Pronto soccorso al limite: NurSind denuncia il collasso dell’emergenza a Salerno
Dallo stop ai ricoveri alla carenza di personale: il sindacato infermieristico chiede un cambio di rotta immediato
Il sovraffollamento dei Pronto soccorso non è più un’emergenza improvvisa, ma la fotografia nitida di un sistema che da tempo mostra crepe profonde. A Salerno, nell’Azienda Ospedaliera Universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”, la pressione assistenziale ha raggiunto livelli tali da rendere necessaria la sospensione dei ricoveri ordinari. Un segnale allarmante che il NurSind, sindacato delle professioni infermieristiche, legge come il punto di non ritorno di una crisi strutturale che investe l’intera rete dell’emergenza-urgenza provinciale e regionale.
La denuncia del NurSind Salerno non si limita a fotografare l’attualità, ma ricostruisce le responsabilità di una mancata programmazione che oggi presenta il conto a cittadini e operatori sanitari. Le criticità, secondo il sindacato, erano ampiamente prevedibili e avrebbero richiesto interventi strutturali già da tempo, soprattutto alla luce delle linee guida regionali sul sovraffollamento adottate e mai realmente applicate.
«Non siamo di fronte a un evento eccezionale o imprevedibile, ma all’ennesima crisi annunciata», afferma con fermezza Biagio Tomasco, segretario territoriale del NurSind Salerno. «I Pronto soccorso del Ruggi vivono ciclicamente queste condizioni e oggi se ne pagano le conseguenze sulla pelle dei cittadini e degli operatori».
Uno degli snodi più critici individuati dal sindacato riguarda il mancato governo dei flussi assistenziali. L’ospedale Ruggi continua a essere il principale punto di attrazione per un numero elevatissimo di pazienti, anche in presenza di altre strutture disponibili sul territorio, a causa di un coordinamento insufficiente con l’Asl Salerno e con la centrale operativa del 118.
«Serve un cambio di paradigma», prosegue Tomasco. «La destinazione dei pazienti non può essere determinata dalla sola vicinanza geografica, ma dall’idoneità del presidio rispetto alla patologia. Senza protocolli chiari e condivisi il sistema continuerà a collassare».
A rendere la situazione ancora più esplosiva è la condizione del personale sanitario, da anni alle prese con una carenza cronica di organico che oggi emerge in tutta la sua drammaticità. Turni massacranti, pazienti costretti a permanenze prolungate in barella e carichi di lavoro non più sostenibili rappresentano la quotidianità dei Pronto soccorso salernitani.
«Da anni denunciamo una carenza strutturale di personale», sottolinea Adriano Cirillo, segretario amministrativo del NurSind Salerno. «Meno posti letto, meno operatori e sempre più accessi generano una condizione indegna per un Paese civile e umiliante per chi lavora ogni giorno in prima linea».
Una pressione che rischia di compromettere la qualità dell’assistenza e la sicurezza delle cure, mentre il personale sanitario diventa spesso il bersaglio di una narrazione pubblica distorta, che scarica sugli operatori responsabilità che appartengono a scelte organizzative e politiche.
«È inaccettabile parlare di inefficienze del personale di Pronto soccorso», incalza Cirillo. «Medici, infermieri e operatori socio-sanitari tengono in piedi il sistema con sacrifici enormi. Le Aziende sanitarie devono difenderli pubblicamente, non lasciarli soli».
A rafforzare la posizione del sindacato intervengono anche i rappresentanti RSU del NurSind dell’Azienda Ruggi e dell’Asl Salerno, che chiedono una revisione profonda dell’intero assetto dell’emergenza-urgenza.
«Il sovraffollamento non si risolve con circolari tampone», evidenziano Domenico Ciro Cristiano, Valerio Guida Festosi e Carmine Sammartino. «Servono investimenti strutturali, assunzioni mirate, bed manager operativi h24 e un vero governo dei flussi. Più accessi e meno posti letto non possono che generare caos».
Il NurSind richiama infine le opportunità normative oggi disponibili, dalla legge di Bilancio al decreto Milleproroghe, che consentono alle Regioni di rafforzare gli organici anche in deroga ai vincoli di spesa.
«Ora non ci sono più alibi», conclude Tomasco. «La Regione Campania ha gli strumenti per intervenire. Serve una visione di sistema nell’interesse dei cittadini e dei lavoratori della sanità».
Per il sindacato delle professioni infermieristiche, una riforma complessiva dell’emergenza-urgenza non è più rinviabile. Continuare a intervenire solo in fase acuta significa accettare il rischio concreto del collasso definitivo della sanità pubblica sul territorio salernitano.
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