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Dal taglio contributivo al sussidio: come cambia il bonus mamme con la Manovra 2026

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 12/01/2026

AttualitàGoverno

 

Il bonus mamme cambia ancora pelle. Con la Manovra 2026 il Governo interviene su una misura già stratificata, nata come esonero contributivo e progressivamente trasformata in un sostegno economico diretto. Il risultato è un intervento ponte: più generoso rispetto al passato, ma limitato a un solo anno e lontano dall’idea di una riforma strutturale.

Dal primo esonero al contributo mensile

Il primo tassello risale alla legge di Bilancio 2024 (legge n. 213/2023). Per il triennio 2024-2026 è stato introdotto un esonero totale dal versamento dei contributi previdenziali IVS per le lavoratrici madri con almeno tre figli, titolari di un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, escluso il lavoro domestico.
L’agevolazione dura fino al compimento dei 18 anni del figlio più giovane, ma con un tetto massimo di 3.000 euro annui, calcolati su base mensile.

Un impianto selettivo, pensato per chi ha un’occupazione stabile, che però non ha risolto il problema delle madri con lavori discontinui o autonomi.

La svolta del 2025: addio esonero, arriva il sussidio

La legge di Bilancio 2025 (n. 207/2024) aveva inizialmente previsto un esonero contributivo parziale per le madri con due o più figli. Ma il decreto Economia 2025 (n. 95/2025), convertito ad agosto, ha cambiato rotta: l’esonero è stato sostituito da un contributo economico diretto di 40 euro al mese.

La platea si è ampliata: non solo lavoratrici dipendenti (sempre escluso il lavoro domestico), ma anche autonome, professioniste e iscritte alla Gestione separata. Restano due paletti centrali: reddito annuo non superiore a 40.000 euro e limiti di età dei figli. Dieci anni per il secondo figlio nelle famiglie con due figli, diciotto anni per il più piccolo nelle famiglie numerose.

Manovra 2026: 60 euro al mese, ma solo per un anno

La Manovra 2026 interviene di nuovo, rinviando al 2027 l’entrata in vigore dell’esonero contributivo parziale originariamente previsto. Al suo posto, per tutto il 2026, arriva un sussidio sostitutivo più alto: 60 euro al mese per ogni mese di attività lavorativa.

Il beneficio spetta alle madri lavoratrici con due figli sotto i dieci anni e reddito fino a 40.000 euro annui. Il contributo è erogato su domanda dall’INPS ed è completamente neutro sul piano fiscale: non è tassato, non è soggetto a contributi e non incide sull’ISEE.

A chi spetta (e a chi no)

La platea resta ampia, ma con distinzioni nette:

  • lavoratrici dipendenti, escluse quelle del lavoro domestico;

  • lavoratrici autonome, incluse professioniste e iscritte alla Gestione separata.

Per le madri con più di due figli, però, la Manovra introduce un’esclusione significativa: il bonus non spetta se il reddito deriva da lavoro dipendente a tempo indeterminato. Una scelta che chiarisce l’impostazione della misura, orientata soprattutto verso chi ha lavori precari, autonomi o intermittenti.

Pagamento a fine anno

Altro elemento chiave è la modalità di erogazione. Le mensilità maturate da gennaio a novembre 2026 non verranno pagate mese per mese, ma in un’unica soluzione a dicembre 2026. Una semplificazione amministrativa che, però, riduce l’impatto immediato sul bilancio familiare. Più che un sostegno continuativo, il bonus assume la forma di un conguaglio di fine anno.

Una toppa in attesa della riforma

Il testo della Manovra parla chiaro: si tratta di una misura transitoria, pensata “nelle more” dell’attuazione della riforma più ampia prevista dalla legge di Bilancio 2025. Con 60 euro al mese l’impatto economico resta limitato, ma il segnale politico è evidente. Il tema della natalità e dell’occupazione femminile è riconosciuto come centrale, anche se affrontato con prudenza e con risorse contenute.

La vera partita si giocherà dal 2027. Resta da vedere se il bonus mamma diventerà finalmente uno strumento stabile o se continuerà a cambiare forma, anno dopo anno. Per ora, la Manovra 2026 mette una toppa. Non ancora una riforma.