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Sanità Piemonte al limite: meno infermieri e più servizi. Il NurSind annuncia mobilitazione

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 10/04/2026

NurSind dal territorioPiemonte

Dopo il confronto con la Regione, i sindacati denunciano il calo del personale e il taglio delle risorse. Il NurSind: senza risposte immediate partirà la protesta.

di Giuseppe Provinzano

La sanità piemontese si trova di fronte a una contraddizione sempre più evidente: nuovi servizi da attivare ma sempre meno infermieri per garantirli. Il NurSind richiama l’attenzione su una realtà che i professionisti vivono ogni giorno nei reparti e sul territorio: senza un piano serio di assunzioni e risorse adeguate, il sistema rischia di non reggere l’impatto delle riforme in corso.


Torino, 10/04/2026. Più servizi da garantire, meno personale per farlo e risorse economiche sempre più ridotte. È questo il quadro che emerge dal confronto tra la Regione Piemonte e le organizzazioni sindacali firmatarie del contratto del comparto sanità.

Al termine dell’incontro sul fabbisogno di personale e sulla riorganizzazione del sistema sanitario legata al PNRR, il NurSind, insieme alle altre sigle sindacali, ha ufficialmente preannunciato lo stato di mobilitazione.

La situazione fotografata dai dati occupazionali è particolarmente critica per la professione infermieristica. Il numero degli infermieri non solo non cresce per sostenere l’apertura dei nuovi servizi territoriali, ma registra addirittura una diminuzione su scala regionale.

Negli ultimi quattro mesi, infatti, il personale infermieristico ha registrato una flessione di circa cento unità rispetto alle precedenti rilevazioni. Un dato che assume un peso ancora maggiore se si considera che la riforma dell’assistenza territoriale prevede l’attivazione di strutture come Case e Ospedali di Comunità, che richiederebbero invece un significativo incremento di personale.

Secondo le stime sindacali, servirebbero oltre mille infermieri e circa cinquecento professionisti sanitari di altre discipline per sostenere pienamente il nuovo assetto organizzativo. Tuttavia, le nuove strutture rischiano di essere attivate senza un reale rafforzamento degli organici, con il risultato di drenare personale dagli ospedali e dai servizi già esistenti.

A peggiorare ulteriormente il quadro è anche la riduzione delle risorse economiche destinate alle prestazioni aggiuntive, strumenti utilizzati per coprire turni scoperti e garantire la continuità assistenziale.

«È impossibile continuare ad aprire nuovi servizi con meno personale e meno risorse. Non si può pensare di moltiplicare i pani e i pesci sulla pelle dei lavoratori», evidenzia il NurSind e le rappresentanze sindacali.

Il rischio concreto è che la situazione finisca per incidere direttamente sugli standard assistenziali.

In molti reparti ospedalieri il rapporto infermiere-paziente è ormai lontano dai livelli di sicurezza, con un aumento dei carichi di lavoro e una crescente pressione sui professionisti sanitari.

«Il senso di responsabilità dei professionisti sanitari non può più essere utilizzato per compensare carenze strutturali. Quel tempo è finito», sottolinea il NurSind.

Il sistema sanitario piemontese si trova quindi davanti a un passaggio decisivo. Senza interventi strutturali e senza un piano concreto di rafforzamento degli organici, la mobilitazione annunciata dai sindacati potrebbe presto trasformarsi in una protesta diffusa in tutto il territorio regionale.