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Stabilizzazioni nella sanità: la manovra 2026 allarga platea e tempi. Ecco come

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 15/01/2026

AttualitàGoverno

 

Una boccata d’ossigeno per il Servizio sanitario nazionale arriva dalla manovra 2026. Il Parlamento mette nero su bianco una misura attesa da anni: nuove assunzioni a tempo indeterminato, in deroga ai vincoli di spesa, per ridurre le liste d’attesa e fronteggiare la cronica carenza di personale sanitario.

Il provvedimento, contenuto nei commi 362 e seguenti del disegno di legge di bilancio, autorizza le Regioni e le Province autonome ad assumere personale sanitario stabile nel 2026, utilizzando le risorse del fabbisogno sanitario corrente. La spesa massima è fissata a 450 milioni di euro l’anno, a decorrere dal 2026.

Le risorse: 450 milioni strutturali

La copertura finanziaria è articolata su più canali. Una parte consistente arriverà dall’aumento del fabbisogno sanitario nazionale standard: 207 milioni nel 2026, 328 milioni nel 2027 e 340 milioni annui dal 2028 in poi. La quota restante sarà garantita da risorse già previste da una precedente legge di bilancio, con 243 milioni nel 2026, 122 milioni nel 2027 e 110 milioni annui dal 2028.

Si tratta di fondi strutturali, non una tantum. Un segnale politico chiaro che punta a rafforzare in modo stabile gli organici del sistema sanitario pubblico.

Più autonomia alle Regioni, ma con paletti

La manovra interviene anche sulle regole di spesa regionali. Viene modificata la normativa che disciplina gli incrementi dei tetti di spesa per il personale sanitario. Le Regioni potranno aumentare la spesa fino al 3 per cento dell’incremento del fondo sanitario regionale rispetto all’anno precedente, a condizione di mantenere l’equilibrio economico-finanziario e il rispetto dei livelli essenziali di assistenza.

L’aumento dovrà essere comunicato al tavolo nazionale di verifica degli adempimenti regionali. Meno margini discrezionali rispetto al passato, ma una cornice più chiara per programmare assunzioni e investimenti.

 

Stabilizzazioni: criteri estesi e platea più ampia

La manovra interviene anche sul fronte delle stabilizzazioni, prorogando e ampliando in modo significativo i requisiti per l’accesso ai contratti a tempo indeterminato. Il termine finale viene spostato al 31 dicembre 2026 e il periodo utile per maturare i requisiti viene esteso dal 31 gennaio 2020 fino alla fine del 2026. Per la stabilizzazione saranno necessari almeno 18 mesi di servizio, anche non continuativi, svolti nel pubblico impiego con contratti a tempo determinato o forme di collaborazione, comprese le co.co.co. e le partite IVA. La platea dei beneficiari si allarga inoltre al personale impiegato non solo in mansioni sanitarie e sociosanitarie, ma anche tecniche e amministrative, purché abbia garantito assistenza ai pazienti o la continuità e funzionalità dei servizi. Una scelta che riconosce il ruolo svolto da migliaia di lavoratori durante e dopo l’emergenza pandemica e che punta a ridurre il precariato strutturale all’interno del Servizio sanitario nazionale.

L’obiettivo: ridurre le attese

La direzione è chiara. Dopo anni di blocchi, deroghe temporanee e contratti precari, la manovra 2026 prova a rimettere al centro il personale come leva principale per abbattere le liste d’attesa e garantire tempi certi di cura.

Resta ora la sfida dell’attuazione. Le risorse ci sono, le regole anche. Toccherà alle Regioni tradurre le norme in assunzioni reali e servizi più efficienti per i cittadini.