizzativo.
È quanto emerge da Ivrea, dove due episodi di violenza verificatisi a distanza di poche ore hanno nuovamente acceso i riflettori sulla sicurezza di chi lavora in prima linea.
Il NurSind alza il livello della denuncia e porta la questione direttamente sul tavolo della Regione Piemonte. Il messaggio è netto: gli operatori sanitari non possono diventare l’ultima barriera fisica di un sistema che non riesce a prevenire e governare situazioni ad elevata complessità".
Dalla Psichiatria al Pronto Soccorso: ore di violenza all’ospedale di Ivrea
IVREA, 05/10/2026 - La prima aggressione si è verificata nel Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’ospedale di Ivrea. Un infermiere, intervenuto mentre un paziente in forte stato di agitazione si dirigeva verso una dottoressa, è stato colpito e scaraventato a terra, riportando un trauma per il quale sono stati indicati 16 giorni di prognosi.
A distanza di poche ore un secondo grave episodio ha interessato il Pronto Soccorso.
Un paziente ha perso il controllo, scagliando arredi e oggetti e colpendo gli operatori con calci e pugni. La situazione ha richiesto l’intervento dei Carabinieri. Il bilancio è stato pesante: infermieri, OSS e personale medico coinvolti e feriti, con conseguenze che hanno inevitabilmente inciso anche sull’organizzazione del servizio.
Un doppio episodio che, secondo il NurSind, non può essere interpretato come una semplice concatenazione di eventi imprevedibili.
NurSind: "Non possiamo essere lo scudo umano del sistema"
Il sindacato individua uno dei nodi più delicati nella gestione di persone caratterizzate da elevata complessità clinica, comportamentale, giudiziaria o sociale, soprattutto quando vengono inserite in contesti assistenziali che non dispongono di condizioni strutturali e organizzative adeguate alla gestione del rischio.
A Ivrea, secondo il NurSind, questa situazione si intreccia con ulteriori criticità: ambienti non adeguati, pressione sulle strutture e conseguenze organizzative derivanti anche dai trasferimenti provenienti da altri presidi.
"Quando si gestiscono pazienti ad alta criticità non è pensabile lasciare soli gli operatori o affidarsi esclusivamente agli interventi d’emergenza. Infermieri, OSS e medici sono professionisti della cura e non possono continuare a fare da scudo umano alle falle del sistema".
È proprio questo il punto centrale della posizione sindacale: la sicurezza non può dipendere esclusivamente dalla capacità del singolo professionista di contenere una situazione quando questa è ormai degenerata.
Il NurSind scrive all’assessore regionale alla Sanità
Dopo quanto accaduto, il NurSind ha interessato direttamente l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Federico Riboldi, riportando al centro dell’attenzione richieste già avanzate sul tema della prevenzione delle aggressioni.
Tra le questioni poste dal sindacato emerge la necessità di creare, all’interno delle Aziende sanitarie, una struttura specificamente dedicata alla prevenzione e alla gestione del rischio, capace di prendere tempestivamente in carico le segnalazioni provenienti dagli operatori.
Non un organismo destinato semplicemente a registrare quanto avvenuto dopo un’aggressione, dunque, ma un sistema in grado di agire prima.
"Non chiediamo un mero organo di registrazione post-aggressione, ma una struttura proattiva capace di interfacciarsi con tutti gli attori coinvolti prima che gli eventi degenerino".
La proposta punta a superare una delle debolezze che, secondo il sindacato, continuano a caratterizzare la gestione dei casi più complessi: l’assenza di una responsabilità istituzionale chiaramente individuata e di una presa in carico globale delle situazioni potenzialmente pericolose.
Procedure uniformi e responsabilità precise
Il NurSind chiede inoltre che vengano definite intese operative vincolanti in grado di rendere omogenee le procedure sull’intero territorio regionale.
L’obiettivo è costruire una rete nella quale Aziende sanitarie, istituzioni e Forze dell’Ordine possano intervenire secondo procedure definite, evitando che l’operatore si trovi solo nel momento in cui la situazione precipita.
Il sindacato richiama anche la necessità di una rigorosa applicazione delle disposizioni previste per i reati commessi ai danni degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie, affinché la tutela del lavoratore non venga trasformata in un ulteriore onere posto sulle spalle della vittima dell’aggressione.
La posizione dell’Asl To4
Sui fatti è intervenuta anche la Direzione generale dell’Asl To4, esprimendo solidarietà agli operatori coinvolti e una ferma condanna delle violenze.
L’Azienda ha evidenziato di avere già adottato misure nell’ambito delle proprie competenze, tra cui il potenziamento della videosorveglianza e l’impiego di guardie armate, chiedendo tuttavia un maggiore supporto delle Forze dell’Ordine.
Una posizione che conferma quanto il problema abbia ormai superato il perimetro delle sole misure organizzative interne a un ospedale.
NurSind: "Non aspetteremo che accada l’irreparabile"
Ed è proprio sulla prevenzione che il NurSind insiste, chiedendo anche un confronto per verificare concretamente gli interventi programmati e le risorse destinate dalla Regione Piemonte alla sicurezza delle strutture sanitarie.
Per il sindacato non basta riaccendere l’attenzione dopo ogni aggressione per poi lasciarla progressivamente diminuire con il passare delle settimane.
"Non aspetteremo che accada l’irreparabile. La sicurezza di chi cura è un diritto non negoziabile e richiede investimenti strutturali urgenti e misure concrete a tutela del personale e dei pazienti".
Quanto accaduto a Ivrea riporta così alla luce una questione che riguarda l’intero Servizio sanitario: un ospedale non può essere considerato sicuro se chi vi lavora deve mettere in conto di essere aggredito come conseguenza ordinaria della propria professione.
La tutela degli operatori non può essere affidata al coraggio individuale né alla capacità di reagire all’emergenza. Servono organizzazione, prevenzione, strutture adeguate, responsabilità definite e una rete istituzionale capace di intervenire prima che la violenza si trasformi nell’ennesimo bollettino di infermieri, OSS e medici feriti.
di