Attività preliminari ai concorsi: permesso sì o no? Risponde l’ARAN
I permessi retribuiti per la partecipazione a concorsi ed esami restano un tema sensibile per i dipendenti pubblici. Con l’orientamento applicativo n. 36251, l’ARAN interviene su una questione concreta: le attività preliminari previste dai bandi, come l’identificazione dei candidati o la consegna dei codici, possono essere considerate parte delle prove concorsuali ai fini del riconoscimento del permesso?
Il riferimento normativo è l'articolo del CCNL comparto sanità che riconosce ai dipendenti fino a otto giorni di permesso retribuito all’anno per la partecipazione a concorsi ed esami, “limitamente ai giorni di svolgimento delle prove”. Ed è proprio questa formulazione a delimitare l’ambito di applicazione del beneficio.
Secondo l’ARAN, il presupposto per la fruizione del permesso è lo svolgimento effettivo della prova concorsuale. La norma, infatti, non menziona attività diverse o antecedenti, ma fa esplicito riferimento ai giorni in cui si tengono le prove d’esame. Da qui nasce il nodo interpretativo: le operazioni preliminari possono essere assimilate alla prova?
La risposta non è automatica. L’ARAN chiarisce che l’eventuale inclusione di attività come l’identificazione dei candidati o la consegna dei codici richiede una valutazione puntuale della loro connessione con la prova d’esame, così come definita dal bando di concorso. In altre parole, occorre capire se si tratti di passaggi inscindibili e necessari allo svolgimento della prova stessa, oppure di attività meramente prodromiche.
Questa valutazione, precisa l’Agenzia, rientra nella sfera applicativa e gestionale dell’amministrazione interessata. Spetta quindi al singolo ente, alla luce delle previsioni del bando e delle modalità organizzative adottate, stabilire se le attività preliminari costituiscano parte integrante della prova concorsuale o se restino escluse dal concetto di “giorni di svolgimento delle prove”.
Resta ferma, in conclusione, la responsabilità dell’amministrazione nel verificare il rispetto della disciplina contrattuale. Un chiarimento che non introduce automatismi, ma richiama gli enti a una valutazione caso per caso, con effetti concreti sulla possibilità per i dipendenti di vedersi riconosciuto il permesso retribuito anche per le fasi che precedono l’esame vero e proprio.
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