Iscriviti alla newsletter

Se l'Infermiere diventa... Fantozzi!

di

Pubblicato il: 13/07/2014

NurSind dal territorio

Se l'eroe fantozziano è morto nella finzione cinematografica sicuramente sopravvive nella realtà attuale.

 

Tutti, ormai, siamo a conoscenza che, nel corso degli anni, la nostra Azienda si sta trasformando (almeno si dovrebbe trasformare o continua a tentare di trasformarsi) in… come direbbero gli inglesi… ”perfect model of efficiency”. Non tutti, però, a distanza di tempo abbiamo capito il significato di ciò che deve o sarebbe dovuto avvenire, ne ci hanno spiegato le strategie e i mezzi attraverso i quali, tale realtà, si doveva o si dovrebbe attuare… (quanti condizionali, quanti se)!

 

Infatti coloro che in prima persona vivono il mondo lavorativo dell’ospedale sono stati ignorati e costretti a subire un processo che li coinvolge direttamente e in forma negativa, senza dare e avere la possibilità di parteciparvi attivamente e costruttivamente.

 

Certo il concetto Aziendale stesso prevede dei vertici che guidino il sistema dall’alto ma occorre fare un primo importante distinguo riguardo l’applicazione di tale logica ad una realtà così complessa come quella ospedaliera. Infatti il personale di una struttura sanitaria non è paragonabile a quello di una fabbrica o di una comune Azienda che produce beni di consumo; esso produce assistenza, non solo sanitaria, soprattutto umana e l’atmosfera che si respira in una corsia di un ospedale, per gli ovvi motivi, non è la stessa della Fiat o di una qualsiasi altra grande Azienda. La compagine medica e infermieristica non esercita certo compiti che si possono quantificare in una logica di profitto/perdita.

 

Insomma la trasformazione del personale sanitario in impiegati fantozziani è impossibile e, soprattutto, controproducente per l’Azienda stessa ed il concetto di trasformazione, prima accennato, si dovrebbe attuare non sulle persone ma attraverso e con esse. Ciò che, invece, sta accadendo vede i vertici Aziendali, probabilmente a causa di una scarsa conoscenza della realtà oggettiva che li circonda, ignorare completamente l'elemento uma¬no che in esso lavora, trattandolo come uno strumento su cui attuare la loro distorta logica del risparmio facile accantonando ogni giusta concezione e producendo logiche di sfruttamento (con il massimo sforzo la minima spesa) degne del disastro dell’organizzazione di potere.

 

Si ignorano le condizioni di disagio cui il personale versa da anni e gli sforzi fatti per sopperire ad ogni tipo di carenza materiale andando ben oltre ciò che il nostro lavoro richiede. Come logica conseguenza la realtà vede coinvolti i turnisti nelle continue e storiche battaglie per tamponare le mai sanate falle che si susseguono per la scarsità del personale e per i carichi di lavoro in continuo aumento.

Si lavora cronometrati per stabilire i tempi che occorrono per portare un ammalato dal reparto in rianimazione o viceversa; i tempi per portare, di notte, un prelievo da un padiglione all’altro, orgogliosi di vincere, alla fine della corsa, il solito coglioncino d’oro per essere stati capaci di sopperire alla mancanza di squadre logistiche e agli O.S.S. fantasma.

Carenze croniche che allontanano sempre più il professionista dall’ammalato. Così il dubbio ti assale…

Ma Fantozzi è veramente morto nella realtà ospedaliera?

 

In tutto questo le buste paghe si assottigliano sempre più con stratagemmi più o meno leciti mentre nuove figure serpeggiano tra le mura con compiti di fustigatori pronti a metterci tutti in fila per tre.

 

In questo ben organizzato progetto Aziendale il povero Fantozzi continua a chiedersi cosa sta succedendo e cosa sarà di lui, in quale clima sarà costretto a lavorare e, soprattutto, ancora una volta si domanderà: quanta dignità umana e lavorativa gli sarà rimasta dopo che i “megadirettorigalattici”, per dirla alla Fantozzi, avranno finito il loro lavoro?

 

Fortuna che il dopo elezioni ci da la speranza che le cose cambieranno: ”Bisogna solo aspettare tre o quattro anni per aggiustare i guai che ha fatto il governo precedente!” Il dubbio t’assale… Vuoi vedere che a forza di dire sempre le stesse COSE sono riusciti, oltre a riMBAMBIRCI, a convincerci che questa è la strada giusta per andare avanti e raggiungere in un futuro il …”perfect model of efficiency”? La speranza? Anche se labile … è NELLO SVILUPPO DI UNA NUOVA CONSAPEVOLEZZA IDENTITARIA PROFESSIONALE E NELLA CRESCENTE PARTECIPAZIONE ALLE DECISIONI POLITICHE SANITARIE SANITARIE DEI NOSTRI GIOVANI COLLEGHI.

 

(di Umberto Esposito)