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Pseudo-terapie con staminali, allarme abusivismo nelle professioni sanitarie

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 07/03/2026

AttualitàCronache sanitarie

 

Un presunto traffico illecito di pseudo-terapie a base di cellule staminali, somministrate a domicilio e senza autorizzazioni sanitarie, finisce al centro di un’interrogazione parlamentare presentata dalla deputata del Partito Democratico Ilenia Malavasi rivolta al Ministro della Salute e al Ministro dell’Interno e prende spunto da un’inchiesta della trasmissione televisiva PresaDiretta, andata in onda su Rai 3 il 1° marzo 2026.

Il servizio giornalistico, firmato da Daniela Cipolloni e Cesarina Trillini, ha documentato un sistema che, secondo quanto riportato, proporrebbe trattamenti non autorizzati a pazienti affetti da patologie gravi e degenerative. Tra queste: Sclerosi laterale amiotrofica (SLA), sclerosi multipla, morbo di Parkinson, Alzheimer, malattie autoimmuni, patologie oncologiche e disturbi dello spettro autistico.

Secondo quanto emerso nell’inchiesta televisiva, le procedure verrebbero eseguite direttamente nelle abitazioni dei pazienti da un’équipe di cittadini provenienti da Polonia e Bielorussia, che – stando alle ricostruzioni – non risulterebbero abilitati all’esercizio della professione medica in Italia. Una circostanza che, se confermata, potrebbe configurare il reato di esercizio abusivo della professione sanitaria.

Al centro del presunto sistema vi sarebbe una società che si presenta come “clinica leader di medicina rigenerativa avanzata”, la Biocells Medical, con sede a Varsavia. I trattamenti, proposti a pagamento, avrebbero costi molto elevati, pari a decine di migliaia di euro.

L’inchiesta descrive inoltre pratiche altamente invasive e potenzialmente pericolose eseguite al di fuori di strutture sanitarie autorizzate: prelievi di midollo osseo, iniezioni intratecali nel liquido cerebrospinale, infusioni endovenose, iniezioni intramuscolari, elettrostimolazioni e somministrazioni tramite spray nasale.

Nella sua interrogazione, Malavasi sottolinea che, qualora i fatti fossero confermati, tali trattamenti risulterebbero in violazione delle normative italiane ed europee che regolano le terapie avanzate e la sperimentazione clinica. L’uso di cellule staminali, ricorda la deputata, è consentito solo nell’ambito di studi clinici autorizzati e sotto la vigilanza degli enti competenti, tra cui Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e Istituto superiore di sanità.

Particolarmente preoccupante, secondo la parlamentare, sarebbe il meccanismo descritto dalle testimonianze raccolte nel servizio televisivo: un sistema organizzato che farebbe leva sulla disperazione di pazienti con malattie gravemente invalidanti o terminali, promettendo benefici terapeutici privi di fondamento scientifico.

L’interrogazione chiede quindi ai ministri se siano a conoscenza dei fatti riportati e se siano state avviate verifiche da parte dei Carabinieri del Nas o di altre autorità sanitarie e di pubblica sicurezza. Malavasi domanda inoltre quali accertamenti e ispezioni siano stati effettuati e quali eventuali risultati siano emersi.

Tra i quesiti rivolti al governo vi sono anche le possibili iniziative per impedire l’ingresso e l’operatività in Italia di soggetti che esercitano abusivamente professioni sanitarie, anche attraverso una cooperazione rafforzata con le autorità polacche e bielorusse.

La deputata sollecita infine interventi per contrastare la pubblicità online di pseudo-terapie non autorizzate e propone una campagna informativa istituzionale rivolta ai pazienti e alle famiglie. L’obiettivo è chiarire che le terapie a base di cellule staminali sono consentite esclusivamente in contesti clinici autorizzati e controllati.

Il caso, se confermato, aprirebbe scenari di rilievo non solo sanitario, ma anche penale e internazionale, per la possibile presenza di una rete transnazionale coinvolta nella promozione e somministrazione di trattamenti privi di validazione scientifica. Nel frattempo, l’attenzione del Parlamento si concentra sulla necessità di rafforzare i controlli e tutelare i pazienti più vulnerabili da pratiche ingannevoli e potenzialmente pericolose.